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Diritto di critica | March 18, 2019

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Vino e dolci alla marijuana: il business segreto che sta contagiando la California - Diritto di critica

Vino e dolci alla marijuana: il business segreto che sta contagiando la California

La marijuana non è stata ancora legalizzata nella gran parte degli Stati Uniti, ma questo non ha impedito alle persone di sperimentare stravaganti mix di alimenti o bevande con le droghe leggere. Se non dove in California, uno degli stati meno conformisti del paese, nel quale vino e birra già si sono prestati alla fusione con un estratto liquido di cannabis. Il mix viene fatto decantare per un lungo periodo. Nello specifico, il vino che si ottiene è di colore rosso, ed è soprannominato ‘vino speciale’, ‘vino dell’albero’ oppure ‘vino verde’. La percentuale di marijuana va dai 400 grammi a più di 1,5 kg a barile (220 litri ciascuno). Con effetti assimilabili a quelli dell’assenzio o a quelli di un anestetico enologico.

Al processo di infusione, per scopi medici, si sta affiancando quello per scopi eno-gastronomici. Un mercato potenzialmente molto esteso, rivolto a cultori, e non solo, del consumo di droghe leggere. Bottiglie di vino non contrassegnate sono degustate al termine di cene esclusive, con i produttori che lasciano decantare l’erba in alcuni barili ogni anno. Una pratica, allo stato attuale, clandestina, poiché l’utilizzo della marijuana è consentito negli Stati Uniti solo per realizzare cocktail di medicinali. Tuttora in campo medico, sono 16 paesi, negli Stati Uniti, dove è consentito produrre ‘medibles’ (marijuana medica in forma commestibile o bevibile).

Già nel 1954 la scrittrice Alice B. Toklas, nel ‘Cook Book’ (una delle pietre miliari della ‘Contro-cultura’) illustrava le ricette delle ‘caramelle all’haschich’ o dei ‘pot brownies’. M.F.K Fisher, la ‘poetessa degli appetiti’, una delle migliori scrittrici statunitensi di gastronomia, descrisse come i brownies fossero “gustosi, con un sapore leggermente amarognolo e potenzialmente letali”. L’utilizzo di marijuana in cibi e bevande era anche precedente alla pubblicazione di Alice B. Toklas. Le varanti dei brownie di Toklas abbondano, ma gli assidui frequentatori di laboratori dove viene trattata la cannabis, aspettano di assaggiare una varietà illimitata di dolci ‘speciali’: dalle ‘montagne russe all’erba’, alle torte ‘RedEye’, passando per le ‘lasagne’. Nel caso la marijuana fosse legalizzata negli Stati Uniti, quale sarebbe l’impatto delle droghe leggere nella dieta americana? La gastronomia tradizionale nel sud-est asiatico e la Nuova Cucina Americana stanno introducendo uno stile culinario che abbracci la pianta erbosa, in grado di limitare gli effetti psicoattivi delle droghe leggere.

La birra, dal canto suo, è la bevanda che ha più affinità con la marijuana. Dal punto di vista botanico, il luppolo è geneticamente vicino all’erba. Diversi produttori di birra in Europa o negli Stati Uniti utilizzano tinture di cannabis e sostanze vegetali per creare l’infuso di THC (uno dei maggiori principi attivi). Certi americani realizzano infusi con semi di canapa denaturata. Essi sostengono che ciò aggiunga un sapore tostato alla birra, ma in realtà non sono pochi quelli che pensano che sia una trovata per attirare gli hippie. Jeremiah Tower, uno dei teorici della Nuova Cucina Americana, creò il ‘Consommé Marijuana’ nel 1969, costituito da 1 tazza di steli di marijuana, immersa in 6 scodelle di brodo di pollo, preparati e serviti su uno chiffonade di crescione e basilico.

La marijuana fa la sua apparizione anche nel libro di cucina ‘Cradle of Flavor’, di James Oseland, nel quale l’autore fa una panoramica delle zone dove cresce la pianta della cannabis. A cominciare dalle giungle dell’Indonesia, con gli steli di marijuana che sono colti, trattati e utilizzati nelle vivande locali, in piatti dal nome ‘Masam Jing’ (zuppa di pesce piccante con germogli di bambù).

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