La protesta dei Carabinieri: «stanchi di lavorare gratis e subire dal Governo»
Il Cocer chiede conto dei continui tagli: «basta belle parole e ringraziamenti ipocriti, così è compromessa la sicurezza degli italiani»
Scritto da Erica Balduzzi il 21 ottobre 2011 in Società
«I Carabinieri sono stanchi di sottacere e di subire le imposizioni di un Governo che continua imperterrito a penalizzarli economicamente per giustificare i propri sprechi (auto blu con scorta, autisti, maggiordomi, segretari, vigilanze, ecc) e che continua a chieder loro sacrifici economici senza la minima idea di una riforma sostanziale e strutturale che possa garantire certi margini di miglioramento nel breve, medio o lungo periodo. Senza veli di retorica e senza polemiche, oggi abbiamo un dato di fatto oggettivo: la sicurezza per l’italiano è gravemente compromessa. Garantire sicurezza per i Carabinieri vuol dire lavorare gratis, per i nostri amabili parlamentari vuol dire aumento di servizi di esclusiva utilità gratuiti perché pagati con i sacrifici dei cittadini tutti e con i tagli ai servitori dello Stato garanti dell’ordine e della sicurezza pubblica».
A pochi giorni dalle devastazioni del 15 ottobre operate dai black block durante le proteste pacifiche degli “Indignados” nella Capitale, a far sentire la propria voce è quella categoria che spesso è accusata solo di connivenza e servilismo: il Cocer Carabinieri ha infatti stilato nei giorni scorsi una durissima nota nei confronti del Governo, con cui critica aspramente i continui tagli alle forze dell’ordine e l’atteggiamento di una classe politica troppo impegnata «a salvaguardare l’apparenza più che la sostanza». Parole aspre, che non lasciano spazio ad alcun dubbio di sorta: i Carabinieri non ci stanno più ad essere strumentalizzati dalla classe politica e rimandano al mittente «le belle parole e i ringraziamenti ipocriti». Soltanto il giorno prima delle manifestazioni degenerate poi in guerriglia urbana, infatti, era stato approvato all’unanimità il decreto di legge sulla stabilità che imponeva alle Forze dell’Ordine ulteriori tagli sul servizio pubblico e sulla sicurezza: «stranamente però – si legge ancora nella nota – il Governo non ha affatto dimenticato di inserire un comma per lo stanziamento di risorse per la Festa delle Forze Armate del 4 prossimo novembre. […] Si sa, le foto ricordo durante queste manifestazioni possono valere più di cento parole, facendo percepire agli ignari cittadini una vicinanza al comparto sicurezza e difesa, di fatto, inesistente!». Ancora, nella nota si evidenziano anche le condizioni in cui sono costretti a lavorare gli esponenti delle forze dell’ordine: turni interminabili «senza percepire straordinari», in situazioni «a dir poco aberranti come ampiamente hanno dimostrato le immagini dei violenti scontri di piazza» e per soli sette euro l’ora. «La giustizia sociale è l’imperativo categorico di un Paese civile – prosegue ancora la nota- . Ma qui di civile non è rimasto proprio nulla. […] Qualcuno spieghi al Presidente del Consiglio il significato dei sacrifici che il Carabiniere pone in essere per garantire la giustizia sociale ed i diritti del cittadino».
Insomma, pagella negativa per il Governo Berlusconi. Confermata anche il 20 ottobre da una delibera del Cocer Difesa, approvata con 20 voti favorevoli e un solo contrario, che si unisce alle proteste dei Carabinieri definendo «fallimentare la gestione del sistema di difesa del paese da parte del gabinetto dell’onorevole La Russa e di riflesso del governo Berlusconi, auspicandone la caduta. Infatti solo in tal modo si potrà evitare il consolidarsi di ulteriori provvedimenti punitivi che aggiunti a quelli già approvati e già giudicati irresponsabili dal personale militare determinerebbero nei fatti la morte della peculiarità e della specificità della condizione militare, nonché dei diritti rappresentativi conquistati con sacrificio negli ultimi anni».


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