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Diritto di critica | February 22, 2019

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Fukushima: nuove perdite di acqua radioattiva - Diritto di critica

Fukushima: nuove perdite di acqua radioattiva

Ancora acqua radioattiva a Fukushima: a distanza di un paio di mesi dal terremoto e dallo tsunami che in Giappone hanno ucciso all’incirca 24.000 persone e provocato uno dei più seri  incidenti nucleari da Chernobyl, si torna a parlare di perdite radioattive dalla centrale nipponica di Fukushima Daiichi. A renderlo noto è l’agenzia Reuters, che nella notte di ieri ha diffuso la notizia della Tokyo Electric Power, la società che gestisce la centrale nucleare: si sarebbero infatti verificate nuove perdite di acqua dalla vasca di stoccaggio per l’acqua utilizzata per abbassare la temperatura degli impianti a seguito del disastro.

L’acqua sarebbe stata conservata in un impianto di stoccaggio provvisorio nei pressi della centrale: martedì gli ufficiali della Tepco hanno però reso noto che il livello di liquido  nel bacino era calato, suggerendo una nuova perdita di materiale radioattivo. L’acqua era stata utilizzata in quantità massicce nei giorni successivi alla crisi per raffreddare tre dei reattori della centrale, dove le alte temperature avevano dato il via a processi di fusione delle barre di uranio: processi che, secondo gli operatori della Tepco, si sarebbero conclusi definitivamente soltanto questa settimana. Inizialmente la stima di danno si era  limitata soltanto al reattore 1, ma la valutazione è stata poi aggiornata, comprendendo nei siti interessati “da criticità” anche i reattori 2 e 3. 

Le rivelazioni della Tepco alzerebbero quindi la posta in gioco anche nella corsa a completare entro il mese prossimo un sistema per rinforzare l’enorme piscina di raffreddamento nel reattore 4 della centrale, considerata quasi una “bomba ad orologeria” per il rischio che essa rappresenta, in termini di danno ambientale, sia per l’oceano Pacifico che per le falde acquifere: contiene infatti ancora 1.535 barre di combustibile ed è attualmente considerata la più pericolosa della centrale.

Nei giorni scorsi i residenti di alcuni paesi della zona evacuata (per un raggio di 20 km attorno all’impianto di Fukushima) avevano ricevuto il permesso di rientrare nelle loro abitazioni o di visitarle per qualche ora muniti dall’apposita attrezzatura protettiva. Le nuove fuoriuscite rischierebbero quindi di fare sollevare nuovamente il livello di allarme nella zona e si sommerebbero ai danni ambientali già classificati da gruppi come Greenpeace, che nelle scorse settimane ha raccolto e analizzato campioni di pesci, alghe e crostacei lungo le coste di Fukushima, evidenziando come il livello di radioattività sia ben al di sopra del limite di sicurezza. Nell’ambito delle verifiche avviate sugli impianti nucleari giapponesi a seguito del sisma e dello tsunami, alcuni e sperti dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) martedì avrebbero inoltre iniziato un’ispezione anche sulle apparecchiature di un secondo impianto nucleare, il complesso di Tokai, 120 km a nord di Tokyo.  

E il disastro di Fukushima ha avuto anche un’altra importante rispercussione sull’opinione pubblica giapponese: se prima solo il 18% della popolazione era contro il nucleare, un sondaggio pubblicato due giorni fa sul quotidiano nipponico Asahi ha rivelato come la percentuale di giapponesi contrari all’energia atomica si sia ora alzata al 42%. Oltre al disastro in sé, a far calare i consensi all’atomo nel Paese sarebbe stata la lentezza con cui il Governo giapponese e la Tepco hanno risposto alla crisi e ammesso l’effettiva gravità della situazione.