Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | July 8, 2020

Scroll to top

Top

Iran-Arabia, la guerra fredda del Medioriente - Diritto di critica

Iran-Arabia, la guerra fredda del Medioriente

Sembra un film di 007. Ma il tentativo di uccidere l’ambasciatore saudita a Washington è avvenuto davvero. Mentre gli Stati Uniti accusano l’Iran di essere dietro al mancato attentato e valutano la possibilità di far ricorso all’ONU, Teheran nega un suo coinvolgimento. Ma la vicenda rende pubblica la competizione da anni esistente tra la Repubblica Islamica dell’Iran e l’Arabia Saudita.

Dalla rivoluzione iraniana alla Primavera araba. La rivalità tra Iran ed Arabia Saudita risale alla rivoluzione iraniana del 1979 ma ha avuto un brusco risveglio con la Primavera araba. Le due nazioni competono sul mercato del petrolio, della tecnologia nucleare e per imporre la propria influenza politica nel Golfo Persico e nel Levante. Naturalmente non poteva rimanere escluso l’ambito religioso nel quale si sono entrambe autoproclamate paladine nella difesa rispettivamente degli Sciiti e dei Sunniti. Questo spiega l’attivismo dei due paesi nella rivoluzione siriana in cui l’Iran è l’unico grande difensore del regime del Presidente Bashar al-Assad. Per anni questa rivalità è stata mantenuta sotto il controllo degli Stati Uniti interessati a tutelare l’alleanza strategica che esisteva con entrambi i paesi. La situazione è cambiata nel 1979 quando lo Scià è stato rovesciato. L’Ayatollah Khomeini ha dichiarato eretica la monarchia saudita e ha annunciato la sua intenzione di estendere la rivoluzione a tutto il mondo arabo. Queste dichiarazioni non potevano che allontanare gli Stati Uniti decisi a rafforzare la loro alleanza con l’Arabia Saudita anche in vista di una politica che permettesse di controbilanciare l’Iran. D’allora, la competitività tra le due nazioni è cresciuta ininterrottamente. L’Arabia Saudita si è trasformata in uno dei nemici principali dell’Iran che l’accusa di essere un fattore d’instabilità nella regione. Le politiche estere condotte da entrambi i paesi sono state elaborate sulla base della visione che hanno l’una dell’altra e dunque con l’obiettivo di contenere e combattere la rispettiva influenza nell’area.

La guerra energetica. Nel settore dell’energia Iran ed Arabia Saudita hanno combattuto una lunga lotta per conquistare il primato di principale esportatore di petrolio nel mondo. Inizialmente la Repubblica Islamica dell’Iran si è vista favorita dalla posizione geografica strategica tra il Mar Caspio ed il Golfo Persico ed il controllo di una parte significativa dello Stretto di Hormuz attraverso il quale passa il 40% del petrolio destinato al commercio mondiale. Successivamente le sanzioni americane hanno nettamente danneggiato l’Iran a favore invece dell’Arabia Saudita che controlla attualmente 538 miliardi di dollari in riserve estere con un Pil di 567 miliardi di dollari contro i 475 dell’Iran. Molto significativo se si considera che la popolazione saudita è un terzo di quella iraniana.

L’Iraq al centro della competizione religiosa. In campo religioso, attualmente l’Iran ha l’ago della bilancia che pende in suo favore. La trasformazione dell’Iraq da stato controllato dai Sunniti ad uno stato sciita ha determinato un suo passaggio dalla sfera d’influenza di Riyadh a quella di Teheran. L’Iraq si è trasformato da nemico ad alleato dell’Iran la cui presenza nel paese è predominante come dimostrato dai numerosi accordi petroliferi conclusi.

Gli stravolgimenti della Primavera araba. La Primavera araba ha però rimesso in gioco tutto scombinando lo scacchiere, rovesciando regimi e ponendo fine a storiche alleanze. L’Arabia Saudita e l’Iran si sono schierate su fronti opposti, la prima per la tutela del vecchio ordine e l’altra a favore delle rivolte. Con la caduta di Mubarak i Sauditi hanno perso uno dei leader principali del fronte anti-iraniano. Successivamente Riyadh ha vissuto drammaticamente l’espansione della rivoluzione arrivata a toccare i propri confini nel momento in cui ha coinvolto il Bahrain stato a maggioranza Sciita ma governato dai Sunniti.

