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Diritto di critica | November 21, 2019

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Referendum sul Legittimo impedimento: test politico per la maggioranza - Diritto di critica

Referendum sul Legittimo impedimento: test politico per la maggioranza

Il referendum del 12 e 13 giugno sarà anche un test politico per la maggioranza. Il governo spera che non si raggiunga il fatidico quorum del 50% + 1, circa 25,3 milioni di voti validi, in modo che si proceda alla privatizzazione dell’acqua pubblica, che divengano effettivi gli ‘impedimenti’ per comparire in udienza e che si apra la strada verso il nucleare in Italia. Il legittimo impedimento, qualora a prevalere fossero i ‘NO’, renderebbe immuni il presidente del Consiglio e i ministri dai processi a loro carico, giustificando la propria assenza in aula, essendo esonerati per un periodo di 18 mesi. Per la prima volta la funzione istituzionale del premier e dei ministri diverrebbe una causa di legittimo impedimento a presenziare ai processi penali che li vedrebbero imputati (la prescrizione del reato verrebbe sospesa). E’ un provvedimento che andrebbe in aiuto di Silvio Berlusconi in almeno tre processi: Mediatrade, Mediaset e Mills. Il beneficiario del legittimo impedimento sarebbe, inoltre, il ministro dei Rapporti con le Regioni e per la Coesione Territoriale Raffaele Fitto, rinviato a giudizio l’11 dicembre del 2009 con l’accusa di abuso d’ufficio, corruzione, finanziamento illecito ai partiti e peculato. L’ex presidente della Regione Puglia è anche accusato di concorso in turbativa d’asta e di interesse privato del curatore fallimentare per aver venduto ad un prezzo di favore una società commerciale ad un soggetto prestabilito.

Il legittimo impedimento, pensato per superare il Lodo Alfano (sospensione dei processi per le quattro più alte cariche dello stato, bocciato dalla Corte Costituzionale), è stato parzialmente bocciato dalla Consulta che ha abrogato le parti incompatibili con gli articoli 3 e 138 della Costituzione. La Corte ha ribadito il potere discrezionale del giudice, nel valutare di volta in volta la validità del legittimo impedimento e ha bocciato la certificazione di Palazzo Chigi, contenuta in uno degli articoli originari della legge, per il rinvio dell’udienza fino a un massimo di sei mesi. L’Italia dei Valori è stato uno dei partiti promotori dell’iniziativa referendaria. Circa 1 milione di cittadini sottoscrisse la richiesta per l’abolizione del legittimo impedimento. “Chiediamo – spiega il senatore dell’Idv Stefano Pedica – una legge che permetta a tutti di essere uguali e che consenta al premier di affrontare i processi. Non accettiamo che alcuni provvedimenti tentino di salvare Berlusconi”.

Di tutt’altro avviso Maurizio Paniz, deputato del Pdl e uno dei promotori della legge: “Nel formulare la norma – sottolinea – abbiamo voluto tenere in considerazione due esigenze: la necessità di governare un Paese e di presentarsi davanti all’autorità giudiziaria per essere processati. Il legittimo impedimento – ribadisce Paniz – prevede un contemperamento degli interessi, quindi il diritto a poter esercitare la funzione istituzionale alla quale si è chiamati dal voto popolare e, in parallelo, la possibilità di difendersi in qualità di imputati nelle aule di giustizia”. Il legittimo impedimento è un provvedimento che non ha precedenti nella Costituzione italiana, così come negli altri ordinamenti internazionali non esiste un sistema organico di protezione dei ministri di un governo, del Presidente del Consiglio o del Presidente della Repubblica.

In Francia, il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio della sua funzione. Celebre è stato il caso di Chirac, rinviato a giudizio per appalti truccati alla fine del suo mandato. I ministri sono, invece, penalmente responsabili degli atti compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni e qualificati come reati nel momento in cui sono commessi. In Spagna e Germania i deputati godono dell’inviolabilità e non potranno essere incriminati, né processati previa autorizzazione delle rispettive Camere, eccetto la flagranza di reato. Negli Stati Uniti, la Camera dei Rappresentanti ha il potere di mettere in stato d’accusa il Presidente o i membri del Congresso, mentre il Senato giudica i casi d’impeachment del Presidente della Repubblica. I senatori e i rappresentati non possono essere arrestati né sottoposti a interrogatorio per i discorsi pronunciati né per le opinioni espresse. Fanno eccezione i casi di tradimento della Costituzione, evasione fiscale, omicidi, truffa e turbamento della quiete pubblica.

“Ogni democrazia – spiega Barbara Indovina, avvocato e docente di ‘Informatica per giurisprudenza’ alla Bocconi – deve stabilire le proprie regole e queste devono essere il caposaldo per l’integrità, la sicurezza e la moralità del paese. La necessità di osservare scrupolosamente le regole – aggiunge Indovina – fa sì che materie di portata costituzionale non siano riformate con leggi ordinarie”. Il chiaro riferimento è al legittimo impedimento che violerebbe la Costituzione nel caso degli articoli 3 e 138. Contrario al provvedimento Gianfranco Pasquino, uno dei più autorevoli studiosi del sistema politico italiano. “Il legittimo impedimento in realtà sta cercando di rendere molto difficile la vita ai magistrati. Il provvedimento garantisce una notevole difformità tra il presidente del Consiglio dei ministri ed i cittadini comuni. Negli altri paesi europei – spiega Pasquino – non esiste nulla del genere, tranne che in Francia. In tutti gli altri paesi, i capi di governo, quando sono accusati, vanno sotto processo o si dimettono per difendersi meglio”.

 

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