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Diritto di critica | June 19, 2019

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“La tigre e la neve”, quando il cinema non può fare a meno della letteratura - Diritto di critica

“La tigre e la neve”, quando il cinema non può fare a meno della letteratura

Può un film essere anche una fittissima antologia di testi poetici e letterari? E’ il caso della pellicola La Tigre e la neve’ di Roberto Benigni.  Maria Chiara Cugusi, giornalista professionista e all’esordio nel filone delle pubblicazioni filologico – letterarie, ha rivisitato la sceneggiatura dell’opera cinematografica, portandone alla luce punti di forza e criticità, nel libro intitolato La tigre e la neve” di Roberto Benigni, parole poetiche e immagini d’autore”, edito da Longo, nella collana “Il portico”, con presentazione di Lia Fava Guzzetta.

Obiettivo: rivalutare un’opera che non fu capita, nel suo significato più profondo, dalla critica (come dimostra la rassegna stampa inserita in appendice). Le reazioni dei recensori non furono univoche: apprezzamento e freddezza (quando non bocciatura) procedettero di pari passo, sia dopo l’anteprima, che dopo la diffusione nelle sale. Il motivo della scarsa considerazione è da ricercare in una forma di debolezza della regia contrapposta alla grande performance di Benigni attore: due elementi considerati difficilmente conciliabili. Il giudizio della critica si basò solo sulla visione del film, senza un’analisi parallela della sceneggiatura (scritta da Benigni e Vincenzo Cerami), da cui invece non si può prescindere per cogliere il senso più nascosto della pellicola.

La ricca presenza di citazioni è stata rilevata dai critici, ma esse non sono state né valutate in sé con sufficiente approfondimento, né collocate adeguatamente nel contesto filmico, e ciò ha nuociuto all’esatta valutazione della funzione che esse rivestono. Citazioni non solo numerose, ma tratte da opere e autori appartenenti a epoche e culture diverse: dalla poesia araba medioevale (Al-Mutanabbi, Ibn Zaidùn, Omar al-Khayyān, Iraqi) agli autori di punta del Novecento occidentale (come Pound, Auden, Beckett, Thomas, Neruda, D’Annunzio, Montale, Machado, Stanislavskij, Lévi-Strauss) alla poesia e cultura letteraria contemporanee, sia occidentale che araba (Hikmet, Adonis, Morante, Bloom, Bradbury e altri), quasi a simboleggiare il valore universale della letteratura.

La poesia, inoltre, si intreccia al simbolismo, anzi, riveste essa stessa una precisa funzione simbolica, a testimonianza della sua capacità di riscattare le situazioni più tragiche della vita, come la guerra e la malattia. Proprio alla luce di quest’intento, si giustificano e si caricano di significato nuovo elementi del film che a prima vista appaiono inefficaci, inutili o addirittura controproducenti dal punto di vista registico.