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Diritto di critica | July 11, 2020

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Tutto quello che chiede la Bce e che il governo non sta facendo - Diritto di critica

Tutto quello che chiede la Bce e che il governo non sta facendo

Default o no, l’Italia ha bisogno di una scossa. In una lettera firmata da Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, presente e futuro presidente della Banca centrale europea, consegnata al governo italiano il 5 agosto si chiedeva di far presto ed indicavano la strada per uscire dal pantano. Ma quanto il governo ha recepito? Quanto è già stato fatto e quanto non si farà mai?

Come recepire il meno possibile. Tutto gira intorno ad un punto: il consenso elettorale. La Bce chiede scelte impopolari e la maggioranza se ne guarda bene dal metterle in pratica. Il meno possibile, per salvare un consenso elettorale che ad oggi, in caso di elezioni, consentirebbe ancora margini di recupero sull’opposizione. Ma tra giochini politici e paura di un tracollo elettorale, l’Italia è lì in agonia, in attesa di riforme e di rigore finanziario.

Il pareggio di bilancio del 2013. La Bce chiede espressamente all’Italia una road map per far calare il debito pubblico e riportarlo a valori accettabili. “Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate”, il pareggio di bilancio nel 2014 non è sufficiente. Per far ciò, l’istituto europeo chiede di aumentare i tagli di spesa. Ma dove tagliare di fronte ad una situazione già piuttosto difficile? I due economisti indicano la strada.

Pensioni e precari. In primo luogo è possibile intervenire nel settore pensionistico innalzando “rapidamente” l’età all’uscita delle donne a 65 anni anche nel settore privato. Il governo ha considerato l’espressione “rapidamente” in maniera piuttosto elastica: dal 2014 inizierà la lenta procedura di innalzamento dell’età femminile per andare in pensione. Con calma. Mentre i precari attendono anche solo un piccolo sussidio di disoccupazione.

Il pubblico impiego. La Bce chiede anche che si riducano i costi del pubblico impiego, anche attraverso, se necessario, “una riduzione degli stipendi”. Il governo non ha eliminato le province, non ha regolamentato le assunzioni negli enti locali, non ha legato lo stipendio dei dipendenti pubblici alla produttività, nonostante gli annunci del ministro Brunetta. Così le assunzioni “elettorali” continueranno indisturbate.

Privatizzazioni e liberalizzazioni. Draghi e Trichet chiedono inoltre che lo Stato liberalizzi i servizi professionali e i servizi pubblici locali attraverso un piano di privatizzazioni. Per quanto riguarda i servizi professionali l’abolizione di alcuni ordini e l’eliminazione di numeri chiusi d’accesso alle professioni può “liberare” risorse economiche per il Paese e migliorare i servizi ai cittadini aumentando l’offerta. Per quanto riguarda i servizi pubblici locali il problema è puramente economico. Non si tratta di avere servizi migliori, ma di azzerare i costi che lo Stato e gli enti locali devono sopportare per ripianare i bilanci di “carrozzoni” inefficienti. Salvo il debole tentativo non riuscito di eliminare alcuni ordini, subito bilanciato da un altro tentativo non riuscito di istituire l’ordine dei dentisti, non è stato fatto nulla.

Oggi affrontiamo la crisi attraverso tagli orizzontali, con l’aumento dell’Iva e con una patrimoniale quasi del tutto inesistente. Ancora una volta vengono colpiti i più deboli per non intaccare coloro che formano la base elettorale dell’attuale maggioranza. Un modo comodo per scontentare chi già è scontento e salvare chi ha sempre goduto di piccoli o grandi privilegi.

Comments

  1. Francsco

    C’è poco da commentare.Ormai neanche i commenti hanno efficacia, poichè abbiamo un governo che non vuol sentire.Siamo tutti rassegnati al nostro destino…………………..