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Diritto di critica | December 13, 2019

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Concita De Gregorio, la "direttora easy" torna a La Repubblica - Diritto di critica

Concita De Gregorio, la “direttora easy” torna a La Repubblica

Di Francesco di Majo*

“Concitina”, “Antonia Gramsci” e tanti altri soprannomi accompagnano la vita pubblica di Concita de Gregorio da quando ha preso le redini del giornale fondato da Antonio Gramsci, l’Unità che ha informato e caratterizzato gli attivisti del Partito Comunista Italiano per mezzo secolo scorso e che, dopo la nascita del Pd è stato considerato dagli stessi neo-democratici, una zavorra del passato, una “colata di piombo” inutile e troppo vetero comunista per essere rappresentativa del nuovo corso del centro sinistra italiano.

Concita a questo serviva, per svernare l’organo dl partito comunista e portarlo in vetrina con la veste di una pubblicazione fresca, leggibile ed “easy” come richiede il mercato. Attenta al precariato, sensibile alle tematiche femministe, sociali e di tutto ciò che riguarda il “maledetto” mondo del lavoro, Concita era vista anche dai redattori come una sorta di “Messia di genere”, che avrebbe salvato tutti, giornalisti, collaboratori e lettori. Così, però non è stato.

Ora lei se ne va verso La Repubblica, lasciando dietro di se solo tante speranze e poche cose fatte. La campagna editoriale per lanciare il nuovo formato era l’esatto contrario di quello che poi ha denunciato e bigottamente censurato nei comportamenti del Premier: una minigonna di jeans, con l’Unità nella tasca dietro e l’invito ad essere “easy”. Non solo. Visto che la Concita è sensibile ai temi del precariato, non ha mosso ciglio quando l’amministrazione ha deciso di chiudere le redazioni locali del giornale o quando addirittura su Roma hanno chiuso la cronaca locale. Che importa? Basta che il giornale abbia l’aria easy di una sinistra sbarazzina ma sempre impegnata sul sociale.

Collaboratori storici, precari veri dell’informazione, ancora aspettano che le vane promesse si trasformino in realtà e si materializzi il miraggio di esser considerato un giornalista anche da chi dà lavoro. Ma non è stato così. come in ogni luogo, e non fatto salvo il tempio della meritocrazia e del rispetto dei lavoratori, vanno avanti nomi legati ancora al passato del partito, del sindacato e del Parlamento. Poco importa se le pagine sono riempite da collaboratori sfruttati dal ”padrone“, tanto il giornale basta che sia easy.

E quindi, vista la malaparata e l’oggettivo fallimento del suo progetto milionario che ha mantenuto solo la precarietà preesistente, Concitina scrive un articolo (il 16 giugno, ndr) nel quale si lamenta di essere stata bloccata nel suo mestiere addirittura da Palazzo Chigi (se l’hanno chiamata lo saprà il nome del suo interlocutore. Lo dicesse). Perché lei lo sapeva da tanto dell’affare Bisignani. Recitata la parte della martire (ma bravissima perché fa la direttora con prole), se ne va a La Repubblica, lasciando un glorioso giornale colpito al cuore in nome dell’easy.

Pubblicato sull’Opinione il 18.06.2011

APPROFONDIMENTI:

LA VERITA’ E IL FANGO, DI CONCITA DE GREGORIO

LA SMENTITA DELL’UNITA’

SE LA “DIRETTORA” VA VIA (di Valeria Calicchio)

*Giornalista, collabora con il Sole 24 Ore e L’Opinione

 

Comments

  1. Loris
    • Caro Loris, in questo campo le smentite valgono quanto il due di picche.

    • A quanto pare Concita ha smentito la smentita e ha confermato le indiscrezioni contenute anche nel nostro articolo. Lascia.

  2. Guido

    Finito di leggere ora questo articolo. Semplicemente ridicolo. Io da anni non leggevo più un giornale e ho ricominciato con L’unità. Un giornale nuovo, attento a tutte le tematiche e organizzatore di tante iniziative, manifestazioni e raccolte firme. La Repubblica? Ormai è talmente un giornale con la “plomb” che è illegibile. L?unità è scorrevole, inizi dalla prima pagina e lo finisci con gusto senza che il gironale vada a perdere il suo senso. Gli Altri? utili per altre cose. Forse chi ha scritto l’articolo non ha mai letto l’unità di Concita. E che Unità. E comunque non andrà a Repubblica :)

    p.s Grazie al lavoro di tutti le redazioni locali sono rimaste! La pubblicità con i jeans e l’easy? Ma per piacere su….

