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Diritto di critica | July 6, 2020

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Diritti televisivi: un ‘pool’ di presidenti per ripartire il 25% delle risorse economiche - Diritto di critica

Diritti televisivi: un ‘pool’ di presidenti per ripartire il 25% delle risorse economiche

Trovare un accordo per il bene e la sopravvivenza del calcio italiano. Con quest’obiettivo sembrano muoversi le società di serie A, superando le differenze tra le 5 ‘big’ e le 15 sorelle ‘medio-piccole’ per la ripartizione del 25% dei diritti televisivi. L’intesa sarà affidata ad un pool di 5-6 presidenti (la proposta è venuta dal presidente della Juventus Andrea Agnelli), incaricati di trovare una soluzione su come suddividere i circa 200 milioni di euro, sul totale dei diritti televisivi, garantiti da Sky e Mediaset, dopo il fallimento di Dahlia Tv.

S’intravede, quindi, uno spiraglio di luce sulla vicenda, dopo le spaccature dei giorni scorsi. “Non abbiamo parlato di calcolo dei tifosi, ma di meritocrazia – ha detto due giorni fa il presidente del Palermo Maurizio Zamparini uscendo dalla sede della Lega –. Vogliamo che sia premiato chi investe nel calcio e non la storia del calcio. L’indagine demoscopica sta andando avanti su quello che abbiamo stabilito e cercheremo di trovare una soluzione con le grandi. Il mio obiettivo – ha spiegato Zamparini – è tornare alla civiltà come hanno fatto in Inghilterra, Francia, Germania e Olanda, dove la meritocrazia viene premiata ed è garantita la sopravvivenza di tutti”.

L’indagine demoscopica, a cui si riferisce il presidente del Palermo, intende quantificare il bacino d’utenza delle rispettive squadre, per la ripartizione dei diritti tv. I club medio – piccoli vorrebbero far rientrare nel bacino d’utenza anche la vendita dei biglietti allo stadio e il merchandising della società. I cinque grandi club (Milan, Inter, Roma, Juventus e Napoli) puntano, invece, sulla definizione del pubblico televisivo complessivo. L’eventuale scelta di individuare nell’Auditel uno strumento per determinare il bacino d’utenza viene bocciata dall’amministratore delegato dell’Inter Paolillo e la sua posizione riflette le perplessità delle altre quattro squadre di vertice: “L’Auditel, come elemento di forza, non ti porta da nessuna parte. Il sistema di rilevamento nel caso di Inter-Chievo – sottolinea il dirigente – fa risultare un milione di spettatori e questi vengono divisi in parti uguali, senza riuscire a sapere qual è la ripartizione precisa del pubblico. Noi siamo a favore delle indagini demoscopiche – conclude Paolillo –, ma a patto che queste siano serie e trasparenti”.

Il prossimo 23 maggio l’Alta Corte di Giustizia si pronuncerà sulle istanze presentate dai cinque grandi club, contro le modalità di individuazione dei bacini d’utenza. Gli istituti scelti dalle società medio-piccole sarebbero Doxa, Crespi e Sport+Markt. La legge Melandri (decreto legislativo n.9/2008) sulla vendita collettiva dei diritti televisivi dispone che i proventi siano ripartiti come segue: una percentuale alle categorie minori e ai settori giovanili; circa il 40% in parti uguali; il 30% in virtù dei risultati sportivi; il 5% in base ai residenti ed il restante 25%, appunto, in base ai bacini d’utenza, da identificare secondo un sondaggio.

In attesa che l’Alta Corte di Giustizia si pronunci sulla questione, i venti club di serie A hanno presentato un ricorso al Tnas (Tribunale del Coni) lo scorso 12 maggio per la verifica di costituzionalità della legge Melandri. Il provvedimento legislativo – come rivelato dall’avvocato Riccardo Stancardini al quotidiano La Repubblica – avrebbe profili di incostituzionalità negli articoli 22, 23, 24 e 27. Nello specifico si sostiene che i diritti elargiti dalle televisioni a pagamento sarebbero di proprietà delle società sportive e una legge dello stato (la ‘Melandri’ ndr) non può decidere, motu proprio, quale ne debba essere la suddivisione. L’obiettivo del ricorso è quello di ritornare alla contrattazione individuale, con la Lega di Serie A che ha l’idea di adire la Corte Costituzionale.

In quel caso, a rimetterci però, potrebbero essere le società medio-piccole. Uno degli aspetti positivi della legge Melandri è quello della suddivisione del 40% dei diritti televisivi in parti uguali. Un ritorno alla contrattazione individuale non consentirebbe alle piccole società di avere la forza sufficiente per ottenere dei riconoscimenti economici adeguati in sede di negoziato con le televisioni. Al presidente uscente di Lega Maurizio Beretta spetterà risolvere una questione che va avanti, ormai, da diversi mesi. Una vicenda che, in termini d’immagine, non ha fatto bene alla Lega Calcio. I diritti televisivi rappresentano la prima fonte di introiti delle società di serie A. Le entrate servono a sostenere il bilancio del club e la campagna trasferimenti. E, quindi, necessaria una pronta risoluzione della questione, per non perdere altro terreno rispetto agli altri campionati europei.