“Cambia il vento” e la gonna si alza, parla l’autore del manifesto della Festa Democratica
''Con questo manifesto si sono incazzati tutti, ma a molti è piaciuto. E le femministe mi hanno anche aggredito''
Scritto per noi da Francesco Di Majo
Andrea Santoro. Finalmente parla l’autore del manifesto della Festa dell’Unità (o de L’Unità) che, con quella gonna quasi alzata dal “vento che cambia”, tanto scalpore ha provocato in ambienti più o meno femministi di sinistra, dell’intellettualismo all’amatriciana del Pd romano e negli ambienti permeati di uno scimmiottante bigottismo pseudo moralista che non ha, a ben vedere, molti argomenti interessanti da porre all’attenzione dei cittadini.
Questa intervista non è seria, al contrario di Andrea che è un ragazzo intelligente, bello, posato e riflessivo. Un dirigente del partito democratico che non ha mai dimenticato il carattere “pop” della politica fatta e non parlata, sia nel serio delle aule consiliari, sia nel faceto (se vogliamo anche onirico) del manifesto promozionale di una festa ormai di tutta la città e non solo del partito.
Chi è la donna del manifesto?
“La donna del manifesto è un’immagine acquistata e la parte superiore non si conosce. Almeno per ora”.
Non ti ha denunciato dopo tutto il casino che è successo?
“Si sono incazzati tutti. L’unica che non si è incazzata è la ragazza. Che non sa nulla, ovviamente e che ha solamente prestato le sue gambe, la sua gonna e le sue mani alla Festa dell’Unità”.
Tu sei un recidivo. L’anno scorso, con l’immagine di una donna che rappresentava l’Italia, ti hanno tacciato di aver deriso l’immagine della nostra Nazione! Sei un mostro!
“Anche quella immagine fu acquistata, e ora quel manifesto, in barba ai bigotti pseudo intellettuali, è esposta alla Mostra dei 150 anni dell’Unità di Torino, nella sezione politica e comunicazione. Sono stato ben contento di questo. Alla faccia di chi ebbe da ridire su quella scelta”.
Lo sai che siamo colleghi? Io sono un misogino maschilista per l’articolo su Concita de Gregorio, che mi è valso insulti gratis da tante persone; tu invece sei un tacito fautore del bunga bunga. Praticamente dovremmo mettere su una casa di produzione di film hard secondo alcuni.
“Io sono fautore del bunga bunga di sinistra, quindi”.
E come sono questi bunga bunga?
“Diversi da quelli del Cavaliere. Si consumano alla Festa dell’Unità, partecpando in maniera testosteronica ai dibattiti politici, su internet prendendo parte ai forum, su facebook scrivendo interventi anche seri e rispondendo ai commenti….forse ci guadagna di più il presidente del Consiglio che noi! Abbiamo sbagliato tutto”.
Bersani ti ha chiamato per rimproverarti di avergli rubato le prime pagine dei quotidiani?
“A molti esponenti del Pd è piaciuto, nessuno si aspettava che questo manifesto potesse conquistare tanto spazio sui giornali. La cosa singolare è che ho visto che i media entrano nel cortocircuito per cose, come questa, marginali. Trasmissioni televisive, comitati, associazioni, intellettuali e pseudo intellettuali, politici eccitarsi, come non accade neanche nei congressi”.
Colpisci ogni anno. L’anno scorso avevi “dato un’immagine di una stupidità allucinante”. Quest’anno qual è stata la cosa più “carina” che hanno detto del manifesto?
“Ti rispondo raccontandoti una cosa: la scena più bella, al di là delle cose dette, è stato vedere due ragazzi che si chiamavano per strada indicandosi a vicenda il manifesto”.
E quello del manifesto con la cravatta? Poverino, poteva non mettersela la cravatta, visto che l’attenzione è tutta concentrata sulla “marilyn” che si tiene la gonna?
“Anche su quello mi è stato detto di tutto. Addirittura che quell’immagine fosse un chiaro riferimento fallico…la cravatta che va in su…”
Una Festa del Viagra, insomma! Non dell’Unità!
“Esatto. Una festa del Viagra!!…Che poi nessuno, o quasi, si è accorto di un dettaglio molto significativo di quel manifesto: l’uomo ritratto ha del rossetto sulle labbra”.
Meno male che non se ne sono accorti, altrimenti ti avrebbero tacciato di essere un libertario libertino eccessivo e nemico della rivoluzione proletaria
“Eh già. La cosa che più mi ha colpito è che proprio da una minchiata come quella del manifesto promozionale di una festa estiva, benché politica, si sia sollevato chissà quale dibattito, ha dell’assurdo. Ho tutta l’impressione che chi ha parlato volesse solo costruirsi un piccolo palcoscenico temporaneo per farsi vedere”.
Quale sarà il futuro di questo manifesto?
“Per ora vengono anche i giapponesi a fotografarlo visto che addirittura su Le Figaro ha conquistato un posto di rilievo. Chissà, fra qualche anno lo troveremo nelle videoteche al fianco delle commedie sexy degli anni 70”.
