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Diritto di critica | October 17, 2019

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Referendum, un voto per essere cittadini - Diritto di critica

Referendum, un voto per essere cittadini

Un’occasione da non perdere. Il referendum, al di là dei quesiti che contiene (nucleare, l’acqua e il legittimo impedimento), è innanzi tutto il modo migliore per onorare la democrazia nella sua espressione più vera. Domenica e lunedì andate a votare, esprimete il vostro Sì o il vostro No. E prima ancora informatevi. Non si tratta di un voto pro o contro il governo in carica. Si decide del nostro futuro e per una volta possiamo essere noi cittadini gli artefici del nostro destino.

Democrazia diretta e democrazia rappresentativa. Non capita spesso di doversi esprimere su questioni che in genere siamo abituati a delegare. La democrazia rappresentativa funziona così. Però, i padri costituenti hanno voluto lasciare questo piccolo scampolo di democrazia diretta, come strumento di riequilibrio del potere parlamentare: il referendum di tipo abrogativo, cioè che prevede la cancellazione di una norma o parte di essa. Uno strumento certamente imperfetto e limitato che però ci dà la possibilità di dire la nostra.

Parola d’ordine: “informarsi”. Ma per una scelta consapevole bisogna “studiare”. Informarsi, leggere, approfondire. Al di là dell’impossibilità di fare questo attraverso nostra tv pubblica, dove il concetto di “pubblico” lascia alquanto a desiderare, il web e i giornali offrono a tutti la possibilità di conoscere. Inoltre, questa volta, a differenza del referendum sulla Legge 40 sulla fecondazione assistita, i quesiti sono più comprensibili ed accessibili ad un’ampia fetta di persone.

Tuttavia anche in questo caso esponenti dell’attuale maggioranza, a partire da Silvio Berlusconi, invitano gli italiani a non partecipare al voto. Se non andrà a votare almeno il 50% degli aventi diritto, anche se vincerà il Sì, la consultazione non avrà valore: si realizzeranno centrali nucleari in Italia e si privatizzerà la gestione dell’acqua.

Andate al mare”. Il boicottaggio delle consultazioni è una tecnica meschina, un modo per raggiungere l’obiettivo umiliando la democrazia. Quando si votò sulla Legge 40 la Chiesa gridò: “Non si vota sulla vita”, considerando per “vita” gli embrioni congelati nei laboratori. Eppure proprio sul quel tema si era espresso il Parlamento. I deputati e i senatori possono votare sulla “vita”, i cittadini no. A quelle consultazioni, tra l’altro piuttosto complesse e difficili da comprendere, partecipò solo il 25,6% degli aventi diritto e il quorum non si raggiunse. Anche in quel caso nessuna informazione.

I meschini dell’astensione e i cittadini “adulti”. Anche questa volta in molti puntano al fallimento della consultazione. Non la Chiesa, ma certamente chi ha votato per il ritorno al nucleare e per la privatizzazione dell’acqua. Molti, troppi gli interessi in ballo. I nostri governanti hanno provato a far fallire il referendum cancellando la norma sul nucleare. “Gli italiani sono troppo emotivi”, aveva detto Berlusconi un mese fa. Poi hanno imbavagliato la tv dove sono pochissimi i dibattiti pubblici sull’argomento. Ora l’invito “Andate al mare”. Ma al mare non ci andremo. Non ci facciamo umiliare da chi ce lo chiede. Abbiamo una testa, sappiamo ragionare e possiamo esprimerci. Il referendum prevede di esprimere un Sì o un No. Sperare di non raggiungere il quorum significa svilire la democrazia, rendere il cittadino un bambino incapace di decidere per sé. Perché tanto decidono i nostri “saggi” governanti. Andiamo a votare e dimostriamo di essere adulti.

 

Si vota domenica 12 dalle 8 alle 22 e lunedì 13 dalle 7 alle 15. Buon voto a tutti!

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