  3. Ognuno ha le sue opinioni e i suoi gusti. Più che legittimo.
    Dal mio punto di vista stimo molto la signora De Gregorio e seguendo diverse trasmissioni di approfondimento ho riscontrato molta professionalità da parte sua e molte affinità anche con il mio pensiero.

    Le auguro di poter realizzare i suoi obiettivi professionali anche altrove e di non perdere l’innegabile fascino di donna con la testa che la caratterizza, al di là della nota bellezza (nonostante l’età) :)

  4. Momo

    L’acredine vistosamente forzosa che Francesco di Majo utilizza nel suo articolo, nasconde -male- problemi personali con la Concita. Il giornalista dimentica che l’Unità è stata tirata fuori dal baratro dalla De Gregorio, lo sanno anche i sassi, un un’era dove i giornali vengono usati al massimo per incartare le uova. Il pezzo cola grassamente di ingenerosità, ed uso un eufemismo, nei confronti della collega a tal punto da apparire ridicolo. Sg, Di Majo, utilizzi il suo tempo non per scrivere ma per fare un po’ di Jogging, le tornerà utile alla sua materia grigia. Me la prendo anche con Diritto di Critica che da spazio a certe elaborazioni malfatte.

    • Catapulta

      E quindi stringi stringi è così che si è ridotta la sinistra? Non sappiamo più reggere un contraddittorio o sopportare una critica?
      Nonostante la scelta lessicale artificiosa di qualche commentatore risentito, andare contro chi esprime un’opinione, invece di impegnarsi ad argomentare la propria, è una prerogativa di chi non ha molto da dire.
      E poi scusa Momo ma vogliamo far mettere il bavaglio noi che urliamo ogni giorno che il bavaglio non lo vogliamo???

    • antonio

      La personalizzazione di una testata gloriosa come L’Unità è il vero baratro. I sassi di cui parli, Momo, hanno le fette di prociutto sugli occhi, visto che la perdita di copie coincide con l’arrivo di Concita e che la cronaca di Roma l’ha chiusa l’editore senza che lei battesse ciglio. Lo sanno anche tutti gli altri sassi che non hai menzionato. E poi, voi che sbandierate la grande libertà di espressione, ve la prendete con Diritto di Critica che offre l’opportunità di scrivere e di aprire un dibattito. Non si tratta più di De Gregorio si- De Gregorio no; si tratta della miopia di chi vorrebbe un’informazione a senso unico come te. Lui dovrà andare pure a fare jogging, ma tu staresti bene nella DDR del controllo e della repressione.

  5. Raffaella

    Articolo triste, fazioso, e che rivela astio nei confronti della De Gregorio, che è una grande giornalista, una grande donna, e che probabilmente il signor Francesco di Majo vede come una inarrivabile meta.

  6. antonio

    Raccontaci tu come sono andate veramente le cose. Parlando pero’ del calo di copie vendute, della chiusura della cronaca di Roma di come sono stati messi alla porta decine di collaboratori storici. Chi ha scritto l’articolo probabilmente non conosce Concita, ma sicuramente ha ottima fonti all’interno della redazione.

  7. Antonio86

    Questo articolo fa un po’ ridere. L’Unità secondo me l’avete letta poco. A mio modo di vedere, non contano sempre il numero di copie vendute, ma anche la qualità dell’informazione data.

  8. paolo

    http://valeriacalicchio.blogspot.com/2011/06/se-la-direttora-va-via.html?showComment=1309254865556#c3414475149498905885

    Questo link aiuta farsi un’idea su cosa sia successo all’Unità.
    Molto interessanti anche i commenti!

  9. salvatore cito

    Ma,e’possibile che,l’italiano non si ribella da questa “palude”non scende in piazza dal 21-9-2011 e fa immobilizzare il paese,da tante tasse….per 15-20 giorni,1 mese,ed ancor di piu’?
    Mesi mesi di sciopero……farebbero qualcosa di interessante…….allora cosa serve avere internet….e non spronare la gente a scioperare…….e cosa buona e giusta……….Italia,italiani ribellatevi scipero ad oltranza…….riapproriamoci della DEMOCRAZIA CALPESTATA,con questa forma di sana iniziativa!!!!!!
    Salvatore Cito….bye bye visitate GALATINA citta’d’arte e di cultura……25 km.da Lecce

  10. PIPISTRELLO

    L’Italia non si ribella…………e’SOPORIFERA,ha detto ieri bene Renzi……al programma della Littizzetto……e’una questione di essere,è poco attendibili, responsabili nazionali del PD,vedi Bersani,Veltroni D’Alema……tutti na chia…..ma Non che Berlusconi…..non lo fosse…….se avessero loro un figlio disabile,come minimo si sarebbero tolti la vita…….principianti e inaffidabili……….VIA I POLITICI DELLA 1-2 REPUBBLICA nuoveau!!!!!!!

