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Diritto di critica | July 20, 2017

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Decreto Rinnovabili: fotovoltaico a rischio, ognuno tifa per sè

Decreto Rinnovabili: fotovoltaico a rischio, ognuno tifa per sè

Romani presenta la bozza del decreto Incentivi per le rinnovabili, fissando un tetto di 7 milioni di euro l’anno per gli aiuti al fotovoltaico. Troppo poco secondo le imprese del settore: troppo, dal punto di vista di Confindustria. Di mezzo i lavoratori, soprattutto delle Pmi, già oggi ad un passo dal licenziamento.

La bozza presentata dal Ministero dello Sviluppo Economico alle Regioni fissa a 7 miliardi di euro il livello massimo di incentivi erogabili ogni anno, da qui al 2016. Il piano tariffario prevede tagli meno incisivi sugli impianti di piccole dimensioni (1 – 2 MegaWatt), anche se l’ordine di misura resta elevato: a fine 2011 il bonus sarà inferiore del 20%, a dicembre 2012 del 30%. Per fare un paragone, nel 2012 saranno già più bassi di quelli per grandi impianti in Germania.

Dubbi anche per il breve periodo. Nei prossimi due anni il tetto di potenza massima installabile con incentivi sarà di soli 3.100 megawatt (1350 nel 2011 e 1750 nel 2012), per circa 447 milioni di euro nel primo anno “transitorio” e 373 milioni nel successivo.

Le proteste del settore sono diffuse, ma seguono diversi interessi. Le associazioni di produttori di energia rinnovabile (Assosolare, Asso Energie Future, Aper) lamentano una “logica di penalizzazione sul settore”, in particolare per la decisione di fissare dei tetti allo sviluppo incentivato. Le tariffe, da questo punto di vista, troppo basse per garantire la continuità degli investimenti, specie per le piccole e medie imprese, che hanno creato in pochi anni circa 100mila posti di lavoro (secondo le stime di Asso Energie Future, e contando anche l’indotto e l’ediliza associata).

Dall’altro lato, Confindustria si scaglia contro Romani denunciando l’onerosità delle tariffe sul resto dell’economia. “Le industrie energivore non possono sopportare un peso di incentivi così alto: già i 5 miliardi da noi proposti rappresentavano il limite massimo oltre il quale non si poteva andare”, afferma  il vicepresidente del comitato energia Agostino Conte. L’interesse confindustriale, naturalmente, si rivolge ai consumatori di energia: all’interno dell’associazione presieduta da Emma Marcegaglia trovano poco spazio le istanze “green” del fotovoltaico, rappresentate dalla tormentata Gifi in via di dissoluzione. Secondo qualcuno, le lamentele di Confindustria sarebbero dovute ad un “successo solo parziale di lobbying per tenere sotto controllo il settore”.

Aldilà dell’economia di salotto, però, c’è la realtà quotidiana di chi in questo settore lavora e vive. Ieri centinaia di manifestanti sono scesi a Roma, in piazza di Montecitorio, per protestare contro il decreto, che per loro significa licenziamenti e cassa integrazione. Qualche esempio. La Compuprint, piemontese, ha annunciato 250 licenzamenti su 271 dipendenti, a seguito della fuga degli investitori spaventati dall’incertezza normativa (ci saranno ancora gli incentivi domani?). La Bfp di Bari è ferma, le banche hanno bloccato le linee di credito per lo stesso motivo. Nella stessa situazione l‘ex Elettrolux di Scandicci, la Med Solar di Salerno, la Terni Energia e tante altre.

Le regioni si sono prese una settimana di tempo: giovedì prossimo se ne discuterà nella conferenza unificata Stato-Regioni, e si preannuncia un dibattito rovente. Vasco Errani, presidente della conferenza, sottolinea che “nel decreto ci sono molte criticità” e che non sarà facile trovare un punto condiviso. Anche le regioni, comunque, rappresentano interessi contrapposti: se la Puglia difende a spada tratta le rinnovabili che ospita (specie solare ed eolico),  il Nordovest preme per costi più bassi dell’energia.

Ad onor del vero, il peso delle rinnovabili nelle bollette delle famiglie italiane è di 2,5 euro: è troppo, considerando che sono l’unica alternativa ai combustibili fossili (che non abbiamo e dobbiamo importare a prezzi record)?

  • Luca Pettinato

    Buongiorno,

    Contesto e smentisco quanto detto a proposito dei costi in bolletta del Fotovoltaico e cerco di fare chiarezza sull’impatto in bolletta delle sovvenzioni alle rinnovabili, in particolare riguardo al tanto discusso fotovoltaico.

    Faccio un esempio.

