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Diritto di critica | January 26, 2021

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Governo battuto sul rendiconto di bilancio e intercettazioni "rimandate": B. verso la fiducia - Diritto di critica

Governo battuto sul rendiconto di bilancio e intercettazioni “rimandate”: B. verso la fiducia

Ormai sono saltati tutti gli schemi. Quello che appena una settimana fa sembrava o certo, adesso è poco più che un buon proposito. Primo tra tutti il DdL sulle intercettazioni. Una legge che Berlusconi insegue da cinque anni e che la cui approvazione – per l’ennesima volta – è stata rimandata a tempi migliori.

Dopo la bocciatura dell’articolo 1 sul rendiconto di bilancio 2010, adesso al Governo interessano “cose più concrete” e di contro il premier non vuole rischiare di cadere proprio sulle intercettazioni, dove sono previsti circa 70 voti segreti più quello conclusivo: una sconfessione su un provvedimento simile – vista l’importanza che ha per il premier Berlusconi – equivarrebbe a una crisi interna alla maggioranza ancor più insanabile di quella attuale. Meglio dunque rinviare tutto a data da destinarsi e far finire il DdL – all’esame di Montecitorio dal luglio scorso – su un binario morto.

Si lavorerà piuttosto sulla “prescrizione breve”, il ddl ora all’esame della commissione Giustizia del Senato che prevede tempi di prescrizione più brevi per gli incensurati. La commissione presieduta da Filippo Berselli dovrebbe licenziarlo entro oggi e, una volta approvato anche dall’Aula («qui abbiamo i numeri»), diventerà legge. La cancellazione del processo Mills, insomma, è dietro l’angolo.

A Berlusconi, però, tutto questo non basta. Il premier vuole un braccio di ferro con la sua maggioranza per capire fino a che punto può tenere. E nella tarda serata di ieri il portavoce Bonaiuti ha annunciato che “il governo e la maggioranza reputano necessario richiedere la fiducia al Parlamento. Ciò avverrà sulla base delle comunicazioni politiche che il presidente del consiglio intende rendere in aula”. Si va alla conta. I tempi per il voto saranno decisi oggi tra il premier e il presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Tutto congelato, dunque, fino a nuovo ordine. Con un PdL che sta tentando in tutti i modi di silurare Tremonti (restando così orfano di qualsivoglia ricetta economica diversa dai tanto osannati condoni) e una Lega dove la corrente maroniana sta lavorando ai fianchi il leader storico. E proprio il Senatur appare sempre più stanco ma con un’unica certezza: al 2013 il governo non arriverà.