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Diritto di critica | October 30, 2020

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Afghanistan, quegli attentati nei giorni "giusti" - Diritto di critica

Afghanistan, quegli attentati nei giorni “giusti”

Alla fine voterà Sì. La Lega è pronta a sostenere il governo per il rinnovo delle missioni all’estero. Oggi si terrà il voto che prorogherà i finanziamenti per gli interventi delle nostre Forze Armate in Afghanistan, Libano, Kosovo, Bosnia, Libia. Un Sì sofferto visto che Umberto Bossi solo 24 giorni fa aveva dichiarato che “Ci sono troppi uomini in giro che ci costano troppo e ogni tanto muoiono anche”. Ma la posizione della Lega sulle missioni non mette al riparo i nostri militari. Tutt’altro. Nello scenario afghano sembra che, negli ultimi tempi, ad ogni tentennamento leghista un militare italiano perda la vita.

Con la Libia il Carroccio diventa pacifista. Sulle missioni all’estero la posizione della Lega nel governo si era andata modificando con l’intervento in Libia. Una guerra che avrebbe cambiato gli equilibri nordafricani e avrebbe incrinato le politiche migratorie imposte dallo stesso Carroccio. Ma già con il nuovo anno la Lega mostrava segni di insofferenza: “La missione in Afghanistan sta durando più del necessario”. Così, ad una settimana dell’approvazione alla Camera del dl per il rifinanziamento delle missioni, muore ucciso da un attentatore il caporal maggiore Luca Sanna. Il 25 gennaio la missione viene votata dalla Camera e il 16 febbraio dal Senato, divenendo legge. Il 28 febbraio muore il tenente Massimo Ranzani. Poi nessun altro morto in Afghanistan fino al 2 luglio (escludendo la morte di Cristiano Congiu, ucciso da un delinquente comune), quando si avvicina nuovamente la scadenza per il rinnovo.

Via dall’Afghanistan”. L’attentato in cui muore il caporal maggiore scelto Gaetano Tuccillo riaccende le polemiche. “Credo sia il momento di cambiare strada profittando del decreto sul rifinanziamento delle missioni”, ha commentato a caldo il ministro Roberto Calderoli. Secca la risposta del sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto (Pdl): “Non riesco a capacitarmi che quando il nostro Paese è colpito da eventi funesti, ci sia sempre qualcuno pronto ad utilizzarli per giustificare una posizione politica”. “Ridiscutere la missione sarebbe un torto a Tuccillo”, ha aggiunto Ignazio La Russa. Il 6 luglio la Lega comunica al governo di non aver intenzione di votare il dl sul rifinanziamento. La spaccatura nel governo è ormai evidente. Il 12 luglio, il caporal maggiore Roberto Marchini perde la vita a causa dell’esplosione di un ordigno. Il 20 luglio il viceministro leghista Roberto Castelli dichiara che non parteciperà alle votazioni sul dl per il rifinanziamento delle missioni: “È del tutto evidente, allo stato dei fatti, che l’intervento umanitario non può reggere ed è del tutto incredibile. D’altro canto, essendo io un esponente del governo, non posso certo nascondermi che questa scelta ha ricadute di natura politica”. Mentre il voto slitta dal 21 luglio ad oggi, un altro militare italiano trova la morte il 25 luglio. Si tratta del primo caporal maggiore David Tobini.

Il tremendo sospetto. Il sospetto che le fratture interne al governo vengano lette come opportunità per i talebani appare più che fondato. Questi ultimi sembrano aver cambiato strategia: attacchi mirati nei momenti “giusti”, cioè quando il Parlamento deve approvare il rifinanziamento. E se il fronte interno non è compatto, la strategia sembra quella di allargare la frattura e sperare di spingere il governo al ritiro. E la debolezza dell’esecutivo, oggi sembra mettere in pericolo anche i nostri militari.

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