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Diritto di critica | May 27, 2019

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Calcio femminile: successo “mondiale”, ma in Italia stenta a decollare - Diritto di critica

Calcio femminile: successo “mondiale”, ma in Italia stenta a decollare

Dopo l’impresa del Giappone, che ha battuto in finale di Coppa del Mondo i più quotati Stati Uniti, il calcio femminile conferma la sua vocazione di sport globale, capace di attrarre milioni di spettatori davanti alla televisione e centinaia di migliaia negli stadi. In Italia il pallone al femminile stenta a trovare una dimensione significativa, schiacciata dalla controparte maschile.

Non è un caso, infatti, che lo sport ‘rosa’ per eccellenza sia la pallavolo, con più del 70% di tesserati donne. Il calcio femminile, nella stagione 2003-2004, era limitato a circa il 2% del totale degli iscritti alla Figc; ora il movimento è composto da circa 18mila atlete complessive. Numero in aumento rispetto al passato, ma di per sé ancora insufficiente a garantire risultati sportivi importanti. La nazionale di calcio femminile non ha preso parte ai Campionati del Mondo in Germania, eliminata dagli Stati Uniti negli spareggi.

Ovunque, tranne che nel nostro paese, il calcio rosa in ascesa: 800mila tesserate in Germania, 55mila in Francia e 60mila in Inghilterra. Per non parlare degli Stati Uniti, dove circa 18 milioni di atlete ogni giorno giocano a calcio. Lo stesso presidente Barack Obama ha seguito con trepidazione la partita contro il Giappone (le sue due figlie giocano entrambe a calcio). Il social network Twitter, durante i 90 minuti della finale, ha contato circa 7mila nuovi messaggi al secondo, con aggiornamenti sul risultato, commenti e considerazioni degli appassionati. La partita ha avuto un’eco ben superiore alla finale dei Mondiali in Sud Africa del 2010 (3200 post al secondo).

Snocciolati i numeri, appare chiaro il ritardo del nostro calcio, soprattutto a livello femminile. Un progetto interessante nel nostro paese, ma fallito in poco tempo, è stato quello di trasformare la divisione ‘calcio femminile’ in dipartimento, affidandola ad un vicepresidente e dandole maggiore consistenza. Il progetto, avviato grazie all’iniziativa del presidente della Lega Dilettanti Carlo Tavecchio, è stato bocciato dal sindacato dei calciatori e dell’assoallenatori in occasione dell’assemblea per le riforme statuarie. Una soluzione intrigante potrebbe essere quella di coinvolgere le società professionistiche del calcio maschile, in modo che anche Inter, Milan, Roma ecc. abbiano una loro squadra femminile.

In passato, l’unico presidente disposto a sostenere un progetto simile, fu Aurelio De Laurentiis, ma il vulcanico n.1 del Napoli avrebbe voluto subito giocare con una sua squadra in serie A, senza passare per i campionati minori. Un iter impossibile con il vecchio regolamento: Tavecchio starebbe pensando ad una serie A d’elite, con poche squadre (12-14), legate ai club professionistici. Un campionato del genere costerebbe intorno alle 500mila euro a società. Le spese potrebbero essere coperte, però, grazie al grosso ritorno d’immagine e alla pubblicità. Completerebbero la geografia dei campionati femminili, dei tornei minori, come l’A-1, l’A-2 e una serie B. L’Uefa sostiene con forza, da tempo, il progresso del movimento calcistico femminile, destinando delle risorse in progetti che valorizzino politiche e know-how.