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Diritto di critica | October 13, 2019

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Nucleare bocciato in Sardegna, affluenza da record alle urne - Diritto di critica

Nucleare bocciato in Sardegna, affluenza da record alle urne

Raggiungere il quorum a un referendum è possibile, abrogare una legge pericolosa anche. Ce lo dimostra la Sardegna, dove un vero plebiscito ha respinto le centrali nucleari del governo. Sull’isola oltre la metà dei votanti si è espresso alle urne: 97% i sì (cioè i contrari all’atomo). Una lezione importante in vista del 12-13 giugno.

Portare i cittadini al referendum è possibile. I sardi sono letteralmente corsi alle urne, domenica e lunedì, per esprimersi sulla costruzione di centrali ad energia atomica sull’isola. Il quorum per ammettere la validità della consultazione era fissato al 33% degli aventi diritto: le schede raccolte sono state quasi 900mila, pari al 59,34%. E’ forse il dato più importante di questo referendum consultivo regionale, che ha sancito la chiusura dell’isola al nucleare. Portare gli elettori alle urne è possibile, dipende tutto dai quesiti e dall’informazione.

Diversi elementi hanno giocato in favore della tesi anti-nuclearista. In primis l’effetto election day; il referendum si è tenuto lo stesso giorno delle consultazioni amministrative in metà dell’isola, aumentando la risonanza del quesito referendario. E anche le vicende di Quirra e PerdasdeFogu, piccole versioni nostrane della Fukushima giapponese, hanno avuto un qualche effetto nell’orientare le scelte dei sardi. Ma tutto questo non basta a giustificare la più alta affluenza di sempre in Sardegna.

Le 80 associazioni del comitato “Vota Sì per fermare il Nucleare”, il WWF e Legambiente hanno saputo spiegare ai cittadini l’importanza del voto, anche e soprattutto dopo l’annuncio della moratoria atomica di Berlusconi. E i dirigenti dei partiti politici hanno preferito cavalcare l’ondata “protettiva” della popolazione e si sono smarcati dalle rispettive direzioni nazionali, legate a filo doppio con le società interessate al business nucleare. Così vediamo esultare il governatore pidiellino Ugo Cappellacci, che rivendica una pluriennale posizione anti-atomo, insieme ai leader democratici, come i senatori Roberto della Seta e Francesco Ferrante.

Forse hanno ragione gli ambientalisti del Comitato referendario: il voto di oggi “é un segnale chiaro a chi pensa che gli italiani si faranno prendere per il naso. Dalla Sardegna arriva una vittoria eclatante, e non solo per i cittadini dell’isola. Ogni italiano voterebbe allo stesso modo anche dopo mesi di disinformazione e boicottaggio”. E’ un preludio prezioso per il 12 giugno – e ancor prima per la decisione della Corte Costituzionale sull’ammissibilità del referendum No-Nuke.

Per un’ampia informazione e opinioni diverse sul referendum, clicca qui

 

Comments

  1. Mara

    Non abbiamo votato solo per la Sardegna. Lo dimostreremo con il referendum nazionale, se non ce lo scippano! E’ arrivato davvero il momento di guardare molto più avanti.