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Diritto di critica | October 24, 2020

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Il "palio" delle primarie Pd a Roma e provincia, spunta il nome di Pedica - Diritto di critica

Il “palio” delle primarie Pd a Roma e provincia, spunta il nome di Pedica

Scritto per noi da Francesco Di Majo*

“Primarie si, primarie no, primarie fantasma”, canterebbe Elio e le Storie Tese di fronte al fiume di parole che si sta spendendo nel centro sinistra romano e laziale per comporre un puzzle ancora lungi dall’essere composto. Infatti, come fossimo al Palio di Siena, tutti stanno aspettando che i canapi cadano e si faccia la “mossa”. I cavalli sono tanti, quante sono le “contrade” interne al Pd e agli altri partiti del centro sinistra. Il Palio è doppio: Comune e Provincia di Roma.

Per scegliere il candidato a sindaco del centro sinistra (per il 2013 o prima?), che ad oggi avrebbe vita facilissima visto che il gradimento di Gianni Alemanno è sotto ogni percentuale ammissibile per un’eventuale concorrenza, le forze dell’attuale opposizione capitolina, hanno scelto di trovare la quadra interno ad un unico candidato. Che sarà, senza alcun ragionevole dubbio, Nicola Zingaretti, l’attuale presidente della Provincia. Il plauso per il suo “modello” è unanime. Palazzo Valentini è un piccolo mondo di pace e fratellanza, dove convivono (complice anche un gruppo Pdl piuttosto addormentato) tutte le anime del centro sinistra (dai moderati popolari del Pd, fino ai “pasdaran” della sinistra vendoliana). Va da se che il candidato intorno al quale convogliare tutte le forze della maggioranza (provinciale) è il nome di chi ha saputo costruire questa piccola “Insula Utopia” di campanelliana memoria. Ma i cavalli al Palio sono tanti e le contrattazioni, soprattutto nelle settimane precedenti alla gara, si sa, sono molto febbrili e improntate principalmente al tornaconto di ognuno. Tornaconto basato su un “cambio merci” politico.

Ed ecco che spunta il fantino della Torre, che nella nostra metafora senese incarnerà l’Italia dei Valori. Piazza del Campo impazzisce e la frenesia offusca gli animi sereni dell’Insula Utopia. Stefano Pedica, l’oltranzista dell’Idv, ha deciso di dare il suo contributo alla trasparenza del processo delle primarie, intenzionato a fare da controllore alla candidatura di Zingaretti. Perché Nicola è si un bravo amministratore con la vista lunga in ambito politico, ma il potere potrebbe logorare anche le menti più candide. Ed ecco che un “puro” vuole fare da arbitro (partecipante) delle primarie del centro sinistra. Chi meglio di un dipietrista?

Scampato dunque il pericolo della candidatura separata Sel-Pd, si dovrà anche sgonfiare il “problema” Pedica. Il tutto passa per un accordo che è ancora in fase di trattativa, ovverosia lo scambio fra il sostegno che Sel darebbe a Zingaretti, soppesato dal sostegno che il Pd dovrebbe dare ad un candidato vendoliano alla Provincia di Roma. Oppure, traslando le richieste, invece di un cambio di sostegno, il “bottino” potrebbe essere identificato con nomine o poltrone in uno dei due Palazzi del “potere”. Si fa il nome più spendibile a sinistra per la Provincia, che è quello di Luigi Nieri (prontamente smentito proprio da Sel), ex assessore al Bilancio della Giunta regionale di Piero Marrazzo.

Ma tutto è in un divenire, così veloce che finito di scrivere questo articolo, probabilmente i cavalli dovranno tutti uscire per poi rientrare nella zona della “mossa”. Per far sì che si dia il via definitivo al Palio, occorre però che le contrattazioni siano giunte a buon fine. L’intoppo più grande è quello della candidatura unica del centro sinistra alla Provincia di Roma, dove l’ala popolare del Pd (quella di Fioroni, D’Ubaldo etc), vuole un suo candidato, espressione del partito e della corrente. Bruno Astorre è il nome proposto. Inizia la contrattazione. La moneta, come sopra, è quella degli assessorati e delle nomine. E proprio perché in gioco ci sono assessorati e posticini di comando, il coordinatore romano del Pd, Marco Miccoli ha addirittura avanzato l’ipotesi (per non rischiare di dover dividere con i “nemici”) del non ricorso alle primarie per scegliere candidati.

Tutti i cavalli sono ancora fermi, aspettando il momento giusto per la “mossa”.

*Giornalista, collabora con il Gruppo Sole 24 Ore e L’Opinione