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Diritto di critica | July 11, 2020

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"Ridateci almeno quel che resta dei corpi" - Diritto di critica

di Giancarlo De Palo*, testo raccolto da Emilio Fabio Torsello

Ridateci almeno quel che resta di quei poveri corpi. Il gioco sporco lo capii quasi subito. Nel caso della scomparsa di Graziella De Palo e Italo Toni la strategia adottata fu quella del rinvio ad oltranza, ad inaugurarla fu – dal 15 settembre 1980 – l’ex capo dell’Olp a Roma, Nemer Hammad. Il 15 settembre era la data in cui Graziella doveva tornare a casa. E il 15 settembre fu il giorno in cui mia madre si mise in allarme.

Non era difficile andare da casa mia – presso via Sant’Agnese – e percorrere i duecento metri di via Bressanone per raggiungere l’ufficio dell’Olp in via Nomentana, davanti al San Leone Magno. Nemer Hammad ci diceva di stare tranquilli e che si trattava di un semplice problema relativo alla prenotazione del posto in aereo. Mia madre alla fine si decise a rivolgersi alle autorità diplomatiche a Damasco, in Siria, e a Beirut, in Libano.

Fu quasi dopo un mese che sapemmo la prima verità: di Graziella e Italo si erano perse le tracce la mattina del 2 settembre 1980, all’indomani di una loro drammatica visita all’ambasciata italiana a Beirut Ovest, nella zona della città controllata dalle milizie siriano-palestinesi. In sostanza, i due giornalisti avevano perso la protezione di Al Fatah, componente maggioritaria dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp), allora guidata da Yasser Arafat.

Stanchi di quella visita “di routine” , Italo Toni aveva litigato con l’allora capo ufficio stampa dell’Olp a Beirut perché voleva portarsi in zona di guerra, al confine libanese con Israele, presso gli ultimi avamposti palestinesi. Nel 1968 Italo Toni era stato infatti lo scopritore – per il mondo occidentale – dell’organizzarsi della resistenza palestinese che sarebbe poi sfociata nella nascita dell’Olp. Graziella, invece, era stata cresciuta dal direttore dell’Astrolabio, Luigi Anderlini, e di Paese Sera, Giuseppe Fiori. Da tre anni si informava presso l’onorevole socialista Falco Accame sul traffico d’armi fra l’Italia e il Medio Oriente che aveva come protagonista – secondo quanto aveva denunciato proprio Graziella – il capocentro del Sid (poi Sismi), colonnello Stefano Giovannone.

In un contesto di crisi come quello del Libano di allora, Graziella e Italo furono rapiti dall’unica delle tre fazioni dell’Olp con la quale non avevano preso alcun contatto. La più estremista e maggiormente legata al terrorismo: il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp), di George Habbash. All’epoca, infatti, c’era un contenzioso sottobanco tra l’Italia e del Fplp, dovuto al caso Pifano: un membro dell’Olp in Italia – Abu Saleh, poi condannato – era stato arrestato in seguito al ritrovamento di un furgone con alcuni missili terra-aria Strela, diretti a Ortona e quindi in Libano. L’arresto e la successiva condanna dell’esponente palestinese, portarono al cortocircuito dei rapporti tra Italia e Olp.

Il sequestro e l’omicidio di Graziella e Italo, però, sono legati strettamente anche alla strage di Bologna, avvenuta esattamente un mese prima della loro scomparsa e tragica realizzazione delle minacce di Bassam Abu Sharif – rappresentante estremista del Fplp – su una sanguinosa rappresaglia in caso di mancata liberazione di Abu Saleh, avvenuta solo dopo la notizia della morte di Graziella. Tutto questo è emerso ora con chiarezza grazie all’infaticabile lavoro del magistrato Lorenzo Matassa e di un giornalista di razza come Gian Paolo Pelizzaro, che hanno contribuito alla recentissima riapertura dell’inchiesta sulla pista palestinese nella strage di Bologna. “Un’azione eclatante e sanguinaria – hanno scritto Matassa e Pelizzaro nella loro relazione – può costituire il momento iniziale di una strategia che usa vittime innocenti per l’ottenimento di un risultato, ma può esserne anche il drammatico e apparentemente incomprensibile epilogo”. Con lo “strascico” della vicenda De Palo-Toni.

Sul caso De Palo-Toni, però, nel 1984 è stato posto il Segreto di Stato ed è calato il silenzio. Il merito di aver riportato all’attenzione dei media questa vicenda ormai nota soltanto agli “addetti ai lavori” – a partire dal convegno dell’11 settembre 2009 presso il Campidoglio – è della sensibilità al tema della memoria condivisa e della ricostruzione dei tragici anni del terrorismo italiano, dell’allora neoeletto sindaco di Roma, Gianni Alemanno, appoggiato dalla competenza sul tema di Gian Paolo Pelizzaro.

E proprio oggi il sindaco di Roma è tornato sull’argomento: “Dobbiamo continuare a ricercare la verità sulla scomparsa di Graziella De Palo e Italo Toni  -ha detto il primo cittadino, intervenuto alla cerimonia in memoria dei due giornalisti – e tentare di recuperare le due salme. Facciamo appello alla Croce Rossa internazionale e all’Autorità palestinese affinché aiutino i familiari e le nostre autorità ad individuare dove sono stati sepolti Graziella e Italo”. Ridateci almeno quel che resta di quei poveri corpi.

*giornalista, fratello di Graziella De Palo

APPROFONDIMENTI:

LA STORIA SIAMO NOI – IL CASO TONI – DE PALO

CHI SA PARLI