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Diritto di critica | June 24, 2019

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Marta Russo, Scattone e Ferraro condannati in sede civile. L'inchiesta, le ipotesi, la sentenza - Diritto di critica

Un maxi risarcimento da un milione di euro. E’ questa la cifra che Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro dovranno pagare alla famiglia di Marta Russo (che invece ne aveva chiesti 4,5), secondo la sentenza di primo grado emessa ieri dal Tribunale civile di Roma. I due, che si sono sempre proclamati innocenti, sono stati condannati con sentenza definitiva per l’omicidio della studentessa uccisa – secondo i primi verbali della Polizia intervenuta sul luogo del delitto – da un colpo di pistola attorno alle 11.30 del 9 maggio del 1997. L’orario del ferimento venne poi spostato in avanti di circa dodici minuti sulla base di una serie di tabulati presi in esame dagli inquirenti e sempre contestati dalla difesa degli imputati.

LE PRIME INDAGINI E IL BAGNO DI STATISTICA – Tra le prime piste che vennero seguite dagli inquirenti, quella terroristica. Marta Russo, infatti, venne ferita nell’anniversario della morte di Aldo Moro. Diversi anni più tardi, proprio alla Sapienza sarebbe stata scoperta la presenza di un esponente delle Nuove Brigate Rosse, impiegato in un’impresa di pulizie dell’università e “preposto” al controllo del professor Massimo D’Antona che insegnava Diritto del Lavoro presso la Facoltà di Giurisprudenza . Un’altra pista subito seguita dalle indagini fatte a 360 gradi dagli inquirenti, fu quella che portava alla ditta di pulizie Pul.Tra, nei cui locali e mezzi vennero ritrovate diverse armi giocattolo, alcune delle quali modificate: nessuna, però, risultò compatibile con l’arma che aveva ucciso Marta Russo. Nell’inchiesta, inoltre, finì per un certo periodo anche uno dei bibliotecari della facoltà di Lettere dell’università, Rino Zingale, appassionato di armi.

IL BAGNO DI STATISTICA – Per quel che riguardò il punto da cui poteva essere partito lo sparo, in un primo momento le forze dell’ordine si appuntarono sul bagno per disabili della facoltà di Statistica che venne sequestrato. In uno dei verbali stilato nei giorni immediatamente successivi al fatto, la Polizia scriveva: “il più accreditabile luogo da cui è stato esploso il colpo è stato il bagno per handicappati della Facoltà di Scienze Statistiche […] la linea di tiro ideale tra il citato bagno ed il punto ove è stata colpita la Russo prosegue fino a raggiungere sul muro prospiciente ad una distanza di due-tre metri dalla porta d’accesso del più volte citato magazzino (della ditta Pult.Tra, ndr) […] due scalfiture sul muro a pochi metri di distanza dalla medesima porta dimostrano e confermano come anche in precedenza all’evento delittuoso, e probabilmente dallo stesso punto di fuoco, sono stati sparati dei colpi“.

L’AULA 6 – Una serie di perizie eseguite diversi giorni dopo il delitto spinse gli inquirenti verso una diversa ricostruzione del punto di fuoco: non il bagno di Statistica, ma l’aula 6, cosiddetta “sala Assistenti” – a differenza dei bagni, non era stata precedentemente sequestrata – che appariva come il luogo più probabile da cui era partito il colpo. Anche in questo caso, non mancarono le polemiche sull’attendibilità degli esami peritali effettuati.

“HO VISTO SCATTONE SPARARE E FERRARO METTERSI LE MANI NEI CAPELLI” – A fare il nome di Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro come esecutori materiali del ferimento fu un’unica testimone tra quelli che si trovavano nella sala Assistenti il 9 maggio all’ora del delitto. Secondo la ricostruzione avvalorata dalla sentenza finale – che dall’imputazione originaria per omicidio volontario condannò Scattone per omicidio colposo e Ferraro per favoreggiamento – quegli stessi testimoni dopo essersi resi conto dello sparo non avrebbero urlato né denunciato l’accaduto né avrebbero tentato di fermare in qualche modo i due. Mentre Salvatore Ferraro avrebbe subìto il carcere pur sapendo l’amico colpevole.

Un’inchiesta difficile, quella sulla morte di Marta Russo, e un processo segnato da un primo rinvio degli atti da parte della Corte di Cassazione. Una seconda sentenza di Cassazione, invece, nel 2003 ha condannato i due assistenti a titolo definitivo rispettivamente a cinque anni e quattro mesi di reclusione e a quattro anni e due mesi. Scattone è stato condannato per omicidio colposo e Ferraro per favoreggiamento. Il tribunale civile ha anche stabilito che Ferraro versi all’università 28 mila euro come risarcimento danni all’immagine.

Comments

  1. Cristina

    Ci sono novità relativamente al perchè uccidere lei? Voglio dire, è stato un errore? hanno una mira pessima? Volevano sparare ai prof e invece hanno beccato lei? comprendo il lavoro sui retroscena, ma ancora non la morte di marta.

    • Emilio Fabio Torsello

      Cara Cristina,
      Marta è stata uccisa sicuramente per errore. Magari per un colpo partito per sbaglio da qualcuno che o per gioco o per intenzione (vedi le Nuove BR che non avrebbero poi rivendicato alcunché proprio per aver ucciso la persona sbagliata) maneggiava un’arma. E purtroppo è la morte più incomprensibile

    • aggiungo: Era il 9 maggio 1997, anniversario della morte di Aldo Moro (e di Giorgiana Masi), una data abbastanza importante. Le nuove BR, presenti come abbiamo visto nella Sapienza, avevano iniziato a riorganizzarsi proprio all’inizio di quell’anno…e due anni dopo, il 20 maggio del 1999 sarebbe stato ucciso Massimo D’Antona.