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Diritto di critica | October 25, 2020

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L'Unità, la verità della "direttora" - Diritto di critica

L’Unità, la verità della “direttora”

Scritto da Francesco Di Majo*

Il popolo del Pd (e dei lettori de L’Unità) si è diviso in due all’indomani dell’annunciato addio di Concita al quotidiano fondato da Antonio Gramsci. I tifosi de L’Unità a prescindere dal direttore di turno e quelli che “non comprerò più L’Unità senza Concita”. Forse, complice anche un articolo de L’Opinione, che trattava fra il serio e il faceto la vicenda De Gregorio, sulla rete si è accesa un’interessante discussione.

L’articolo, dal titolo “La direttora easy torna a La Repubblica”, era stato ripreso da Diritto di Critica e ha registrato un accesso di visite inaspettato, anche nei giorni successivi. Come inaspettate sono state le accuse di maschilismo, misoginia e fascismo seguite alla pubblicazione. Nessuno ha inteso offendere nessuno. Si è voluta solo riportare una notizia, con il doveroso tono non da mero comunicato stampa, ma sulla scorta di informazioni e osservazioni. La replica di Concita, però, non si è fatta attendere. E venerdì scorso, su L’Unità, dopo averlo annunciato nei giorni precedenti sulla sua pagina Facebook invasa di “invasati” con il culto della personalità per la “direttora”, ha scritto tutto ciò a cui doveva rispondere. Tranne quello a cui non voleva dare risposta. Infatti, dopo una colonna intera di autoelogi fatti citando i messaggi strappacuore (molto belli, alcuni) che gli hanno mandato tanti lettori, la De Gregorio ha iniziato a elencare “la difficoltà degli ultimi anni, lo stato di crisi, l’abnegazione dei giornalisti e l’accettazione della cassa integrazione”, etc etc. Si è guardata bene (oltre a mettersi in bella mostra dicendo che aveva presentato le dimissioni quando si parlò della chiusura di Bologna e Firenze) dal raccontare quanti collaboratori storici sono stati messi alla porta dopo l’effettiva chiusura della cronaca di Roma (ma in quel caso le dimissioni non le ha presentate) e di quali fossero state le promesse (a ben vedere impossibili da mantenere già quando furono enunciate dato l’imminente stato di crisi) sulla possibile apertura di redazioni in Puglia, nelle Isole e anche altre, ove lo richiedesse la distribuzione e ove fosse appetibile per il mercato. Si è guardata bene dal parlare del calo (non proprio fisiologico) delle copie vendute, scese a 33mila copie sotto la sua guida. Questi sono dati. Ma dei dati negativi non si parla, come da buona tradizione Veltroniana.

Pubblicato su L’Opinione del 25 giugno 2011.

Post scriptum:

Dopo la pubblicazione dell’articolo “La direttora easy torna a La Repubblica”,  molti sono stati i commenti che si sono rincorsi (sia pubblicamente che in posta privata, al sottoscritto e al sito di informazione politica). Accuse di maschilismo, fascismo, “non sei degno di spolverare le ciabatte a Concita”… financo misoginia! Tutto ciò non appartiene all’estensore dell’articolo, sin dalla sua nascita e per l’educazione ricevuta, nonché per la sua storia politica e di impegno sociale. Chi scrive, si ribadisce, è una persona completamente estranea al maschilismo, al fascismo e men che meno alla misoginia. Ed estraneo, sia ben chiaro, a qualsiasi forma di “odio” o “problema personale” con Concita De Gregorio. Ci mancherebbe, non foss’altro che chi scrive non ha mai avuto il piacere di conoscerla (e probabilmente mai lo avrà, a maggior ragione dopo tutto questo trambusto senza senso).

Non l’articolo ma le accuse che sono seguite sono il vero “fango” di cui tutti si riempiono la bocca in queste settimane. Non c’era nulla di dietrologico nello scrivere quell’articolo e la cosa che più ha lasciato basiti, è stata la violenza con cui si sono susseguiti commenti privi di precisazioni, ma che erano solo esempio di sfoghi scomposti contro un nemico inesistente. Si è parlato, in maniera del tutto colloquiale, fra il serio e il faceto, di una serie di situazioni assurde, non legate alla persona del (ex) direttore de L’Unità, ma ai fatti tout court, a prescindere dai soggetti che se sono resi protagonisti.

Quando l’eccessiva e forsennata “difesa” di una persona diventa idolatria, allora è lì che la democrazia e la libertà scricchiolano. Non certo sulle righe di un articolo scritto col sorriso e che avrebbe voluto come risposta, non già accuse, ma risposte e la giusta ironia. La stessa con cui molti giornalisti (spesso, giustamente e a seconda del “topic”) analizzano questo o quell’argomento.

*Giornalista, collabora con Il Sole 24 Ore e L’Opinione


 

Comments

  1. Antonio86

    Concita De Gregorio è una grande giornalista, molto professionale. Al contrario di altri che invece si beano della loro incapacità, perchè protetti da chi sta più in alto. Poveri noi.

  2. BUSATO ANTONIO

    Con riferimento all’articolo scritto dal giornalista Francesco Di Majo, che mi sembra critico si, ma pacato, corretto e rispettoso, sento che la mia idea della maturità civile degli italiani è che non sia carente solo a destra ma, questa si, come gli aumenti dei vitalizi dei parlamenatri, sempre bipartisan!

  3. Andrea Meneghetti

    La verita’ e’ che Concita de Gregorio ha rotto le balle a furia di parlare di “Donne sottomesse” e “uomini figli di puttana”. Se si deve fare giornalismo, non si faccia anche della filisofia, e’ una commistione che stona, come ha stonato Concita. Ogni giorno la stessa cantilena, come che nel mondo non succedesse nient’altro; si e’ scelta uan direzione che non ha pagato. Ogni modo il modello “bastona l’uomo” non e’ durato a lungo, non e’ tutta colpa del maschio se le cose vanno male in Italia, ci saranno anche donne stronze o uomini capaci e rispettosi degli altri.

  4. Catapulta

    Pensavo che gli dei fossero solo a destra dove sanno di avere la giusta claque, mi accorgo invece che la necessità di idolatrare è umana e non ha ragione politica, peccato che si perda la capacità di argomentare le proprie opinioni in nome del prescelto. Perdere questa capacità, e arrabbiarsi arrivando ad insultare persino un giornalista che esprime le proprie idee, fa venire le rughe sia a destra che a sinistra e poi si finisce tristemente per assomigliarsi un po’ tutti.
    Tanti burattini arrabbiati con la stessa rugosa facciona.

  5. Michele Nacamulli

    Bravo Francesco,come al solito.Bravo.”La verità è rivoluzionaria”!