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Diritto di critica | August 19, 2019

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Tunisia, “Le elezioni? Una corsa disperata al potere” - Diritto di critica

Tunisia, “Le elezioni? Una corsa disperata al potere”

Oltre cento partiti, programmi poco chiari, ma soprattutto una vera e propria “corsa al potere”, un’operazione di “marketing politico”, lontana dalle reali esigenze del paese. Nel frattempo, aumenta la disoccupazione e i giovani, disperati, continuano a partire. Tejeddine Gmati, presidente della comunità tunisina in Italia, tornato da Tunisi pochi giorni fa, racconta l’incertezza e l’indecisione in vista del voto, il prossimo 23 ottobre.

Tejeddine Gmati, per chi voterà il popolo tunisino?

“La maggior parte dei tunisini non ha ancora deciso per chi votare e i risultati di queste elezioni saranno un’assoluta sorpresa. I tre partiti in testa ai sondaggi sono quello islamico moderato “Ennahdha” (Rinascita), il cui leader spirituale è Rached Ghannouchi, il Pdp (partito democratico progressista), guidato da Nejib Chebbi, e “Ettakatol” (Fdtl, “forum democratico per il lavoro e la libertà”). Inoltre, sta acquistando visibilità anche l’“Unione patriottica libera”, guidata da Slim Riahi, che conta circa 50mila aderenti. C’è molta incertezza, qualcuno dubita che verranno rispettati i programmi, come nel caso di Ennahdha, che ha promesso di mantenere l’identità di partito moderato. Ci sono poi due partiti capeggiati da “ex ministri” di Ben Ali: “Alwatan” (La patria), guidata da Mohamed Jegham, già ambasciatore della Repubblica tunisina a Roma fino al 2005, che vuole raccogliere intorno a sé le figure “pulite” della Prima Repubblica, mai coinvolte in scandali e corruzione; e poi “L’iniziativa”, fondato da Kamel Morjane, ministro degli esteri di Ben Ali fino al 14 gennaio scorso”

Diamo un po’ di numeri delle prossime elezioni …

“Attualmente ci sono più di 100 partiti, circa 1300 liste e quasi diecimila candidati. Molte liste sono indipendenti: non essendo legate ad alcun partito, potrebbero provocare un ‘effetto sorpresa’ nei risultati. Uno dei rischi è che non si riesca a raggiungere una coalizione di maggioranza, a causa della frammentazione eccessiva dell’Assemblea costituente. Inoltre, i tempi si potrebbero allungare; una volta eletta, l’Assemblea costituente dovrà fare il regolamento interno, poi deciderà sull’elezione del nuovo Presidente della repubblica e verrà dato l’incarico a qualcuno di formare il nuovo governo: nel frattempo, passeranno delle settimane durante le quali rimarrà in carica l’attuale presidente ad interim. Una delle novità significative sarà la presenza femminile, obbligatoria per il 50% nelle liste, con alternanza ”

 

Perché tanta confusione?

“Troppi partiti, tra cui molti sconosciuti all’elettorato, perché non hanno abbastanza visibilità. Inoltre, programmi non molto chiari e, talvolta, troppo ambiziosi, come quello di Ennadha: 600mila posti di lavoro entro il 2016, secondo alcuni, cifra impossibile da realizzare in 5 anni, visto che ogni punto percentuale di crescita del Pil potrebbe creare al massimo ventimila posti. E soprattutto, nessuno di questi nuovi partiti ha esperienza di governo: mancanza su cui insistono gli ex ministri di Ben Ali, che invece si presenteranno a queste elezioni con un bagaglio di esperienza precedente. Per questo, penso che i nuovi partiti non governeranno da soli, ma faranno appello alle personalità nazionali, dal passato trasparente, che potranno contribuire alla costruzione della nuova Tunisia”

A distanza di alcuni mesi dalla rivoluzione, trapela un po’ di delusione …

“L’aspetto positivo è essersi sbarazzati di un regime che soffocava ogni libertà di espressione, mentre ora ci sono centinaia di associazioni, nuovi giornali, cinque nuove televisioni: tutti possono dire e leggere quello che vogliono. La libertà di parola è forse il punto fermo di questa nuova Tunisia, ma la disoccupazione, arrivata alle stelle, crea pessimismo: se prima del 14 gennaio i disoccupati erano 450mila, ora sono 700mila. Il motivo? L’anarchia, scioperi, sit-in, imprese che hanno chiuso, una serie di proteste eccessive in questa fase di transizione, anche perché i sindacati hanno già fatto tanto. I giovani sono disperati, giurano di votare chi darà loro lavoro. Per questo, la disoccupazione è una delle priorità di tutti i partiti, oltre allo sviluppo delle regioni più povere”

Molti tunisini, soprattutto i giovani, continuano ad arrivare in Italia …

“Colpa del disagio sociale: poca chiarezza e troppa demagogia nel panorama politico. Troppe belle parole, promesse, ma niente di concreto. L’impressione è che nessuno sia sincero, sembra un’operazione di “marketing politico”, è una corsa disperata “alle poltrone”. I giovani partono per disperazione: nessuno spiega loro qual è la reale situazione dell’Italia, dove per i prossimi tre anni il Pil avrà una crescita minore dell’1%. L’opinione pubblica tunisina è contraria a questi sbarchi, ma, allo stesso tempo, ci si chiede: perché a Lampedusa si sono ribellati? Bisognerebbe andare a vedere il trattamento che i tunisini hanno nei centri di accoglienza. In Tunisia i profughi, ben più numerosi di quelli arrivati in Italia, sono trattati benissimo”