La Consob contro gli speculatori? Tutta apparenza
Piazza Affari blindata contro la speculazione? Tutta apparenza. La crisi attuale si poteva evitare, ma Consob e politica hanno permesso decenni di vendite allo scoperto senza controllo
Scritto da Sirio Valent il 11 luglio 2011 in Economia
L’EDITORIALE – Tutti uniti a difendere i Bot italiani. La Consob ha vietato le vendite allo scoperto a Piazza Affari, l’Ue finge che sia tutto a posto e assicura che l’Italia “sta facendo tutto il necessario”. Napolitano spende parole di serenità, mentre le opposizioni si vantano di far fronte comune con il governo. E Frattini invoca “coesione bipartisan di fronte all’Europa e al mondo”. La verità è un’altra: tutti hanno paura della bomba da loro stessi innescata. E che continuano a gonfiare da decenni.
La speculazione è cattiva, quindi va fermata. Con questo pensierino da bambini la Consob si è decisa a vietare le vendite allo scoperto sui mercati italiani, a partire da oggi. Significa sostanzialmente che i broker e gli squali della finanza non potranno vendere ciò che non hanno in portafoglio: azioni, titoli di stato, obbligazioni. Dovranno possedere i titoli – materialmente – per poterne disporre. Una novità per loro, visto che da almeno trent’anni – dal boom finanziario del 1981 – la finanza occidentale nutre un’idrovora di denaro basata sul nulla.
Si sono arricchiti tutti con questo sistema malato. Banchieri, finanzieri, politici hanno speculato sulle possibilità di un’azienda o un paese, sperando di vincere facile, scommettendo con i soldi di un altro. I casi italiani Cirio, Banca popolare di Lodi, Parmalat, sono solo i più eclatanti – bubboni esplosi sotto le inchieste della magistratura – ma si fondano su pratiche quotidiane e invalse della finanza internazionale. D’un tratto, però, i big della finanza italiana scoprono di essere finiti nel mirino degli altri squali: l’Italia del debito pubblico da 2 mila miliardi di euro e le agenzie di rating sul collo si scopre la nuova Grecia.
Tutto questo si poteva evitare venti o trent’anni fa, imponendo regole chiare sui mercati. Nessuno ha voluto farlo – in primis, la Consob. Il 22 ottobre 2008, la Commissione ordinò lo stop delle vendite allo scoperto per difendere i titoli bancari e assicurativi: la “protezione” dalle ondate speculative durò meno di un mese, poi fu revocata e tutto tornò come prima. Ora l’Europa ha partorito nuove regole per le operazioni a rischio – in vigore dal 2012: in caso di grave minaccia per la stabilità finanziaria sui titoli dei paesi membri Ue, scatta il divieto di vendite allo scoperto. Una norma in ritardo, debole, aggirabile; i tecnici europei non potevano fare peggio di così.
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