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Diritto di critica | October 15, 2019

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Bush acclamato a Ground Zero, silenzio per Obama - Diritto di critica

Bush acclamato a Ground Zero, silenzio per Obama

Ground Zero applaude l’uomo che ha ordinato le guerre in Afghanistan e Iraq alla cieca, portando l’America nel baratro finanziario-politico attuale. Per Obama, che quelle guerre le sta faticosamente chiudendo, mentre si barcamena con un deficit di bilancio da capogiro, neanche un piccolo clap. L’America fa marcia indietro?

Il discorso scelto da Bush per la cerimonia di ieri a Manhattan era perfetto: la lettera di Abraham Lincoln alle vedove della guerra civile. Un testo scritto da un padre della patria, peraltro democratico. Succo del discorso: “non ci sono parole capaci di consolare il vostro dolore, solo l’orgoglio solenne per chi si è sacrificato sull’altare della libertà”. Epico e prudente, visto che fuori dalla piazza 200 persone agitavano cartelli che invocano “Verità” sull’attentato: a consolare loro servirebbe un processo – contro di lui e il suo staff – che non si celebrerà mai.

Ma complottisti a parte, il pubblico americano ha applaudito Bush e non Obama, che ha parlato delle stesse cose e con lo stesso trasporto. Perché?

L’americano medio può forse disinteressarsi delle inchieste sull’attentato alle Torri Gemelle, può dimenticare le reali motivazioni della guerra al terrorismo e il numero di morti – specie civili – che ha causato. E nonostante questo essere orgoglioso di sè stesso e del suo paese. Ma lo stesso americano medio, oggi, non può dimenticare la disoccupazione al 10 per cento, le tasse in crescita e l’angosciante sensazione di vuoto sotto i piedi. Chi lo ha ridotto in 10 anni da primo cittadino del mondo a paria, debitore, imbranato cowboy senza un soldo in tasca?

Secondo logica, Bush; ma l’americano medio non la pensa così. Vede il responsabile ultimo, l’attuale presidente: Obama, che aveva promesso un cambiamento che ancora non si è visto. Di certo non in meglio per le tasche degli americani, nè per l’orgoglio a stelle e strisce.  Con Bush, l’americano medio si sentiva un crociato della giustizia; con Obama, uno sfigato, forse complice di crimini contro l’umanità.

Quindi vuol tornare indietro, almeno con il cuore. E forse anche con le preferenze politiche, guarda caso proprio quando cominciano le campagne elettorali per la presidenza 2012. Con quale America si troverà a dover trattare il mondo, se queste sono le premesse?

 

Comments

  1. Dario

    Ottimo articolo. Il fanatismo che i repubblicani sono riusciti a suscitare nei cuori dei cittadini americani è estremamente preoccupante, soprattutto perchè sta facendo perder loro coscienza di ciò che sta succendendo realmente nel mondo. Solo un appunto: qui scrivete che Lincoln è stato un padre della patri democratico. Ma è sbagliato, Lincoln è stato il primo presidente repubblicano degli USA. Sembra strano da dire oggi, ma durante la guerra di secessione i progressisti, quelli che combattevano per l’abolizione della schiavitù e per maggiori diritti sociali erano i repubblicani, cioè i nordisti. Il sud schiavista era invece per la maggior parte democratico. Poi ovviamente nel corso degli anni, soprattutto da Roosevelt la situazione si è ribaltata.

  2. Gnu

    Che io sappia Lincoln era repubblicano, no?

  3. Morris

    Ero d’accordo sugli interventi e lo sono tutt’oggi. ciò non significa ovviamente avallare l’avidità degli speculatori… come ovviamente non occorre commettere l’errore di avallare il fanatismo dei fondamentalismi.

  4. Matteo

    Lincoln era repubblicano, non democratico.

  5. Eugenio

    Lincoln era repubblicano, quando i democratici erano quelli conservatori e pro-schiavitù. E i repubblicani erano i progressisti. Nella storia Usa, i cambiamenti soprattutto demografici e economici tra le diverse zone del paese hanno portato poi a un capovolgimento nella modernità dei due partiti: ora i repubblicani sono conservatori (anche se gli esponenti attuali sono solo dei folli), i democratici tendenzialmente progressisti (ma alquanto codardi, soprattutto in senato).