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Diritto di critica | October 17, 2019

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Giovani attivi, in assemblea si discute di mafia - Diritto di critica

Giovani attivi, in assemblea si discute di mafia

“Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”. Parole di Giovanni Falcone che ormai vent’anni fa riscossero un successo enorme tra i ragazzi e i giovani, gli stessi che portarono avanti i progetti di Libera, di Don Puglisi, di Ammazzateci Tutti. Chi credeva che i giovani di oggi, anno 2011, avessero dimenticato la lezione per un iPod, una discoteca e la tranquillità dell’ignaro, si deve ricredere. Nella vita di tutti i giorni, piccoli miracoli come questo accadono ancora.

Ragazzi seduti per terra, in palestra, ad ascoltare e a chiedere di mafia. Non la mafia del Padrino o di Al Pacino, e nemmeno quella dei gangsta rapper nostrani. Quella vera, vicina, nascosta: la mafia del Lazio, raccontata dalle parole di ragazzi che se ne occupano da anni e che vogliono non solo conoscerla ma anche affrontarla e batterla. La scena  si  svolge a Roma, nel liceo Francesco D’Assisi, nella difficile cornice del quartiere periferico di Centocelle.

Il collettivo studentesco aveva organizzato mercoledì un incontro-dibattito sulla Mafia: piccolo evento, aveva accettato l’invito anche il magistrato Ferdinando Imposimato (presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione), che ha dovuto disdire all’ultimo per febbre. Sono comunque intervenuti due esponenti politici, Paolo Masini (assessore comunale per il Pd a Roma) e Lorena Vinzi, consigliere del VII municipio per il PdL. Il primo impatto è stato molto “politichese”, come sempre, e già temevo che tutto si risolvesse in banali recriminazioni destra-sinistra: voi fate leggi che agevolano la mafia, la mafia a Roma è arrivata con la sinistra, etc. Rimpalli scontati.

L’interesse vero arriva dopo, quando la parola passa ad un ragazzo di venticinque, forse ventisei anni. Si presenta come Federico Gennari Santori, esponente del movimento Gioventù Attiva. Un gruppo di ragazzi che si propone di prendere sul serio l’impegno sociale di ogni cittadino, di trasformare l’informazione in azione sociale. Da anni seguono la tematica della “5° mafia”, quella del Lazio: dall’epicentro di Latina, dove la camorra ha insediato la prima testa di ponte già quarant’anni fa, fino ai palazzi del potere di Roma, dove  le quattro mafie italiane (cosa nostra, sacra corona unita, ‘ndrangheta e camorra) convivono per mantenere i rapporti con la classe politica.

Pochissimi studenti del D’Assisi si allontanano durante la proiezione del video di presentazione (cosa insolita, se qualcuno ricorda le assemblee a cui partecipava per dieci minuti al liceo…); la stragrande maggioranza resta ad ascoltare la sequela di numeri, dati, riscontri, fatti che dipingono un quadro nerissimo della nostra ragione, per tanto tempo considerata immune alla mafia.

“Prima si diceva: la mafia nel Lazio non c’è. Oggi si dice: vabbè, la mafia è dappertutto, quindi è inutile stare a rompercisi la testa. Ma non si può. La mafia si fonda proprio su questo, sul voltarle le spalle; ha paura quando la si guarda in faccia, aldilà della retorica e dei discorsi generici, nella quotidianità di ogni giorno”, afferma Federico con calore. E propone  tre punti per arrivare a combatterla:conoscerla, e capire che la mafia si sviluppa su un bisogno sociale a cui lo Stato non dà risposte. Capire perchè lottare contro di essa, cioè rendersi conto che siamo liberi solo se la mafia viene sconfitta. Terzo, cosa possiamo fare noi giovani: informarci, denunciare gli atteggiamenti mafiosi che vediamo, rifiutare la via facile che viene proposta, e soprattutto puntare il dito ai corrotti. Da loro viene l’apparente invulnerabilità della mafia”.

Le parole mi erano note, il tono che ha usato e la convinzione no. E sono rimasto stupito nel vedere la reazione dei ragazzi: hanno fatto domande, hanno ascoltato, hanno aspettato che finisse l’assemblea per chiedere altro ancora al relatore. Mentre mi allontanavo, mi chiedevo: sono questi i bamboccioni di cui parlano i politici? è questa la generazione “ignava” denunciata dai benpensanti?

Tornato in redazione ho voluto fare qualche ricerca, e su Fb Gioventù Attiva si presenta così: “Il nostro obiettivo primario è rilanciare una partecipazione civile e politica rivolta al futuro, che nasca da cultura, informazione e istruzione per arrivare alla conquista di una nuova dimensione pubblica fondata sulla condivisione dei beni comuni che appartengono alla società: questa è la nostra sfida”. Ripeto: sono questi gli ignavi del 2011?

 

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