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Diritto di critica | September 20, 2019

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Carlo Verdone: «Basta con Tarantini &Co. Sui giornali si parli di giovani e lavoro» - Diritto di critica

Carlo Verdone: «Basta con Tarantini &Co. Sui giornali si parli di giovani e lavoro»

Anche ad un grande attore maestro di modestia possono venire i cosiddetti «5 minuti», durante i quali gli aneddoti di una carriera esaltante lasciano posto ad una riflessione seria e decisa sull’Italia di oggi.

Intervenuto al festival internazionale “Con-vivere” di Carrara (Ms), dedicato quest’anno agli italiani e all’anniversario dell’Unità, Carlo Verdone si lascia andare e ragionando di giovani ammette: «Scusate ma ve lo devo proprio dire. Sono stufo di vedere le prime pagine dei giornali che parlano ogni giorno di Tarantini e Lavitola. Basta! La notizia di questi giorni è che la Borsa va male e che in Italia non c’è lavoro!». La discussione si sposta dunque sulla generazione perduta dei trentenni, ai quali non viene data alcuna possibilità: «Siamo veramente ridotti male, si è perso il senso della morale e la nostra è una società confusa».

Una società che l’attore romano ha rappresentato meticolosamente negli ultimi trent’anni. A “Con-vivere” 2011 si parla infatti di italianità, vizi e virtù di un popolo a cui Verdone deve molto: «I miei personaggi? Mi ha ispirato la gente comune, il mio vicino di casa, il prete della parrocchia, gli amici». Ecco rievocati Mimmo il bambinone ingenuo, Ruggero il figlio dei fiori, Enzo il tamarro che parte per la Polonia con l’intento di adescare ragazze dell’Est, e così via.

Tutti “tipi” italiani che ognuno di noi può ritrovare nelle proprie città. E che in fondo non sono poi così cambiati dagli Anni Ottanta: «Io, Nuti, Troisi, Benigni – continua – abbiamo inaugurato la commedia “amara”, quella che mostra uomini perdenti e donne emancipate e stressate alle prese con i problemi della società del benessere».

È il cinema che mostra la fragilità umana, la mitomania (il protagonista di “Borotalco”, ancora attualissimo, ha la necessità di assumere un’altra identità per rendersi forte), la crisi delle relazioni, la nevrosi dell’uomo moderno (“Maledetto il giorno che ti ho incontrato” sembra scritto ieri).

C’è una ricetta per dare speranza alla società italiana? Verdone offre il suo contributo cinematografico, ammettendo però una difficoltà di fondo: «Molte commedie di oggi sono delle specie di favolette – spiega – non ti lasciano nulla, come la tv che fagocita lo spettatore e lo trascina nella mediocrità. Io non riesco a trovare molto spazio, un film come “Immaturi” non saprei farlo».

La commedia ideale verdoniana è quella che unisce l’umorismo (non semplice comicità quindi) ad una critica sociale, politica e di costume. In attesa del suo ultimo film, “Posti in piedi in paradiso”, Verdone ci lascia pontificando: «Ha ragione il sociologo Bauman, la nostra è una società liquida, insicura». L’impressione è che i “5 minuti” non finiranno così presto.