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Diritto di critica | October 16, 2019

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Il Coni taglia le province, la crisi non risparmia lo sport - Diritto di critica

Il Coni taglia le province, la crisi non risparmia lo sport

C’erano una volta i finanziamenti statali allo sport, che garantivano introiti per circa 470 milioni di euro. In tempo di recessione finanziaria, il Coni si ‘autolimita’, sforbiciando i comitati provinciali (con le funzioni trasferite a quelli regionali). Lo sport riesce laddove la politica ha fallito. L’autoriforma, iniziativa che non ha precedenti nel mondo sportivo, sarà ratificata oggi dal Consiglio Nazionale. Contenuta in un documento di 14 pagine, dal titolo ‘Lo sport italiano verso il 2020, trasformare gli ostacoli in opportunità’, la mossa del Coni consentirà di tagliare anche i comitati provinciali delle principali Federazioni e di ridurre i consiglieri federali (massimo 10, oltre al presidente). Nel giro di 12-15 mesi si avrà un risparmio di 30 milioni di euro.

Saranno circa 1.000 i consiglieri provinciali che perderanno il loro potere, così come quelli federali (il loro numero sarà dimezzato). Il Segretario Generale del Coni Raffaele Pagnozzi ha ricordato che dalle 2.615 unità del 2003 (di cui 1.108 nell’organico del Coni servizi), si è passati nel 2010 a 1.375 unità con l’organico del Coni, di fatto, dimezzato (674). I massimi dirigenti dello sport italiano, Petrucci compreso, sperano che la scure del governo (prevista nella nuova finanziaria) non si abbatta pesantemente sul settore. Al Coni auspicano che il prelievo sui 400 milioni di euro di finanziamenti statali (al netto dell’inflazione nel 2011), possa aggirarsi intorno ai 50-60 milioni, con i restanti tagli a partire dal 2013, in modo da ‘salvare’ la spedizione di Londra 2012.

“Vogliamo dare l’esempio – ha spiegato il Presidente del Coni Petrucci -, trasformando le difficoltà della congiuntura economica in opportunità per accelerare il cambiamento”. Il riassetto organizzativo sarà favorito attraverso diversi incentivi: “Lo faremo – ha sottolineato il Segretario Pagnozzi – attraverso la mobilità e le uscite agevolate”. L’obiettivo alle Olimpiadi di Londra nel 2012 sarà ripetere gli ottimi piazzamenti (arrivati fino ai 27 di Pechino 2008) che, di fatto, mantengono l’Italia nella ‘top ten mondiale. “Londra – ha spiegato Pagnozzi – rappresenta una sfida molto impegnativa perché non sarà facile ripetere un bottino superiore alla 30 medaglie”. Le proiezioni nei piazzamenti e nelle vittorie per ogni sport a Londra 2012, fanno ben sperare. Il totale dovrebbe aggirarsi intorno alle 31 medaglie, con la parte da leone recitata da discipline come la scherma, il nuoto, il pugilato e il canottaggio.

E proprio alle federazioni, che nella storia hanno portato allo sport italiano i maggiori successi, non saranno applicati i tagli. “Servirà fare cassa – ha ammesso Petrucci –, ma non penalizzeremo quelle federazioni che più di altre offrono aspettative di medaglia”. Tra gli altri interventi previsti spicca la riduzione del numero dei consiglieri, per esempio, nel settore paralimpico (ora 33), nella vela (26) e nella pesca (18). Non sono previste deroghe, il numero scenderà a 10. Ad andare a casa saranno anche 90 revisori dei conti (che percepiscono ingenti gettoni di presenza). Il Collegio dei revisori passerà da 5 a 3 componenti.

In agenda anche le quote rosa: prevista una soglia minima del 30% di donne negli organi territoriali del Coni e delle federazioni. Sarà necessaria un’assemblea straordinaria per le modifiche statuarie. I presidenti federali avranno poteri decisionali assoluti nell’area tecnica e potranno scegliere direttamente i commissari tecnici. Previsti anche un ruolo più presente e attivo per gli Enti di promozione e un risparmio di circa 10 milioni di euro con la riduzione dei costi gestionali e il contenimento degli straordinari.

Comments

  1. pippo

    Bene l’abolizione dei comitati provinciali

    Considerando che il CONI non deve tenere conto neanche delle Regioni potrebbe razionalizzare ancora di più considerando alcuni gruppi di Regione come una unico ambito:

    Valle d’Aosta – Piemonte – Liguria

    Triveneto: Trentino Alto Adige – Veneto – Friuli Venezia Giulia

    Marca Adriatica: Marche – Abruzzo – Molise ed eventualmente anche Umbria