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Diritto di critica | August 19, 2019

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Licenziamenti facili, cosa cambia con la manovra - La scheda - Diritto di critica

Licenziamenti facili, cosa cambia con la manovra – La scheda

Scritto per noi da Virgilio Bartolucci

La Commissione Bilancio di palazzo Madama dà il via libera alla Manovra che martedì inizierà il suo iter proprio dal Senato. L’approvazione arrivata ieri dovrebbe scongiurare una nuova debacle sui mercati ad inizio settimana, ma non mancherà di far discutere nei prossimi giorni, soprattutto per quanto riguarda la deroga ai contratti nazionali in tema di licenziamenti. Un emendamento della maggioranza prevede, infatti, che gli accordi aziendali, o territoriali, potranno derogare non solo alla disciplina dei contratti nazionali ma anche alle tutele dello Statuto dei lavoratori. Significa che anche le aziende con più di 15 dipendenti potranno ricorrere più facilmente al licenziamento senza giusta causa – vietato dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – sempre che vi sia il consenso dei sindacati maggioritari sul posto di lavoro.

Il contenuto dell’emendamento all’articolo 8 della manovra rappresenta un cambiamento significativo del mercato del lavoro nel nostro paese. Un mutamento trapelato come una delle principali richieste contenute nella misteriosa lettera che i vertici Ue hanno spedito al governo italiano prima di acquistare i nostri titoli. Non ne ha fatto mistero il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: “il nostro sistema di relazioni industriali assume quella dimensione “tedesca”, sollecitata da tutte le istituzioni sovranazionali, compresa la Bce, in modo che imprese e lavoratori collaborino per creare le condizioni più convenienti agli investimenti, alle nuove assunzioni, ai contratti di lavoro di qualità”.

La modifica all’articolo 8 stabilisce che, “fermo restando il rispetto della Costituzione, nonché i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro”, le specifiche intese aziendali e territoriali “operano anche in deroga alle disposizioni di legge” ed alle “relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro”. Ma c’è di più, perché l’emendamento prevede che le intese valide saranno non solo quelle “sottoscritte a livello aziendale o territoriale da associazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”. Anche le associazioni “territoriali”, infatti, avranno la possibilità di realizzare intese “con efficacia nei confronti di tutti i lavoratori interessati”, su temi come “le mansioni del lavoratore, i contratti a termine, l’orario di lavoro, le modalità di assunzione, le conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro”, sempre “a condizione di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relativo alla presenze sindacali”.

Per i sindacati locali, dunque, sembra aprirsi uno spazio maggiore, mentre le associazioni nazionali sono costrette a contarsi e a misurarsi all’interno dei luoghi di lavoro con agguerrite rappresentanze territoriali.

Restano escluse dalla contrattazione aziendale alcune materie. Ad esempio, non si potranno fare accordi locali su temi quali “il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio, il licenziamento della lavoratrice dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione al lavoro, nonché fino ad un anno di età del bambino, il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore ed il licenziamento in caso di adozione o affidamento”.

Ma a riaprirsi è lo scontro tra Cgil, da un lato e Cisl e Uil, dall’altro. Secondo la numero uno della Cgil, Susanna Camusso, che  vede confermate le ragioni dello sciopero di martedì prossimo, “le modifiche della maggioranza di governo all’articolo 8 indicano la volontà di annullare il contratto collettivo nazionale di lavoro e di cancellare lo Statuto dei lavoratori, e non solo l’articolo 18, in violazione dell’articolo 39 della Costituzione e di tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama”. Nettamente contro la politica sindacale della Cgil si schiera il leader della Cisl, Raffaele Bonanni,  “Camusso sta facendo molto di più del governo, il doppio, per dividere il sindacato”. La segretaria della Cgil, dice Bonanni, “ha organizzato uno sciopero senza dire niente a nessuno”.

