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Diritto di critica | August 14, 2020

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A Lampedusa nervi tesi e ancora troppe parole - Diritto di critica

A Lampedusa nervi tesi e ancora troppe parole

Ci voleva un altro incendio per tornare a parlare di Lampedusa. Dopo due giorni di rivolte, contestazioni e violenze, l’isola è ancora lì, più sola che mai. Gli occhi degli italiani tornano a guardare dal buco della serratura una realtà stanca di promesse. Ieri, nella battaglia confusa tra i migranti evasi dal Cie di Contrada Imbricola, forze dell’ordine e un gruppo di abitanti di Lampedusa, undici persone sono finite all’ospedale. Un ragazzo tunisino sarebbe in fin di vita.

E’ un tutti contro tutti, un caos da mesi pronto a scoppiare. I migranti, stanchi di essere trattati come pacchi postali e i lampedusani stufi di questo clima di emergenza continua, sono arrivati all’esasperazione. Qualche isolano ha inveito contro i cronisti di Ansa, Adnkronos e l’operatore della Rai, Marco Sacchi. Le giornate pesanti le ha raccontate non un politico, ma Ahimed (23 anni) direttamente all’ANSA “È stato terribile” dice il ragazzo mentre si trovava al poliambulatorio, ferito. Lui era vicino al distributore di benzina quando la polizia gli ha caricati. “Eravamo nel distributore, insieme ad altre persone, stavamo protestando contro i rimpatri, a un certo punto si è scatenato l’inferno”.
Ieri mattina, anche il sindaco dell’Isola, Dino De Rubeis, è andato su tutte le furie: ”Alle associazioni umanitarie dico: non definite come razzisti i lampedusani, hanno dato fin troppo. Siamo in guerra, la gente a questo punto ha deciso di farsi giustizia da sola”. Parole forti che colpiscono l’intero stivale, mentre il sindaco è barricato nel suo ufficio durante la guerriglia urbana. Solo in serata, il primo cittadino, si è scusato con il presidente Napolitano per le dure parole pronunciate.

Al Sindaco ha risposto Rita Borsellino:  i toni usati da De Rubeis e da alcuni politici “non sono accettabili”. Anche perché quel Cie aperto nel 2007 e bruciato già una prima volta nel 2009, è stato sempre al centro dell’attenzione da parte degli operatori umanitari e dalle associazioni. Trasformato da Centro di accoglienza a Centro di identificazione ed espulsione con l’immediatezza di un decreto. Bisogna pur dire che sugli 804 posti, due giorni fa all’interno del Cie c’erano 1200 migranti.

In questi mesi Lampedusa e i migranti sono andati avanti a colpi di promesse quasi mai mantenute. Questa volta De Rubeis, confinda nel Ministro dell’interno, Roberto Maroni. Dopo un brevissimo colloquio gli sarebbe stato assicurato che entro domani i migranti tunisini presenti sull’isola saranno trasferiti in altri centri di accoglienza sulla terraferma. La conferna è arrivata anche dal sottosegretario all’Interno con delega all’immigrazione e asilo, Sonia Viale: “Entro le prossime 48 ore tutti i clandestini presenti a Lampedusa saranno trasferiti per essere poi rimpatriati. Tali episodi di inaccettabile violenza non modificano il piano dei rimpatri, che prosegue e non subirà rallentamenti“.
A sostegno dei lampedusani è arrivata anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Daniela Santanchè che assicura di organizzare un sit-in in favore degli abitanti dell’Isola.

La situazione andrebbe invece affrontata senza alcuna rivendicazione di partito né bandiera, accelerando le responsabilità e facendo chiarezza. “Quanto sta succedendo a Lampedusa è chiaramente la conseguenza di una politica miope. Gli accordi fatti dal governo italiano non hanno considerato la particolare condizione socio-economica della Tunisia in questo momento. La riapertura del decreto flussi sarebbe stato l’unico strumento per accompagnare la Tunisia in questo difficile momento di transizione” ha ribadito Christopher Hein, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir). E si domanda quello che si chiedono molti italiani: “perchè non sono stati fatti in tempi brevi i trasferimenti dei migranti da Lampedusa verso la terraferma?

Comments

  1. Carolus

    Chiamiamoli come volete ma….
    1) Sono comunque clandestini.
    2)Noi andiamo a prenderli in alto mare ben oltre il limite delle acque territoriali.
    3) ne salviamo moltissimi da una brutta morte quando le “carrette” stanno affondando.
    4)Li portiamo a terra a lampedusa e li copriamo, curiamo alimentiamo.
    5) Li trasferiamo sulla terraferma per valutare chi di loro è rifugiato politico o simile e quindi abbia il diritto di restare in Italia a nostre spese e sapendo che ingrosserà la schiera dei voccumprà o peggio.
    6) Ma loro non sono soddisfatti ! Spronati e pungulati da no global, centri sociali, sciacalli con bandiere rosse e caritas pretendono ,esigono , vogliono e scappano dai centri di raccolta.
    Non contenti si permettono anche di protestare, di incendiare di minacciare se li riportiamo a casa.

    E dovremmo essere noi a capire, ad accogliere, a subire, ad aiutare, ad integrare magari dando loro una casa, un lavoro (sic), dei quattrini, moschee e quanto altro.

    Finiamola col buonismo a tutti i costi !

  2. andrea

    Pure qui ci sono, ma i centri dove li mettono sono hotel, gli diamo vitto e alloggio gratuito e in più ma questo non so se è vero, perchè non l’ho mai visto coi miei occhi, dovrebbero percepire 40,00 euro al giorno che se facciamo i conti sono 1200,00 euro al mese, che equivalgono a piu soldi di quanto prenda un’operaio con 8 ore di lavoro senza fare nulla e si lamentano pure! mah questo mondo ormai va al contrario