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Diritto di critica | September 19, 2020

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La rivoluzione della Spagna impoverita - Diritto di critica

La rivoluzione della Spagna impoverita

Disoccupazione al 45%, crisi economica, tagli alla spesa pubblica e incertezza sul futuro. La prosperosa Spagna dei primi anni Duemila non c’è più, spazzata via dalla bolla speculativa delle banche e dal deficit.

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Anche per questo, soprattutto per questo migliaia di giovani “indignatos” sono scesi nelle piazze del Paese guidati dal movimento “15M”, simbolo del giorno di maggio in cui tutto è cominciato.

Tra poche ore si svolgeranno le elezioni amministrative, e la rivolta, pacifica ma implacabile, sta bloccando tutto.

Accampati a Puerta del Sol, cuore pulsante di Madrid, disoccupati, turisti, cittadini esasperati non mollano la presa, e chiedono di boicottare i partiti politici in vista del voto. Tra gli slogan che appaiono in molti cartelli “yes, we camp”, “vera democrazia”, “non ci zittiranno”.

Nonostante il parere negativo del Tribunale Supremo sulla legalità della protesta che sta paralizzando il Paese (l’autorità ha anche respinto il ricorso presentato dal partito della “Izquierda Unida”), proseguono i sit-in a Barcellona (5 mila persone), Malaga, Siviglia e molte altre città. A Valencia, riferisce il quotidiano El País, quasi 10 mila manifestanti si sono riuniti nella centrale Plaza del Ayuntamiento, convocando riunioni anche nelle ore notturne.

«E’ incredibile quello che sta accadendo a Madrid – racconta Mireya, una ragazza spagnola in contatto con noi tramite Facebook – migliaia di persone diversissime tra loro ma unite in un unico obiettivo, una scena emozionante».

Solidarietà ai compatrioti arriva dai tanti studenti spagnoli che studiano in Italia attraverso il progetto Erasmus: numerose le adesioni attraverso Facebook e Twitter. Scendono in piazza simbolicamente anche a Bruxelles e Londra.

La campagna elettorale è chiusa dalla mezzanotte di venerdì, i socialisti che hanno dominato per anni la politica si rendono conto da ora in poi sarà tutto diverso: «Dobbiamo ascoltare questi giovani, e mostrare sensibilità», ha dichiarato il premier Zapatero. Che sa benissimo però di essere arrivato ad un punto di non ritorno.

Dopo le battaglie per i diritti civili, le riforme per rendere la cattolicissima Spagna un baluardo del modello evoluto dello Stato laico, il premier si è imbattuto in una crisi economica sostanziale, la più terribile dagli anni del dopo Franco. E la “generazione perduta” ha detto basta.

Le foto della rivolta in Spagna su http://www.elpais.com/fotogaleria/Protesta/Movimiento/elpgal/20110517elpepunac_3/Zes/8

Comments

  1. Isabella

    Sono Spagnola, già Erasmus in Italia, e faccio parte degli indignados che ci sono a Piazza del Sol, di Madrid a fare questa primavera spagnola. E’ un momento gioioso, festivo,da cellebrazione, spontaneità, anche per la speranza. Piazza del Sol è già una metafora per noi di una nuova alba che verrà per una democrazia REALE ora. Vi ringraziamo di cuore il vosotro appoggio e vi preghiamo di appoggiare le distinte manifestazioni nella città italiana a questo movimento cittadino.

    Soltanto precissare alcuni punti:

    *Si parangona la rivoluzione spagnola con l’Egitto. Una minima parte sí, però nelle nostre rievindicazioni non c’entrano niente le lotte contro la tirannide di Hosni Mubarak con Zapatero, leader di una Spagna che ha democrazia dall’anno 1976.
    *Le nostre ispirazioni provengono più dall’Europa: La modella idonea è la Rivoluzione Silenziosa dei cittadini dell’Islandia contra politici e banchieri, poi il libro di bandiera, INDIGNEZ VOUS di Stephane Hessel, anche c’è una menzione all’eredità del Maggio 68 e i suoi manifesti.
    *Per ultimo leggo spesso nei mass media italiani che questa rivoluzione è contro Zapatero. Sebbene si critica la sua politica neoliberalista, nella sua maggioranza non è vero: E’ anche contra tutti i politici siano del PP quanto il PSOE, in entrambi partiti si candidano corrotti processati dalla Giustizia. A Valencia abbiamo l’alterego di Berlusconi, Francisco Camps.

    Grazie compagni e aspetto che questa lotta continui e possa raggiungere anche l’Europa.
    Saluti cordiali, Isabella