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Diritto di critica | August 10, 2020

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L'Altro 15 Ottobre: il corteo che i media non hanno raccontato - Diritto di critica

L’Altro 15 Ottobre: il corteo che i media non hanno raccontato

Scritto per noi da Federico Gennari Santori

Bloccati, per l’ennesima volta, a pochi metri dal Circo Massimo. Il corteo è fermo a causa degli scontri in via Labicana: siamo stati costretti a deviare per via San Gregorio, girando attorno al Colosseo, ed ora siamo qui. Spaesati e ancora fermi. 

Sembra questo l’esito di un corteo enorme, che piazza della Repubblica non riusciva a contenere. Un corteo spezzato dagli “incappucciati” e dagli “sbirri”, i primi artefici di azioni distruttive, pericolose, prive di logica e criterio. Gli altri esecutori di strategie (apparentemente) sconclusionate, rocambolesche, che hanno colpito anche i manifestanti pacifici. E la nostra giornata? Il nostro 15 ottobre? Un’altra importante occasione gettata via.

Ma, proprio quando tutto sembra perduto, i camion riaccendono i motori. Da Circo Massimo, mentre vediamo intorno alzarsi colonne nere di fumo, riparte il corteo. Un corteo nuovo, che non sa ancora dove andare, ma prosegue. In testa c’è il carro del Teatro Valle Occupato e della Sala Vittorio Arrigoni, la musica scuote viale Aventino. C’è il camion dei Draghi Ribelli e degli studenti, che lancia cori contro la crisi e incita i passanti. Arriviamo a Piramide, si decide per piazzale Aldo Moro. Non è vicino; ma ci arriveremo attraversando la città. Lungo direzioni che nessuno avrebbe previsto. Eccola, finalmente: la nostra giornata.

Imbocchiamo via Marco Polo. Ma l’ha mai percorsa un corteo? Chi lo sa… Noi lo stiamo facendo. E così andiamo avanti: via Cilicia, via Acaia, via Britannia, via Magna Grecia. Sono bloccate ora, ma in modo diverso, queste strade. Le strade che, fino a un’ora prima, sono state teatro di scontri violenti. Cassonetti incendiati, bidoni divelti, odore di bruciato intorno a chi continua a camminare. Improvvisamente, applausi e fischi partono tra i manifestanti. Sono per i cittadini, affacciati alla finestra, usciti sul balcone, che ci salutano. Scattano foto, alzano il pollice, si sbracciano. Sorridono. “Noi non siamo quelli degli scontri! Scendete con noi!” gridano dal carro del Valle. “Questo! Questo è il 99%!” e ancora “noi siamo l’alternativa!”.

La vediamo. E’ piazza San Giovanni. Ed è strano, sembra un deja vu. La nostra manifestazione è stata un’altra, e non è ancora finita, prosegue. Davanti a noi abbiamo un luogo che è diventato un altro simbolo. Un simbolo degli studenti in lotta per il sapere, per i diritti, per un presente ed un futuro migliori. E’ la tangenziale, che abbiamo invaso il 22 dicembre scorso, mentre si approvava la riforma Gelmini dell’università.

Ora, dopo quasi un anno, siamo di nuovo qui, per costruire su quelle macerie un cambiamento. E di nuovo, come allora, anche qui i cittadini dalle palazzine ci osservano e ci salutano. Staccate gli occhi dalla TV! Oggi accade qualcosa, siamo qui fuori! Scendete!” continuano a urlare dai carri. E ci piace pensare che sia vero, nonostante tutto quello che è successo: “stasera la gente non guarda Vespa e Minzolini. Manifesta!”. In quei momenti, tutto quello che è successo a San Giovanni e che non abbiamo visto ci scivola addosso. Cantiamo, balliamo, ridiamo.

Così sarebbe dovuto andare il 15 ottobre. Per tutti. Adesso non sarà facile. Le polemiche imperversano, si moltiplicano le condanne e le divisioni, solo gli scontri vengono ricordati e ripetutiti all’infinito. Qualcuno che ha violentato il corteo, mescolandosi con esso – e proteggendosi dietro ad esso –, cercando un seguito che non ha avuto, anzi. Se nel bel mezzo della piazza il la guerriglia ha assunto proporzioni maggiori non è certo merito suo; semmai una reazione, comunque ridottissima rispetto ai numeri della giornata, agli interventi delle forze dell’ordine.

Arriviamo a San Lorenzo, sulle note e le parole di Gaber. Sono le più azzeccate in quel momento. Sì, perché tutti noi lo pensiamo; perché questo è il messaggio che il 15 ottobre doveva propagare in modo più forte ed incisivo; perché c’è chi, comunque sia andata, non si è arreso e, forse, non si arrenderà mai. “La libertà è partecipazione”.

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