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Diritto di critica | May 24, 2019

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Immigration Day, il cinema che racconta i sogni dei migranti - Diritto di critica

Immigration Day, il cinema che racconta i sogni dei migranti

Sogni futuri e passati, realizzati o infranti, che hanno spinto a partire o che chiedono di tornare:  è tutta dedicata ai sogni la quarta edizione dell’Immigration Day al Milano Film Festival, che si è tenuta presso il Teatro Studio di Milano il 13 settembre. Una sezione, quella dell’Immigration Day, curata dall’associazione Naga di Milano con la partecipazione di Terre di Mezzo – Street Magazine, che si inserisce nella cornice più ampia del festival cinematografico della città meneghina (in programma dal 9 al 18 settembre 2011) e che si propone di rendere il cinema un portavoce delle storie dei migranti di ieri e di oggi.

«Alla base di ogni progetto migratorio – spiega Pietro Massarotto, presidente del Naga – c’è sempre un sogno e per questo abbiamo deciso di dedicare l’edizione di quest’anno dell’Immigration Day  ai sogni, proprio con il fine di mettere in evidenza un lato spesso dimenticato nella narrazione delle migrazioni».

La giornata si è aperta alle 12.00 con la proiezione di “Kineserna Kommer” (“The Chinese are coming to town”) di Ronja Yu – docu-fiction dai toni umoristici e surreali sui conflitti e le problematiche sorte in un paesino svedese in crisi occupazionale a seguito dell’investimento di un ricco imprenditore cinese – per proseguire poi alle 15.00 con “AbUSAdos: la Redada de Postville” di Luis Arguenta: documentario che racconta il volto dell’immigrazione attraverso le storie personali degli individui, delle famiglie e della città sopravvissuta al più costoso e brutale raid immigratorio della storia degli Stati Uniti, quello avvenuto  nel maggio 2008 nella fabbrica ‘Agriprocessors’  di Postville (Iowa), quando furono arrestati per possesso di documenti falsi 389 migranti, tra cui 287 guatemaltechi.

Alle 17.00, sempre presso il teatro Studio, è toccato a “Black Diamond” di Pascale Lamche, che documenta la “moderna schiavitù” dei giovani africani con il sogno di diventare promesse del calcio europeo o mediorientale: seguendo la vicenda di Julie, ghanese, e del suo fratellino Anderson illuso da un promotore e poi abbandonato a se stesso in Tunisia, si dipana tutta l’inchiesta sul traffico di minori nel mondo del calcio globalizzato. Ha chiuso la rassegna alle 20.15 l’unico film-fiction in programma, “The Journals of Musan” di Park Jung-bum, vincitore del Tiger Award del Festival di Rotterdam 2011, che racconta la storia di Seung-chul,  giovane nordcoreano che decide di scappare in Corea del Sud in cerca di una vita migliore. Il film ne evidenzia la difficoltà di inserimento e di trovare la felicità in un paese apertamente ostile. «Quest’anno – spiega Cristina Caon, referente per Immigration Day di Esterni, associazione culturale che cura l’organizzazione del Milano Film Festival – abbiamo voluto esplorare un territorio diverso dal solito. Se infatti l’anno scorso la rassegna si era concentrata sulla denuncia alla gestione socio-politica italiana delle migrazioni, e in particolare nella città di Milano, per questa edizione abbiamo allargato la tematica a tutto il mondo, scegliendo inoltre di proporre film e documentari che parlassero anche del lato più umano, più intimo del problema migratorio».

Nell’ambito della rassegna è stato presentato anche “Vacanze Forzate”, video inchiesta realizzato da Lorenzo Bagnoli e Marco Billeci a cura di Terre di Mezzo, che racconta il “parcheggio dorato” alle porte di Milano dove sono stati alloggiati circa 500 profughi dalla Libia: stranded, arenati in Italia senza alcuna assistenza psicologica o aiuto a trovare casa, lavoro e documenti, i loro sogni infranti contro la burocrazia macchinosa di un paese molto meno aperto di quanto si aspettassero.

«Le tematiche affrontate nell’Immigration Day sono quanto mai attuali quest’anno – continua Caon – per via delle problematiche socio-umanitarie che il nostro paese si è trovato ad affrontare a seguito della guerra in Libia. Abbiamo quindi cercato un approccio nuovo, che palasse del vissuto, del quotidiano dei migranti». Ed è proprio per dare al migrante il ruolo di protagonista – e non solo di oggetto cinematografico – che le proiezioni sono state introdotte da un video dedicato ai sogni dei cittadini stranieri: video girato a Milano e sulle montagne di Monte Campione, dove sono stati alloggiati più di cento profughi sbarcati a Lampedusa. «Le condizioni in cui i cittadini stranieri si trovano costretti a vivere nel nostro Paese – conclude Massarotto – mettono a dura prova anche i sogni più radicati, ma continuano a non scalfire la volontà di partire».

httpv://www.youtube.com/watch?v=9gGoWyFHlUU&feature=share

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