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Diritto di critica | May 30, 2020

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Tremonti vs Berlusconi, una poltrona per due - Diritto di critica

Tremonti vs Berlusconi, una poltrona per due

Scritto per noi da Normanno Pisani

Il governo Berlusconi IV nasce nel bel mezzo della crisi finanziaria più imponente dal ‘29 a oggi, crisi che sconvolge i mercati di tutto il mondo e le nostre economie. Quanti predicavano il liberismo economico e la fatidica deregulation, si sono rivolti agli Stati affinché salvassero il salvabile. Per evitare il tracollo finanziario e il crollo del sistema, i governi di Stati Uniti ed Europa sono stati costretti ad aprire i cordoni della borsa. Giulio Tremonti, neo ministro dell’economia, conscio che l’Italia è meno esposta alla crisi grazie a un sistema finanziario meno aperto, ne ha approfittato per compiere tagli lineari alla spesa pubblica, prendendosi così i meriti per aver salvato il paese dal disastro.

Fin dall’inizio di questa legislatura le carriere politiche di Berlusconi e Tremonti cambiano notevolmente: il Cav., travolto dagli scandali giudiziari sembra per la prima volta dal ’94 vedere i suoi consensi vacillare. Tremonti assume invece un ruolo di primo piano nel governo e nella scena politica. L’onnipresenza mediatica del ministro e la furbizia politica, di cui certamente è ben provvisto, gli permettono di avere un consenso trasversale: la Lega lo appoggia fortemente, il Pdl lo sopporta e il Pd, come al solito, si divide. Questo permette al ministro di prendersi diverse libertà nel proporre e far approvare i propri progetti in ambito economico durante il Consiglio dei Ministri ma creando tra i membri del governo un malcontento sempre più crescente, da cui sono derivati alcuni incidenti come i bisticci con la Prestigiacomo o i malumori di Sandro Bondi, infine l’ultimo botta e risposta con Maroni.

La scissione dei finiani dal Pdl dà qualcosa in più a Tremonti che si trova infatti a rappresentare il sottilissimo filo che tiene uniti Berlusconi e Bossi, mantenendo in vita un governo agonizzante. E mentre Berlusconi vede il proprio consenso ridursi sempre di più, a fronte di una Lega sempre più esigente, il potere di Tremonti all’interno di Palazzo Chigi cresce. Tutto ciò traspare dalle indiscrezioni sulla possibile successione alla carica di Premier, che vedono il ministro dell’economia favorito, come caldeggia Pansa su Libero o come suggeriscono molti leghisti tra cui Bossi, che vedono in Tremonti l’artefice del tanto agognato federalismo. Perfino il leader del Pd, Pierluigi Bersani, non disdegna l’ipotesi di Tremonti a capo di un governo tecnico .

I segnali che indicano lo strapotere di Tremonti sono quindi evidenti, il ministro dell’economia si gode la situazione: politicamente decisivo nell’applicazione del federalismo e nella tenuta del governo sa inoltre di poter contare un consenso bipartisan. Tremonti è cosciente di essere l’ultima speranza per governo di sopravvivere e sa anche che ha buone probabilità di prendere parte ad un governo tecnico come leader: deve solo giocare bene le sue carte.

L’egemonia del titolare dell’Economia nazionale, non va giù al premier che non è abituato a patire concorrenza alcuna. Lo si è visto con Fini e Casini. E mentre il Cav. prometteva di cambiare la politica economica spendendo di più, Tremonti prefigurava austerità e ristrettezze. Questa politica di contenimento, però, è stata tra l’altro molto apprezzata a Bruxelles dove temono più di ogni altra cosa un altro caso Grecia che sarebbe fatale per il destino della fragile Unione Europea. A ogni richiesta di Berlusconi di misure populistiche in ambito economico, Tremonti ha sempre risposto picche.

Il punto cruciale arriva dopo l’ultima la batosta alle elezioni: Bossi e Berlusconi ricorrono al trucco dell’abbassamento delle tasse che oramai non convince nemmeno il popolino. Ma ancora una volta, Tremonti, solo contro tutti, ha avuto la forza politica di opporsi; forte anche dell’ultima relazione della Corte dei Conti che ha dichiarato come la politica di contenimento messa in atto dal ministero dell’Economia sia efficace per riportare la stabilità economica in Italia. Di fronte a quest’affronto diretto di Tremonti, il malcontento dei vari ministri e la volontà di Berlusconi e Bossi di imporre la loro politica economica, sarebbero dovuti essere sufficienti per avere la testa del ministro. Invece Tremonti rimane saldamente al suo posto.

Paradossalmente per il premier questa battaglia sembra persa in partenza: per uno strano scherzo del destino quelli che cadono sono i ministri, Scajola e Bondi e alcuni minacciano di lasciare la poltrona come la Prestigiacomo o la Carfagna; a suon di mini-rimpasti e scandali questo governo si sta decimando. Il grande Totò a proposito del decesso di un inquilino nel palazzo diceva “oggi è toccato a lui domani toccherà a voi”, chi ci dice che Berlusconi non sia il prossimo? Se invece dell’opposizione, fosse Tremonti ad assestare il colpo di grazia a Berlusconi, forse il ministro dell’economia potrebbe entrare molto presto a Palazzo Chigi in un’altra veste.

 

Comments

  1. ferdan

    brunetta ti devi vergognare pe il tuo comportamento sei cosi viscido da fare sckifo quando apri la bocca
    andate a casa