  11. Pietro

    Ho compiuto 35 anni di contributi ed ho iniziato a lavorare in regola a 16 anni di età fisica fino ai 18 continuativi. Farei parte dei lavoratori precoci se la legge non ci avesse delegittimato e discriminato. Vorrei esprimere a tutti un mio giudizio; altro psicologicamente pensare, me ne andrò in pensione qualche anno prima, visto che nei miei 16 anni di età, cioè da ” ragazzino ” andavo a lavorare alla zona industriale di CT, col troppo freddo e col forte caldo, dovevo essere li alle ore 07,00, e dovevo alzarmi dal letto alle 05,30 per prepararmi per tutte le mie esigenze fisiche prima di partire. Mentre Io mi alzavo così presto visto la mia tenera età, quelli più grandi di me, la mattina si alzavano dal letto più tardi, ed io dovrò andare in pensione quando andranno costoro con tanto di rispetto; avendo iniziato a lavorare un bel pò più tardi di me; vi sembra giusto?. Nel contempo approfitto per ringraziare, i Signori legislatori che con le loro comprensioni e considerazioni che hanno avuto verso di noi, i quali abbiamo iniziato a conoscere il sacrificio e la sofferenza del lavoro molto prima degli altri, e avendo anche dato per primi il nostro contributo per lo sviluppo e per la crescita dell’ Italia. Su tutta questa filastrocca c’è da tenere presente in piena considerazione, che Io e gli altri ragazzini come me, in quegli anni più belli dell’ infanzia ci alzavamo prima delle ore 6 di mattina col buio, mentre gli altri, dico quelli più grandi di Noi dormivano indisturbati nel più bello della mattinata e si stiravano le ossa nel letto fra le coperte. Da ragazzino mi facevo forza nell’ alzarmi per non rifarmi chiamare da mio Padre che dopo il suono della sua sveglia,veniva a svegliarmi; alzati Pietro, ed io con grande forza d’ animo, anche se ragazzino quale ero, ed anche se mi veniva a mancare il riposo, con voce quasi da bambino e col sonno negli occhi rispondevo a mio Padre, si Papà mi sto alzando. A questo punto non riesco proprio a capire perchè Noi precoci in un’età all’epoca infantile non possiamo oggi privilegiare e godere nel potercene andare in pensione qualche anno prima di quelli che hanno iniziato a lavorare dopo di noi e goduto l’ infanzia più di Noi. Noi abbiamo subito un trauma che ci trasciniamo da tempo, divenendo dei lavoratori precoci: cioè lavoratori da ragazzini; iniziando a dare il nostro primo contributo, come le pecore quanto iniziano a dare la loro prima lana in modo più precoce della loro maturità, e che ormai adesso non ci viene più riconosciuto, come se il nostro sacrificio non fosse servito a nulla, per le dovute e ingiuste inconsiderazioni di questi legislatori. Con questo, Invito coscientemente ed umanamente a riflettere e ha cercare di prendere delle dovute e giuste azioni in un tempo spero abbastanza breve, per tutti noi reduci di precocità, e che con questa precocità di lavoro e non di divertimento che si è tatuato in noi purtroppo in modo indelebile ormai stanco come quello di un anziano, per aver iniziato a lavorare troppo precocemente. PER ME, NON SO SE ANCHE PER VOI, LAVORATORI PRECOCI: CIOE’ LAVORATORI DA RAGAZZINI, PER GIUSTO GIUDIZIO E PER GIUSTA CAUSA, NOI DOVEVAMO ESSERE RICONOSCIUTI ANCOR DI PIU’ E MEGLIO DEI LAVORI USURANTI CHE GODONO E PRIVILEGGIANO DI ANNI DI PREPENSIONAMENTO, PENSANDO A QUELLE NOSTRE PICCOLE E TENERE OSSICINE FRAGGILI CHE ERAVAMO. PERCHE’ NOI DA RAGAZZINI CI SIAMO USURATI ANCOR PRIMA E DI PIU’ DEI LAVORI USURANTI.