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Diritto di critica | January 19, 2019

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La Bce si spacca sui bond italospagnoli e le borse crollano: Milano -4,95% - Diritto di critica

Scritto per noi da Virgilio Bartolucci

 

Si dimette il tedesco,  Juergen Stark, importante membro del consiglio esecutivo e del consiglio dei governatori della Bce. Secondo un’indiscrezione dell’agenzia Reuters, Stark era contrario all’acquisto dei titoli italiani e spagnoli. La notizia diffonde il panico sui mercati europei:  borse a picco con Piazza Affari, maglia nera, che cede il 4,95%.

In netto ribasso anche l’euro quotato a 1,3699 sul dollaro, ai minimi da sei mesi a questa parte, mentre lo spread, il differenziale tra i nostri Btp decennali e i bund tedeschi, ha nuovamente superato la soglia dei 370 punti base, prima di tornare a scendere sotto i 360. All’origine dei timori c’è una Banca centrale europea percorsa da una spaccatura  insanabile.

Jean-Claude Trichet, il presidente della Bce, che, solo giovedì, ha preferito non rispondere a chi gli chiedeva se avrebbe sostenuto ancora l’Italia e la Spagna nel loro sforzo per ridurre il deficit e riportare i bilanci in ordine, ha chiarito: “è importante che le decisioni prese dai Paesi siano pienamente e rapidamente implementate”. Trichet ha ribadito la necessità della “riaffermazione dell’inflessibile determinazione dei singoli Paesi dell’area euro ad agire sul debito”.

Quello che sembra un semplice incidente di percorso, attribuibile  alle convulse giornate che segnano questa crisi, è in realtà qualcosa di ben più significativo. Da un lato, le dimissioni di uno dei pezzi da novanta della Bce, come Stark, sono il segnale che mostra come, sulle soluzioni adottate per arginare un credit event così inatteso, regna l’assoluta incertezza. Dall’altro, lo scontro interno alla Banca centrale europea mette definitivamente fine all’idea che la moneta comune, da sola, possa far convergere le politiche economiche dei paesi membri, regolando i differenti regimi fiscali, i costi delle istituzioni, le politiche di crescita e di spesa.

Dal maggio 2010 a oggi, il piano di acquisti di titoli di Stato dell’Eurozona, ha acquistato 130 miliardi circa di bond. Per  volontà  della  Bce, lo stesso piano ha subito uno stop di 5 mesi, per poi riprendere ad inizio agosto. Ed è proprio a questo punto che si sarebbe consumata la rottura definitiva  di Stark.

A raccontarlo è una delle più accreditate testate tedesche, la Faz Frankfurter Allgemeine Zeitung, durante il vertice tenutosi a inizio agosto e decisivo per l’acquisto dei titoli sovrani di Italia e Spagna, Stark ha votato contro assieme all’altro consigliere tedesco, il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, e altri due presidenti di Banche centrali nord europee.

Ma a prevalere è stato il voto dei sei membri permanenti del Comitato esecutivo e dei17 presidenti o governatori delle Banche centrali nazionali dell’Eurozona favorevoli a far ripartire il piano della Bce, che, da maggio 2010 ad oggi, ha acquistato all’incirca 130 miliardi di titoli dell’area Euro.

Da sempre, Juergen Stark è stato un critico feroce dell’idea  che  per  scongiurare  un default di Italia e  Spagna si dovesse intervenire acquistandone i bond.  La presa di posizione del capo  economista dell’Eurotower si spiega con il  malcontento  della  Germania su cui grava tutto il peso della crisi del debito dei paesi mediterranei. Un malcontento che  Angela Merkel non perde occasione per mostrare pubblicamente, prima di riconoscere di non poter far altro per salvare l’euro.

Chi condivide la posizione di Stark non vuole concedere più nulla ai Paesi che non rispettano i vincoli fissati dalla comunità europea. Al contrario, i favorevoli agli aiuti temono che un default di Spagna e Italia  potrebbe minare definitivamente sia l’euro che la Ue.

Appresa la notizia delle dimissioni all’apertura del G7 di Marsiglia, il governatore di Bankitalia e prossimo presidente della Bce, Mario Draghi, non ha voluto commentare la notizia. Proprio Draghi aveva ricordato ai singoli Paesi membri di non contare troppo sull’acquisto di titoli da parte della Bce.

A livello parlamentare l’eco delle dimissioni di Stark si è fatto sentire anche nella Commissione bilancio della Camera, che ha sospeso l’esame della Manovra per valutare le conseguenze della mossa, mentre la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia ha lanciato l’allarme: “Oggi il nostro paese è in pericolo. O i problemi li diciamo chiaramente o se li lasciamo fuori dal tavolo facciamo un danno al Paese”.

Parole che esplicitano la sensazione, sempre più netta nei non addetti ai lavori, che dietro al lessico economico e alle frasi fatte che sentiamo ripetere continuamente in televisione e sui giornali, si nascondano ben altre verità, assai più interessanti e decisamente più preoccupanti.

  • antonimo

    Il lessico economico e le frasi fatte che sentiamo ripetere continuamente da “politici”, “economisti” e stampa, serve a mascherare la vera sostanza del problema: Il potere vero è stato consegnato ai banchieri. L’Italia e con essa i paesi dell’Europa che hanno aderito alla moneta unica (non l’Inghilterra, la Svezia, la Danimarca etc.), hanno rinunciato alla sovranità monetaria ed ora sono in balia dei cosidetti mercati, ovvero di usurai internazionali autorizzati che, in ossequio alle teorie economiche di Milton Friedman ed in nome della stabilità della moneta, vogiono distuggere le società avanzate, in particolare dell’Europa. E’ un progetto criminale che con la dismissione del patrimonio pubblico attraverso privatizzazioni selvagge a favore delle Mercegaglia di turno, la distruzione del ceto medio e delle minime garanzie sociali, creerà masse enormi di diseredati. Questa è la verità che viene nascosta in quanto troppo pesante da rivelare alla pubblica opinione. Adesso anche la forte Germania si è resa conto che neanche loro sono al sicuro da questo meccanismo infernale. Per quanto riguarda l’Italia, la classe politica, sia a destra che a sinistra, è colpevole del tradimento degli interessi vitali del paese. E’ assolutamente necessario che la pubblica opinione si svegli dal letarago “televisivo” e spazzi via una classe politica indegna, corrotta ed irresponsabile che sta trascinando il paese in un baratro peggiore di quello del 1929.