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Diritto di critica | October 24, 2020

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"Bambini violentati a Misurata", la denuncia di Save the Children - Diritto di critica

“Bambini violentati a Misurata”, la denuncia di Save the Children

Sono piccoli e in molti casi non riescono più nemmeno a parlare. Hanno anche otto o nove anni e hanno già assistito a scene che un bambino non dovrebbe vedere mai, hanno passato esperienze che segnerebbero l’uomo più temprato. Sono l’altra faccia – quella debole e nascosta, silenziosa, impaurita – della guerra in Libia. Quella che non fa scena, che non parla di dittatori in rotta o di bombardamenti mirati, che non finisce sulle prime pagine dei giornali perché non c’entra nulla con il petrolio o con gli interessi internazionali. Quella che parla dei bambini di Misurata, Ajdabiya o Rus-Lanuf, di quelle zone dove la guerra è più intensa e crudele.

Uno degli ultimi rapporti di Save the Children dalla Libia parla di loro e del loro dramma silenzioso: violentati davanti alle famiglie, oppure costretti ad assistere alle esecuzioni dei genitori o dei parenti o agli stupri delle proprie madri e sorelle. E’ quanto hanno riferito all’associazione alcune famiglie rifugiate momentaneamente nei campi profughi temporanei di Bengasi: informazioni spesso difficili da confermare o smentire, come spiega Micheal Mahrt, operatore di Save the Children, ma « le notizie di violenza sessuale sui bambini sono molte e ricorrenti in tutti i quattro campi che abbiamo visitato». In un caso segnalato, alcune madri hanno raccontato di bambini rapiti, tenuti in ostaggio e violentati per quattro giorni dai soldati dell’esercito governativo libico: una volta rilasciati non riuscivano più a parlare.  Episodi di questo genere sono confermati anche dal capo stesso dei ribelli libici, Abdelbaset Abumzirig, che durante un’intervista ad Al Jazeera, ha raccontato come alle milizie governative – imbottite di Viagra – sarebbe stato ordinato di usare la violenza sessuale contro donne e bambini come arma di guerra, per «offendere Misurata stessa».

«I bambini – continua Mahrt – ci raccontano di aver dovuto assistere a scene orribili, all’uccisione del padre o allo stupro della madre. Descrivono queste cose come se fossero accadute ad altri bambini, ma potrebbe trattarsi di un inconscio meccanismo di difesa tipico dei bambini che hanno subito violenza, perché troppo sconvolti per parlarne direttamente». Ciò che preoccupa particolarmente l’associazione è il fatto che gli operatori siano in grado di parlare solo con un numero limitato di bambini, quelli che sono riusciti a mettersi in salvo con le loro famiglie: «ma chissà cosa sta succedendo ancora a Misurata e nelle altre zone del paese – conclude Mahrt – dove queste persone non hanno voce».

Comments

  1. giampiero

    E comunque da qualsiasi parte arrivino le violenze , questi bambini saranno segnati per sempre , cresceranno inferociti, impoveriti,
    crederanno che la violenza genera violenza e si lava con la violenza…

    e i nostri tornado (maledettissimi) non li proteggeranno, non leniranno il loro dolore non ne risolveranno i problemi

    la guerra genera violenza,