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Diritto di critica | July 6, 2020

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La Francia verso la resa, la Libia verso la pace - Diritto di critica

La Francia verso la resa, la Libia verso la pace

Mentre l’Europa trema per gli attacchi speculativi all’Italia, in silenzio la crisi libica vive un periodo di totale stallo. La Gran Bretagna ha quasi esaurito i fondi per la missione, l’Italia dimezzerà a breve la sua partecipazione, gli Usa si sono tirati indietro già da molto tempo. Rimane Sarkozy, in crisi di consensi.

Sarkozy il vero sconfitto. Il presidente francese ha premuto all’inizio della crisi per un intervento occidentale in terra libica, alla ricerca di nuovo consenso e forse di importanti contratti petroliferi. Ma il petrolio deve passare per l’Italia e questo è un problema che l’inquilino dell’Eliseo non ha messo in conto. Così, mentre il conflitto che sarebbe dovuto essere “lampo”, si è trasformato in breve tempo in una guerra di trincea, i francesi hanno iniziato a considerare scelta interventista di Sarkozy un errore. I ribelli non avanzano, gli aerei Nato schierati sono troppo pochi, Tripoli rimane fedele a Gheddafi.

I libici verso la pacificazione nazionale. Questo conflitto ha portato solo ad un risultato: ha messo in ginocchio la florida economia libica. Visto che Gheddafi uscirà dallo scontro non certo come lo sconfitto, il regime di Tripoli ha dichiarato, per la prima volta, di essere disposto a trattare. “Siamo pronti a negoziare senza condizioni” dichiara a Le Figaro il primo ministro libico, Baghdadi al-Mahmoudi. Ma i bombardamenti devono cessare immediatamente “e si possa discutere in un clima sereno”. Non c’è da parte del regime alcuna preclusione “a parlare con esponenti del Consiglio nazionale transitorio”, spiega Mahmoudi. “Ci conosciamo bene, alcuni erano anche nel governo non tanto tempo fa. In Libia i legami restano molto tribali, possiamo risolvere molto rapidamente le controversie tra di noi. Se i bombardamenti cessano possiamo molto rapidamente arrivare a un compromesso, ne sono certo”.

Una pace senza Gheddafi. Secondo il progetto avanzato dal primo ministro libico, al tavolo delle trattative dovranno partecipare esponenti del regime, i ribelli e i paesi Nato coinvolti nel conflitto. Gheddafi rimarrà a guardare. Un modo certamente valido per accelerare la soluzione della crisi, senza ulteriori spargimenti di sangue e soprattutto per salvare un’economia boccheggiante.

La soluzione diplomatica, l’unica. Alle parole del primo ministro libico seguono quelle del suo omologo francese, Francois Fillon: “Una soluzione politica in Libia è più che mai indispensabile e sta cominciando a prendere forma”. Si tratta di un chiaro cambiamento di rotta della gestione del conflitto da parte francese. Chiudere la partita il prima possibile per riprendere il naturale percorso di una campagna elettorale per le presidenziali del 2012 già segnata dallo scandalo Strauss-Kahn.