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Diritto di critica | June 14, 2019

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Omicidio Meredith, Amanda e Raffaele sperano nell'assoluzione - Diritto di critica

Omicidio Meredith, Amanda e Raffaele sperano nell’assoluzione

Se saranno colpevoli o innocenti lo deciderà oggi la Corte d’Assise d’Appello di Perugia. Di certo Amanda Knox e Raffaele Sollecito hanno più di un motivo per tornare a sperare. Il processo di Appello per l’omicidio di Meredith Kercher, infatti, si è chiuso con un colpo di scena: secondo i periti nominati dalla corte non è certo che  il dna rinvenuto sull’arma del delitto – un coltello con una lama di 31 centimetri – sia di Meredith né che il dna rinvenuto sul gancetto del reggiseno della vittima sia di Raffaele. Un risultato inaspettato per l’accusa che ha reagito tacciando i periti – Carla Vecchiotti e Stefano Conti, docenti dell’università La Sapienza di Roma – di inadeguatezza. Secondo la difesa dei due imputati, inoltre, non c’è prova della frequentazione tra Amanda, Raffaele e Rudy Guede, quest’ultimo condannato con rito abbreviato a 16 anni di carcere. Così come mancherebbe un movente per l’omicidio. In primo grado, però, Amanda era stata condannata a 26 anni e Raffaele a 25.

“L’unico elemento certo e indiscusso di questo processo è la morte di Meredith Kercher”, aveva detto il giudice togato Massimo Zanetti, nella relazione iniziale del processo d’Appello. E la Corte aveva poi ammesso una perizia fondamentale ma rifiutata durante il processo di primo grado: gli esami sull’arma del delitto e sul gancetto del reggiseno che hanno portato al colpo di scena in aula.

Da parte loro i pubblici ministeri sottolineano: “gli Stati Uniti hanno speso tre milioni di euro in pubblicità per sponsorizzare l’innocenza di Amanda”. Su quali basi un’affermazione simile? E sempre secondo alcune indiscrezioni – in caso di assoluzione – sarebbero pronti un passaporto e un jet privato per portare Amanda all’estero.

Sul fronte dei familiari di Meredith Kercher, Arline e Stephanie, madre e sorella della vittima, si sono dette “allibite per la prosecuzione di un tam tam mediatico di assoluzione” di Raffaele Sollecito e Amanda Knox. “Un tam tam – hanno aggiunto – che continua nonostante tra poche ore la Corte d’assise di secondo grado si ritirerà in camera di consiglio”.

L’impressione purtroppo è che si voglia il colpevole a tutti i costi, dimenticando un dato fondamentale: al di là del chiasso mediatico servono le prove ed è necessario dimostrare in modo robusto le accuse. Ove questo non accadesse o l’imputato è davvero innocente – e si tratterebbe di un caso di malagiustizia – oppure i magistrati non hanno saputo indagare a dovere.

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