    Considerando una bolletta media di 425 Euro/anno si può vedere come 31 Euro siano destinati alle voci A3, A2 e MCT. Dietro queste sigle si nascondono varie spese che nulla hanno a che vedere con le fonti rinnovabili, vediamo nel dettaglio:

    – 5,2 Euro sono destinati allo smantellamento delle centrali nucleari.
    Considerato che le 3 centrali italiane sono state spente nel lontano 1987, si può facilmente intuire quale sia l’enorme spreco di denaro anno dopo anno per la messa in sicurezza e la gestione (attualmente irrisolta) del problema scorie

    – 2,8 Euro vengono corrisposti a grandi imprese energivore, come cementifici e acciaierie allo scopo di per fornire loro energia a basso prezzo. L’Unione Europea ha già multato varie volte il nostro Paese perché questa è una pratica di concorrenza sleale

    – 8,4 Euro vengono destinati alle cosiddette “assimilabili” ovvero all’energia prodotta bruciando i rifiuti (inceneritori) e gli scarti dei processi di raffinazione del petrolio. In 9 anni sono stati spesi 33 Miliardi di Euro per sovvenzionare questa energia, altamente inquinante e fonte di gravissime patologie

    – Rimangono quindi meno di 15 Euro all’anno, pari a 1,25 Euro/mese, di fondi realmente spesi per le rinnovabili e solo parte di questi fondi vanno al fotovoltaico in conto energia.

    E’ bene ricordare che i costi esterni legati all’uso delle fonti fossili sono enormi: il problema delle scorie nucleari è tuttora irrisolto e vengono spesi circa 200 Milioni di euro all’anno solo per “andare avanti” in attesa di una soluzione, mentre d’altro canto i danni ambientali delle centrali termoelettriche a carbone sono enormi e si scaricano sul sistema sanitario nazionale.

    In Italia non ci sono numeri precisi ma, secondo uno studio dell’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti, sono stimabili spese di circa 12 Miliardi di euro all’anno per la cura di patologie legate agli inquinanti emessi da centrali termoelettriche.

    Se nei prossimi mesi la bolletta sarà più pesante non sarà certo per colpa del fotovoltaico ma dell’andamento del prezzo del petrolio al quale il prezzo dell’energia è strettamente legato: di contro se avessimo avuto una maggiore potenza installata da fonti rinnovabili, tale dipendenza sarebbe molto ridotta. Si dimentica poi di ricordare che il settore fotovoltaico produce gettito per le casse dello Stato e allo stesso tempo la distribuzione di incentivi ad impianti medi e piccoli significa tenere la ricchezza sul territorio.

    Saluti

    Luca

    • Sirio Valent

      Caro Luca, apprezzo la puntualità del suo intervento. I dati a cui faccio riferimento nell’articolo derivano dallo studio di Legambiente “Comuni rinnovabili”, basato sulle rilevazioni dell’Authority per l’Energia e del Kyoto Club. Le allego una sintesi Ansa:

      “Una spesa a famiglia di 2,5 euro al mese nel 2010: questo, secondo una mappa di Legambiente, il costo in bolletta delle rinnovabili per gli italiani.
      In particolare, in base a un’elaborazione di Legambiente, su dati dell’Authority per l’energia e del Kyoto Club, sul totale della bolletta elettrica italiana, ad oggi, il peso delle ‘vere’ rinnovabili e’ pari al 5,5%, cioe’ una spesa per una famiglia pari a 2,5 Euro al mese nel 2010. Per fare un confronto, in Germania il peso delle rinnovabili in bolletta e’ attualmente pari a 9 miliardi di Euro l’anno. Secondo il quadro contenuto nell’ultimo rapporto ‘Comuni rinnovabili’, di Legambiente, infatti, le ‘vere’ rinnovabili in bolletta (per il 2010) vedono una spesa di 777 milioni di euro per i Cip 6 rinnovabili; 826 mln per il Conto energia Fotovoltaico; 213 milioni per la Tariffa onnicomprensiva; 940 milioni per la voce Certificati Verdi ritirati dal Gse per un totale di 2,7 miliardi di euro”.

      Ad ogni modo ritengo che la sostanza della sua posizione sia vicina alla mia: il costo in bolletta delle rinnovabili è decisamente più basso di quello proveniente da fonti fossili, e i vantaggi che se ne ricavano sono maggiori. La ringrazio ancora per l’intervento chiarificatore.

      sirio valent

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  • Luigi Vannini

    Vorrei porre un quesito : da quanti anni paghiamo in bolletta il contributo alle fonti rinnovabili ? Da quanti anni è stato introdotto l’incentivo ? dove sono andati a finire i soldi pagati precedentemente ? prima dell’avvento dell’incentivo ? cosa facciamo gli gnorri ? Ma per fortuna abbiamo il nostro bravo ministro ROMANI che è molto presente e solerte nella nostra economia. Sicuramente penserà a sistemare tutte quelle famiglie che perderanno il posto di lavoro. Solo i grandi come E N E L ed altri possono proseguire la corsa per accappararsi il mercato , senza pudore e senza vergogna. Forse non tutti sanno che l’interesse dell’E N E L è spingere nel nucleare questo è il vero interesse con l’appoggio di ministri compiacenti.

  • luca

    Che volete pretendere da un governo colluso con poteri forti, imprenditori senza scrupoli che fanno affari con le fonti fossili e prendono incentivi dal cip 6 destinato alle rinnovabili grazie ad una parolina magica (assimilabili) messa lì nella legge dal governo dello skifoso nano. Aggiungete l’insipienza di questi mezzi ominidi ed il coctail è pronto…