Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | August 15, 2020

Scroll to top

Top

In Italia uccisa una donna ogni tre giorni - Diritto di critica

In Italia uccisa una donna ogni tre giorni

Una strage silenziosa e spesso sottovalutata: di questo parlano i dati raccolti dall’associazione Women Against Violence Europe (Wave) sulla violenza contro le donne in Europa. E se ci si limita al nostro Paese, la situazione non è di certo più rosea: una donna ogni tre giorni ha perso la vita in Italia vittima di violenza nei primi nove mesi del 2011, da gennaio a settembre, per un totale di 92 donne. E l’anno non è ancora finito. Un triste trend che rischia di superare quello dell’anno scorso, quando le vittime «ammazzate perché donne» erano state in tutto 127.

I numeri sono stati presentati ieri durante una conferenza stampa introduttiva all’appuntamento internazionale organizzato annualmente da Wave, che per la prima volta quest’anno si tiene nel nostro paese: una “tre giorni” contro la violenza di genere che prenderà il via proprio oggi nella capitale e vedrà riuniti gli addetti ai lavori da tutta Europa e dai paesi arabi del Mediterraneo per chiedere più attenzione sul tema e più strutture di accoglienza per le donne in difficoltà. Una problematica, quella della mancanza di un’adeguata assistenza, che coinvolge tutto il continente: «dovremmo assicurare un posto letto ogni 10 mila abitanti – spiega Rosa Logar, coordinatrice della Rete europea Wave – eppure solo 6 Paesi su 44 rispettano questa raccomandazione europea: Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Malta, Spagna e Slovenia». Tutti gli altri mostrano invece numeri al ribasso, tant’è che  in Europa mancherebbero ben 54 mila posti letto.  Il tutto a fronte di un numero di richieste di aiuto da parte di donne in difficoltà sempre più elevato, segno che quella della violenza di genere è una piaga ancora lontana dall’essere debellata: «nel 2010 – racconta Marcella Pirrone, componente del Coordination Commitee di Wave – abbiamo preso un giorno a caso e deciso di censire tutte le richieste di aiuto che arrivavano. Ebbene, in quel singolo giorno i nostri 2.774 centri nel mondo sono stati contattati da ben 57.754 donne, con 41.900 figli coinvolti nella loro richiesta d’aiuto».

E in Italia? Sebbene il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna abbia fatto della lotta alla violenza di genere uno dei capisaldi del suo mandato, i numeri parlano più di molte parole.  Dati alla mano, Wave spiega come anche nel nostro Paese sul tema si giochi al ribasso, tra un taglio al sociale ed un altro alle infrastrutture: 500 i posti letto disponibili  in adeguate strutture in Italia, ma all’appello ne mancherebbero ben 5.200. Molti centri già esistenti «sono invece a rischio chiusura – denuncia Titti Carrano, presidente dell’associazione nazionale Donne in Rete contro la violenza (Dire) – al Nord e al Sud indistintamente. La crisi attuale con la quale facciamo i conti non può mettere a repentaglio la vita delle donne, eppure di giorno in giorno si fa più manifesta l’insensibilità rispetto a un problema enorme che le investe». E se da un lato i dati sul numero di femminicidi nel nostro Paese – raccolti dalla Casa delle Donne di Bologna, che ha censito gli omicidi di donne apparsi sulla stampa nel corso degli ultimi mesi rilevando come solo il 4% di essi sia compiuto da sconosciuti– parlano di un fenomeno in continua crescita dal 2005 ad oggi, Carrano sottolinea anche come spesso si tratti di numeri ufficiosi, non ufficiali: «il sommerso è enorme e resta sconosciuto, perché i dati del ministero dell’Interno sugli omicidi non sono accompagnati dal movente. In Italia mancano dati ufficiali sulle violenze perpetrate ai danni delle donne né tantomeno sui femminicidi, su procedimenti in corso, denunce o ordini di protezione».

Comments

  1. uto

    A prescindere dai ruoli tra donne e uomini, io credo che una granparte della colpa sia da attribuire alla televisione e alle riviste dove il sesso soffoca gli animi fino a perdere la coscienza causando tradimenti, eccessi, abusi…
    …troppo spesso nei film nelle pubblicità e nelle nuove tendenze la donna è quasi sempre bella sicura e indipendente libera di fare tutto ciò che vuole anche oltre le regole e l’uomo viene rappresentato come un fantoccio che deve rincorrere il volere dell’altro sesso…tutto questo nel tempo ha portato una rottura nei ruoli famiigliari e in qualche caso la rottura arriva fino agli estremi…
    Il nuovo mercato ha tutta la conveniensa di sfasciare il gruppo famigliare perchè con le separazioni e i divorzi ci vogliono due case, nuovi mobili, un altra auto e altri servizi e cosi facendo le vendite raddoppiano!

  2. Giappy

    E’ una strage, silenziosa, strumentalizzata dai vari razzisti che aizzano le masse e alzano il tono per inferocire il dibattito pubblico, per nulla intenzionati a fermare i femminicidi, razzisti e maschilisti espressione di un patriarcato violento.
    Il problema principale è nella difficoltà di alcuni uomini ad accettare l’emacinpazione delle donne, persone e non oggetti dei quali disporre a proprio piacimento, difficoltà a staccarsi dai vecchi ruoli di controllo a senso unico e ad assumersi la responsabilità delle proprie fragilità, senza sfogare su altri, soprattutto altre, che sono mogli fidanzate sorelle madri e figlie, lo stress di questo momento di transizione da un sistema che traeva la propria forza dall’oppressione del genere femminile, e dei giovanissimi, a quello in cui la parità tra esseri umani, di ogni genere e razza, può condurre ad una vera crescita sociale, una democrazia ralizzata, unica vera base per sviluppi positivi.
    I femminicidi dovrebbero essere al centro del dibattito pubblico. Campagne scolastiche incentrate sull’abbandono di vecchie triti stereotipi di genere, sviluppo del lavoro ed un welfare degno di questo nome. Il ragionamento sui nuovi ruoli maschili, sviluppare la capacità degli uomini di interagie col femminile ponendosi non più su un piano gerarchico, ma su quello della cooperazione.