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Diritto di critica | November 18, 2019

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Berlusconi, la sconfitta del grande trascinatore - Diritto di critica

Berlusconi, la sconfitta del grande trascinatore

“Queste elezioni sono un referendum su di me”. Nelle scorse settimane Silvio Berlusconi ha voluto spostare il significato di queste elezioni amministrative in una prova nazionale. Anzi, in un plebiscito sul suo operato. E l’Italia, o meglio quella parte di Italia che ha votato, lo ha bocciato clamorosamente. Comunque vadano ora i ballottaggi, Napoli e soprattutto Milano hanno lanciato un chiaro messaggio.

Napoli. Il Popolo delle Libertà si ferma al 23% a Napoli dove il centro-sinistra, a causa di una penosa gestione della città, aveva spalancato le porte ad una vittoria di Gianni Lettieri, candidato del centro-destra a sindaco del capoluogo campano. “Ti piace vincere facile?” chiede la nota pubblicità del “Gratta&Vinci”. Il centro-destra è riuscito a perdere una partita facile, anzi, facilissima. Da una parte Luigi De Magistris ha contribuito al grande recupero del centro-sinistra, ma il dato del Pdl non si può spiegare solo con questo. Nonostante la gestione scandalosa di Rosa Russo Iervolino e di anni di un bassolinismo incancrenito, Berlusconi non vince. Troppe “ecoballe”, troppe promesse mai mantenute. La “munnizza” è sempre lì e gli annunci non hanno fatto altro che trasformare l’illusione in delusione. Poi forse Lettieri riuscirà a vincere al ballottaggio, ma il risultato politico non cambia.

Milano. Nel fortino forzista-leghista il centro-sinistra trionfa. E vince anche il Pd, troppo spesso dato per morente. Il partito di Bersani, nonostante la sconfitta alle primarie, è riuscito a rafforzarsi in maniera piuttosto netta anche all’interno della stessa coalizione. Il tracollo berlusconiano, invece, è palese. Cresce la Lega che recupera parte dell’emorragia di elettori, ma non basta. Il Pdl è ancora primo partito con uno scarto di 0,11 punti percentuali sul Pd. E Berlusconi stesso, candidato capolista al consiglio comunale raccoglie la metà dei voti di 5 anni fa. A Milano ha pesato anche la gestione poco convincente di Letizia Moratti. Punti critici di 5 anni di governo riguardano i mezzi pubblici, l’inquinamento e l’Expo. Poi non ha premiato l’estremizzazione della campagna elettorale con il fango gettato in diretta tv su Sky (e senza possibilità di replica) contro Pisapia. Anzi, il voto moderato è andato proprio al candidato definito dagli esponenti del Pdl (Berlusconi incluso) “l’amico dei terroristi”.

Un referendum su di me”. E se anche ad Arcore si deve andare al ballottaggio, si capisce che nella Lombardia berlusconiana, l’aria è cambiata. Segno, questo, di una generale e diffusa delusione nei confronti di mille promesse mai mantenute. Maurizio Lupi spiega il tv che “pesano la scelta di dichiarare guerra alla Libia [sic!] e dei necessari tagli di bilancio”. Ma probabilmente pesano di più le promesse mai mantenute e una crisi economica dalla quale l’Italia sta uscendo con enormi difficoltà. E, di fronte ad una situazione complessa e difficile, l’immagine di un premier dedito a feste e festini e che spende gran parte del suo tempo a confezionare leggi ad personam alla lunga non premia.