Comments

  1. antonio

    Ma mi chiedo, questi politici mangino sulle nostre spalle, hanno mandato il bel paese a fanculo, fanno imbrogli su imbrogli e poi fanno anche manovre dove il piccolo operaio può essere licenziato magari perche antipatico al capo. Ma una manovra che permetta a noi cittadini di mandare a casa quel politico che secondo NOI CITTADINI non stà facendo bene il suo lavoro quando la fanno,e perchè non farlla NOI CITTADINI???

    • gian

      hai proprio ragione !!! vorrebbero dinuovo farci tornare al medioevo , proviamo a licenziare anche loro poi vediamo cosa fanno !!!

    • Fabio

      Noi cittadini abbiamo un mezzo unico che è il voto!
      Pensiamo che quando si va a votare possiamo scegliere solo tra centrosx o centrodx
      Per protesta o per licenziali tutti come qualcuno scrive proviamo tutti a votare il movimento cinque stelle
      Grillo sarà un comico..ma x’ questi quà cosa sono?
      Forse lui è più onesto!

    • rosamaria

      E’ davvero impossibile accettare tali soprusi e rimanere inerti davanti a questa classe politica che continua a tutelarsi e a ingigantire le proprie entrate. L’Italia fallisce, i cittadini perdono soldi dignità diritti e loro invece sono sempre più ricchi e sorridenti! E’ ora che tutti insieme ci ribelliamo, con civiltà e senza violenza, ma con determinazione e durezza. Io sono andata allo sciopero indetto dalla CGL (pur non essendo simpatizzante). Ho intenzione di partecipare a qualsiasi azione di dissenso che intenderanno promuovere forze sane del Paese (Grillo, Movimento 5 stelle). Ho sempre firmato i referendum promossi da Di Pietro. Credo proprio che sia necessario manifestare con molta forza il proprio dissenso perchè l’attuale governo agisce in sfregio dei cittadini e l’unico sentimento che prova è di profonda irritazione se ostacolato. Coraggio, diamoci da fare!

  2. gian

    non sarebbe meglio ” lavorare meno e lavorare tutti ” riduzione orario di lavoro da 8 a 6 ore come già in altri paesi , così si potrebbero occupare molti giovani che non lavorano non vi pare??? .

    • Paolo

      Vero…lavorare meno lavorare tutti…ma la paga? O credi che le aziende siano disponibili a mentenere lo stesso salario con meno ore lavorate? Non credo proprio, semplicemente faranno come ora: in Cina, e poi rivendono il tutto come se fosse fabbricato in Italia…fidati. Io lavoro in un azienda con oltre 1000 dipendenti, e vedo motagne di scatoloni made in Cina….uno schifo…e se poi chiedi 50 euro in più…ti dicono chiaro e tondo: quella è la porta….vai pure…poi assumono con contratti interinali cosi le persone sono più ricattabili…bello lavorare cosi…

  3. cepi

    Non se ne può più. Siamo disorientati votanto un pò a dx e un pò a sx. Siamo stanchi di queste ruberie dei politici di dx e di sx. E’ l’ora di farli scendere dal loro scanno e fare un ricambio generazionale con personaggi nuovi ed onesti con una nuova legge che chi ruba (quando accertato), vada subito in galera e non ai domiciliari. Non ne possiamo più………………………………………….
    Basta …………………………………………….

  4. antonio

    ci stanno portando loro alla rovina questi politici rincoglioniti sempre peggio spero che lenostre sofferenze gli vengono sulla loro pelle e devono morire soffrendo

  5. giorgio

    oggi ci sono 45/60enni che negli anni hanno maturato scatti di anzianità superminimi e la vecchia contingenza congelata, per cui possono aiutare i figli che non lavorano, domani ci saranno i figli che lavoreranno al posto dei padri e che con il salario che percepiranno non potranno aiutare i padri che resteranno senza lavoro e che non potranno andare in pensione fino all’età di 67 anni. giorgio