Ma le donne di “Se non ora quando”, secondo te, hanno criticato il manifesto per ideologia, per etica o per invidia di quelle gambe così belle?
“Forse un po’ tutto questo. Seriamente, credo che parte delle critiche fosse fondata per la paura della mercificazione del corpo femminile (e su questo pericolo non ci piove e sono d’accordo). Ma credo anche che queste uscite siano state utilizzate per rilanciare le iniziative del comitato e diciamo quindi per una giusta causa. Poi sono stato addirittura aggredito per strada dalle femministe…”
Qualche settimana fa ho intervistato la Garavaglia che ha definito charmant e bello il manifesto. Ricevere il plauso di una “cattolica bigotta” e ricevere invece gli attacchi dei “progressisti” non ti sembra strano?
“Maria Pia Garavaglia è una persona molto intelligente e piacevole. Quello che ha detto dimostra che gli schemi di divisione fra donne cattoliche e laiche non esistono. Oggi in troppi si nascondono dietro falsi ideologismi, che rasentano il bigottismo e chi invece riesce a leggere le cose vere. Tornando al manifesto, c’è chi lo guarda pensando che è la pubblicità di un evento dell’estate. Quella è un immagine popolare, appunto. Diremmo Pop? Non lo so, però è apprezzato. E quell’immagine rappresenta la Festa dell’Unità di Roma, un evento popolare, di tutti i romani. Dico di più: mai come quest’anno la festa ha avuto così tanti visitatori. Forse vuol dire che siamo in sintonia con la città. E forse quel manifesto ha fatto la sua parte. Poi se qualche settario o qualche intelligenza suprema con la verità in tasca vuole criticarlo…lo facesse pure…Alla fine vedrai, mi ringrazieranno tutti”.
Tranne la donna del manifesto…
“No. Lei sarà invitata a un dibattito proprio qui alla Festa”.
Non è che svelata al parte superiore del manifesto ci troviamo la faccia della Minetti?
“Mettiamola così: il suo non è certo un invito, le mani tengono ben stretta la gonna, e questo dovrebbe far capire con quanta rabbia e decisione quella ragazza sia contraria a tutto quello che, per alcuni, potrebbe significare quel manifesto…ci siamo capiti?”
L’anno prossimo cosa ti ispirerà Berlusconi?
“L’anno prossimo sarà legato a Roma e alle amministrative che saranno alle porte”.
Quindi il soggetto sarà un calcinaccio che rappresenta lo stato in cui versa la Capitale?
“Anche….Però mi piace utilizzare sempre un corpo umano. Il corpo è la comunicazione perfetta. Molto di più di uno slogan o di qualsiasi altro soggetto. Pensavo fortemente ad una chioma riccia!”
Beh, tu hai lanciato un amo quest’anno. Tanti hanno abboccato, e altri hanno scelto di andare verso altre esche. In politica dove lanceresti l’amo? A sinistra o al centro?
“Di sicuro l’amo va gettato all’interno del Pd. Sono stanco della ricerca di alleanze. Sono stufo delle coalizioni per mettere dentro tutto e il contrario di tutto. Pensiamo al Pd prima di tutto. L’Udc prima o poi dovrà decidere cosa fare ma non si può stare in eterno ad aspettare una sposa. Con Sel, se vogliamo, siamo già all’altare”.
Ad un elettore indeciso cosa diresti, di guardare il manifesto o di seguire i dibattiti?
“Gli direi di fissare un po’ il manifesto e di guardarsi intorno. Il Pd non è solo D’Alema, Bersani, Veltroni, Fioroni, ma molto altro. Le persone dovrebbero capire che, al di là dei politici che tutti conosciamo, ci sono tantissime persone che lavorano nel silenzio, per migliorare il partito e farlo crescere. Sono persone perbene”.
Perché le persone le persone perbene ci mettono tanto a fiorire e quelle per male hanno tempi molto più stretti per farsi strada?
“Le persone perbene pensano che bisogna fare tutti i passi per fare le cose, le persone per male sono più spericolate”.
A parte il manifesto, tu ti consideri una persona perbene?
“Certo! Dovremmo però essere più spericolati, in senso buono s’intende, per farci strada! Gli spericolati in senso cattivo sono pure troppi, anche nel Pd”.
Ti manca Veltroni o non sopporti Alemanno?
“Mi manca il modo di governare di Veltroni. Quella giunta aveva un’idea di città, giusta, meno giusta, perfettibile ma era qualcosa. Alemanno e i suoi hanno fatto tredici senza giocare la schedina. Non sanno fare nulla. Mi manca di Veltroni l’essere sindaco, primo cittadino fra i cittadini. Quando guardavo la piazza del Campidoglio, sembrava ti abbracciasse. Quella stessa piazza è stata “imbrattata” con quel saluto romano la sera della vittoria di Alemanno e non è più la piazza di tutti”.
Me la presenterai la ragazza del manifesto?
“No. Sono molto discreto, lo sai”


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