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Diritto di critica | March 28, 2020

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Turchia e Israele, da alleati a nemici - Diritto di critica

Turchia e Israele, da alleati a nemici

“Si comporta come un bambino viziato”. È questa una delle tante dichiarazioni rilasciate in questi giorni dal primo ministro turco Recep Erdogan nei confronti di Israele. Segno di un incessante degrado delle relazioni dei due paesi, ulteriormente peggiorato martedì 6 settembre con la decisione della Turchia di sospendere ogni legame con Tel Aviv nel campo della difesa e di intensificare i pattugliamenti navali nel Mediterraneo orientale. Secondo Erdogan questo è solo l’inizio di una serie di misure che saranno prese contro questo paese in conseguenza della sua politica nei confronti dei Palestinesi.

Da alleati a  nemici. Le relazioni tra Turchia ed Israele sono sul filo del rasoio. La decisione di Erdogan di inviare le proprie navi da guerra nelle acque in cui opera la marina israeliana comporta infatti il rischio di uno scontro navale. Finisce così una cooperazione militare iniziata con la firma dell’accordo-quadro del 1996 con il quale Israele era incaricata di portare avanti importanti progetti di modernizzazione dell’esercito turco.

Il rapporto dell’ONU. Lo scorso venerdì 2 settembre, il governo di Ankara aveva già annunciato l’espulsione dell’ambasciatore israeliano e la sospensione degli accordi militari bilaterali in seguito alla pubblicazione da parte dei giornali del rapporto ONU sulla morte di nove militanti turchi filo palestinesi avvenuta nel mese di maggio dello scorso anno durante l’assalto alla nave Mavi-Marmara, il cui equipaggio voleva forzare il blocco di Gaza. Pur riconoscendo la legalità del blocco navale, l’ONU ha accusato Israele di un “eccessivo ed irragionevole” ricorso all’uso della forza.

Erdogan contro tutti. Il primo ministro Erdogan vuole anche intensificare la presenza navale turca a Cipro in segno di disapprovazione per i recenti contratti sul gas proprio con Israele. Ehoud Barak, ministro della difesa israeliano cerca invece il dialogo con la Turchia, affermando che “i due paesi sono i più forti e più importanti del Medio Oriente e sebbene esistano delle divergenze è bene che esse vengano risolte con la testa e non in  modo viscerale. È la cosa migliore per noi tutti e per la stabilità della regione”

I soldi non si toccano. Il ministro dell’economia turco Zafer Caglayan è comunque intervenuto per dichiarare che la Turchia non farà “per il momento” niente che possa interrompere le relazioni economiche con Israele. Ha inoltre immediatamente chiarito che le decisioni del primo ministro Erdogan riguardano esclusivamente alcuni legami commerciali concernenti il settore della difesa e non l’insieme degli scambi commerciali che hanno un valore di 3,5 miliardi di dollari l’anno.