Nella regione è quindi in corso da anni una lunga e complessa “guerra fredda” frutto di una costante e stabile competizione che sarà determinante per il futuro non solo dei paesi dell’area ma anche per il resto del mondo.

Comments

  1. Nem Pro

    Da Nemo Profeta

    “WASHINGTON – Parlando ad ABC News, l’ex agente della Cia Robert Baer, che ha
    lavorato per 21 anni in Medioriente come ufficiale, ha definito “errato” e “molto
    pericoloso” il nuovo gioco avviato dagli Usa nei confronti dell’Iran.   Baer ha messo in guardia l’amministrazione Obama invitando a rivedere le proprie accuse ai danni di Teheran. Egli ha ricordato: “Il complotto di cui parla il nostro governo non può essere opera dell’Iran. Bisogna rivedere le proprie dichiarazioni e creare un canale diplomatico diretto con l’Iran altrimenti gli Usa saranno i perdenti del gioco che hanno avviato con le proprie mani”. Egli ha spiegato: “Non è possibile che gli iraniani organizzino un cosa simile e poi telefonino a Teheran dagli Stati Uniti. Credo che nei prossimi giorni gli Usa rivedranno le loro accuse altrimenti la tensione creata potrebbe danneggiare gli interessi degli Stati Uniti”. Baer ha spiegato: “Noi siamo seduti su un vulcano in Medioriente ed alla vigilia delle elezioni, l’eruzione di questo vulcano è proprio ciò di cui Obama non ha bisogno. Queste accuse contro l’Iran sono un grave errore di Obama”, ha concluso.”

    “LONDRA – In un articolo uscito oggi sulla versione online del sito del quotidiano britannico Indipendent, si sottolinea che il bizzarro complotto che gli Usa dicono di aver scoperto e di cui addossano la colpa all’Iran, non ha nulla che rievochi « lo stile » dei servizi d’intelligence di Teheran.
    Secondo l’esperto di Iran di Indipendent Patrick Cockburn, questa accusa che l’Iran usi un venditore di automobili con precedenti penali per assoldare un criminale messicano per uccidere l’ambasciatore saudita a Washington, è contro tutto ciò che si sapeva finora sui sofisticati metodi usati dai servizi d’intelligence iraniani. Secondo Indipendent, l’inverosimile accusa rivolta da Eric Holder contro l’Iran rievoca l’accusa del 2003 di Colin Powell contro l’Iraq, che sosteneva l’esistenza di armi di distruzione di massa in questo paese, armi che non esistevano.
    Il quotidiano aggiunge : « La questione è che le accuse formali rivolte dagli Usa
    all’Iran sono gravissime e per Washington è difficile poter tornare indietro sulle proprie dichiarazioni. Nel caso di una conferma della versione accreditata dagli Usa, scrive Indipendent, gli Usa saranno di fatto in grado di giustificare l’entrata in guerra contro l’Iran ». Il quotidiano conclude : « È chiaro che l’intera vicenda favorisce gruppi specifici negli Usa. I neocons e la lobby sionista, da sempre interessata ad un attacco all’Iran ».”

    “WASHINGTON – Hillary Mann Leverett, consigliere dell’amministrazione Bush e famoso esperto Usa di geopolitica ha detto alla rete CNN che l’Iran non cercherebbe mai di uccidere l’ambasciatore saudita negli Usa perchè ciò è contro la dottrina di Sicurezza Nazionale dell’Iran.
    La Leverett ha spiegato che una azione del genere non servirebbe per nulla all’Iran e che pertanto non può essere opera di Teheran. “Come cittadina americana che ha negoziato per 2 anni con le autorità iraniane sull’Afghanistan sono sicura che le accuse rivolte all’Iran sono infondate”. Leverett ha proseguito: “Gli iraniani non fecero del male a nessun cittadino saudita in nessuna parte del mondo nemmeno quando l’Arabia Saudita finanziava pubblicamente l’esercito di Saddam negli anni dell’aggressione all’Iran”. Leverett ha concluso: “Sono sicura che nessuna delle autorità iraniane avrebbe dato il nulla osta ad una simile azione”.”