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Diritto di critica | January 26, 2021

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Sudanesi in fuga. Tra affaristi e guerre i confini si riempiono di profughi - Diritto di critica

Sudanesi in fuga. Tra affaristi e guerre i confini si riempiono di profughi

L’eterno conflitto sudanese continua a sfornare terrore e rifugiati. Una nuova ondata di attacchi aerei sta colpendo prepotentemente uno dei quindici Stati del Sudan, il Blue Nile ( o Nilo Azzurro). Nella giornata di ieri si sono verificati nuovi bombardamenti, preceduti dall’escalation di violenza di mercoledì e venerdì scorso. In questi giorni, circa 1.500 persone si sono riversate lungo il confine di Kurmuk, una città del Sudan situata nella parte sud-orientale del paese e vicino al confine con l’Etiopia.
Le ostilità non segnalano momenti di tregua e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite (UNHCR) prevede che il numero di persone in fuga continui ad aumentare vertiginosamente. “Ci aspettavamo che il numero continuasse a crescere dato le continue ostilità in corso” ha dichiarato il portavoce dell’UNHCR Andrian Edwards ai giornalisti a Ginevra, ricordando che circa 25mila sudanesi hanno trovato rifugio in Etiopia occidentale dall’inizio dell’afflusso di settembre.

I rifugiati che hanno oltrepassato il confine di Kurmuk, hanno dichiarato agli operatori umanitari che sono fuggiti dai violenti combattimenti intorno a Damazine, la capitale del Blue Nile. Secondo i loro racconti, avrebbero camminato per una intera settimana per raggiungere le zone più sicure. Secondo le fonti locali, ci sono altre persone in viaggio che portano con se letti, televisori,capre, suggerendo un lungo esilio. “La maggior parte dei rifugiati restano nelle comunità locali vicino Kurmuk” dice Edwards. “Molti – continua il portavoce dell’UNHCR – dormono all’aria aperta e ciò presenta un grande aumento per il rischio malattie. Un ulteriore problema è la sicurezza dei rifugiati nei villaggi vicini alle zone di combattimento”.

Gli operatori umanitari, stanno cercando di portare i rifugiati nel campo di Sherkole, dove possono ottenere i servizi di base e una migliore protezione. Ma non è facile, finora più di 3mila persone sono state spostate e portate nel campo profughi. Visti i continui arrivi, nei giorni scorsi il governo etiope ha stanziato un grande terreno dove poter costruire due centri in prossimità dei punti principali del confine.

Per gestire al meglio le nuove ondate di rifugiati, l’UNHCR e le agenzie partner hanno lanciato un appello alla comunità internazionale. La chiamata congiunta di UNHCR, UNICEFF, il Programma alimentare mondiale (PAM) e e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) prevede di arrivare a circa 18,3 milioni di dollari, destinati a soccorrere fino a 35mila rifugiati.

Queste nuove ondate di violenza che partono dallo Stato di Blue Nile, nascono dal fatto che lo Stato ospitò le consultazioni popolari per determinare il futuro costituzionale dello Stato del Sud. Inoltre, sul territorio del Blue Nile si erge la diga “Roseires”, la principale fonte di energia idoroelettrica di tutto il Paese. Inoltre, non si può dimenticare la presenza di circa quaranta differenti gruppi etnici.

Secondo l’associazione internazionale Oxfam il Sud del Sudan è uno dei paesi più colpiti dal “neo – colonialismo”, dove tra il 2007 e il 2010 società straniere, governi e singoli individui hanno preso il controllo di 2,6 milioni di ettari di terreno tolti ai contadini poveri. Il resto sarebbe tutta una terra di conflitti e miseria. Questo fenomeno è conosciuto come “land Grabbing”, ovvero l’appropriazione delle terre da parte di multinazionali e governi a piccoli agricoltori per pochi spiccioli o ricatti. Tra guerre, espropriazioni e pressioni i cittadini del Sud del Sudan non hanno altra possibilità che fuggire.