L’enigma di Vendola: piangere o no Steve Jobs?
La federazione romana di Sinistra Ecologia e Libertà onora il fondatore di Apple e riceve critiche dalla base. Non si piange la morte di un capitalista
Scritto da Paolo Ribichini il 13 ottobre 2011 in Politica
Una mela morsicata, su sfondo nero. E nella mela il simbolo di Sel. Una scritta in basso: “Ciao Steve”. Non è uno scherzo e non è un fotomontaggio. Ieri mattina a Roma sono comparsi necrologi in onore di Steve Jobs, firmati dal partito di Nichi Vendola. Fuori tempo massimo.
“Ciao Steve”, anzi no. Qualcuno avrà pensato ad uno scherzo, qualcun altro avrà pensato ad un’azione di sciacallaggio politico. Ma soprattutto da questo inutile poster è nato l’ennesimo dibattito politico dentro Sel. Precariato? Crisi? Riforme? No, queste possono aspettare. Il partito di Vendola deve prima capire cos’è. Social-democrazia, comunismo, progressismo. I militanti si guardano in faccia alla ricerca dell’intruso. Così commentano su Facebook: “Ma Steve Jobs era un capitalista!”. Un personaggio che non merita tutta questa attenzione; un padrone.
Guai a piangere un capitalista morto. Così, sul più famoso social network, di proprietà di un altro capitalista ma molto apprezzato dai militanti di Sel si è creato un grande scompiglio. Dibatti, commenti, litigate. Il tutto per un necrologio romano. “Addio Sel, vi siete bevuti il cervello”, si legge su Facebook. Certo, fa ridere che un necrologio arrivi con una settimana di ritardo. Ma fa ridere ancora di più il dibattito che ne è seguito. Steve Jobs era genio dell’informatica e non solo. Era un ambientalista, un vegetariano un “magnifico fricchettone”, come lo definisce Libero. Ma soprattutto era uno che sapeva parlare al cuore dei giovani. Quanti militanti di Sel hanno condiviso sulla propria bacheca Facebook il famoso discorso? Tanti. Ma guai a piangere un capitalista morto. Colpevole di aver accumulato denaro. Un marchio, quello del capitalista, che, al di là del genio e delle belle parole, lo rende un padrone come tutti gli altri. E quando i padroni muoiono i proletari non piangono.
Vendola si dissocia. “Il genio di Steve Jobs ha cambiato in modo radicale, con le sue invenzioni, il rapporto tra tecnologia e vita quotidiana. Tuttavia fare del simbolo della sua azienda multinazionale – per noi che ci battiamo per il software libero – un’icona della sinistra, mi pare frutto di un abbaglio”, scrive su Facebook Niki Vendola. “Penso che il manifesto della federazione romana di SEL, al netto del cordoglio per la scomparsa di un protagonista del nostro tempo, sia davvero un incidente di percorso”.
Nichi criticato. Ma le parole del segretario “maximo” non hanno messo fine alle polemiche. Anzi, gli amanti della “mela” se la sono presa con lo stesso Vendola: “Carissimo Nichi, perdi punti quando parli di incidente di percorso del manifesto della federazione romana. C’è qualcosa di anacronistico nelle tue parole, qualcosa che sa (ancora) di centro sociale, qualcosa che dovresti superare perchè hai valore e hai valori”, scrive una militante nel profilo Facebook di Vendola. “Stavolta non condivido, Presidente. Come si può definire ‘un incidente di percorso’ la commemorazione di un uomo capace di suscitare emozioni talmente forti e belle? Prendere le distanze, solo perché ci sentiamo in dovere di ribadire che ‘noi ci battiamo per il software libero’… mi pare una presa di posizione rigida e pericolosa, oggi più che mai!”, aggiunge un altro.
Insomma, Vendola ha l’ennesima gatta da pelare. Una lotta tra vecchio e nuovo, tra ideologia e progresso. Ma cos’è Sel? Nichi ancora non lo ha capito. E mentre il Paese va a rotoli si occupa, per ennesima volta, di parlare d’altro.
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Marco Bertorello
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http://www.facebook.com/profile.php?id=100002439658925 Andrea da Chioggia
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Marco Bertorello
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