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Diritto di critica | October 20, 2019

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Il lungo pellegrinaggio di Mondrian verso l'arte assoluta - Diritto di critica

Il lungo pellegrinaggio di Mondrian verso l’arte assoluta

Li guardi diversamente, gli alberi, dopo esserti immerso in quel lungo pellegrinaggio verso l’arte assoluta testimoniato dalle opere di Piet Mondrian (Amersfoort, 7 marzo 1872 –New York, 1 febbraio 1944). La verticale dei tronchi rappresenta lo slancio dello Spirito, mentre i rami sono destinati a trasformarsi nelle rette orizzontali , le quali, intersecandosi  appunto con le verticali, trasformano quegli alberi nel simbolo cristiano della Croce, prima che questa si mimetizzi a sua volta nelle griglie nere che separano, nella pittura ormai astratta, i campi dei colori primari della sua pittura.

Il merito della grande mostra romana curata da Benno Tempel ed inaugurata l’8 ottobre scorso, ed il suo alto valore didattico, sono infatti dovuti, oltre che – ovviamente – al valore inestimabile delle opere esposte, al loro documentarci tutto il cammino del pittore olandese dal realismo di sapore fiammingo via via procedendo attraverso il simbolismo, il luminismo, il cubismo, fino a giungere all’approdo dell’astrattismo, anche attraverso gli influssi e le consonanze con altri pittori contemporanei che lo ispirarono o a lui affini.

E’ una mostra con tanto di colonna sonora jazz  ed in particolare boogie-woogie, dato che il pittore Mondrian, come prima di lui il poeta Baudelaire, aspirava alla fusione di tutte le arti.

 Il padre di Piet, insegnante, apparteneva alla Chiesa olandese riformata, e a Winterswijk diverrà preside della scuola elementare cristiana frequentata dai suoi cinque figli. Il giovane  Mondrian viene iniziato alla pittura dallo zio Frits e all’età di quattordici anni decide di consacrarsi all’ arte, conseguendo nel 1889 l’abilitazione all’insegnamento del disegno nella scuola elementare ed entrando all’Accademia Reale di Belle Arti di Amsterdam, città nella quale si trasferirà, prendendo alloggio nel 1895 in una soffitta con vista sul Rijskmuseum, dove , per vivere, esegue copie dei dipinti esposti. Due anni dopo si stabilisce nel centro della città, dove prende invece l’abitudine impressionista di recarsi nei luoghi che dipinge, en plein air.

A trentadue anni, nel 1904, l’inizio di un travaglio interiore lo allontana da Amsterdam e lo fa trasferire provvisoriamente nella provincia del Brabante, a Uden. Quindi trae ispirazione dai boschi, le brughiere e i campi agricoli della frazione di Oele, presso Osnabruck e diventa finalmente un paesaggista di successo. Ma la celebrità non interrompe il suo lavorìo psicologico, che subisce una svolta definitiva nel marzo 1908, quando assiste alle conferenze di teosofia di Rudolf Steiner.

 A maggio, in un’esposizione ad Amsterdam della società di San Luca dedicata al neoimpressionista Jan Toorop, espone quattro paesaggi serali, che  fanno denominare luminismo la sua pittura e quella di Jan Sluijters. I due pittori sono i protagonisti, con Kees Spoor, della grande esposizione dello Stedelijk Museum, la cui apertura, il 6 gennaio 1909, precede di due giorni la morte della madre di Mondrian, figura rimasta ai margini della sua vita e della sua opera e i cui funerali il figlio diserterà.

In questo anno, a Domburg, in Zelanda, Mondrian comincia la sua ricerca simbolista, che lo porta ad una stilizzazione dei soggetti ritratti, caratterizzati dall’impiego di colori squillanti, spesso accostati seguendo la tecnica luminista e post impressionista tipica dei divisionisti fauve.

Questa tecnica favorisce il suo avvicinamento al cubismo di Picasso e Braque, nel corso del suo soggiorno a Parigi dal 1911 al ‘14. Caratteristiche della sua pittura in senso stretto saranno la progressiva riduzione delle linee diagonali o curve, a vantaggio delle rette perpendicolari, e l’articolazione spaziale affidata esclusivamente ai piani di colore.

Di nuovo in Olanda allo scoppio della prima guerra mondiale e fino al 1919, comincia a procedere decisamente verso l’arte, che per essere perfetta, come recita appunto il titolo dell’esposizione romana, deve essere assoluta e astratta, fondata sull’estrema semplificazione delle linee nere e dei riquadri, riempiti  dal non colore grigio o dalla somma nel bianco di tutti i colori, ormai ridotti all’impiego di quelli primari: giallo, blu, rosso. E’ così che Mondrian approda al neoplasticismo, teorizzato in uno scritto del 1920, successivo alla fondazione della rivista De Stijl, adottando appunto quel caratteristico stile che lo ha reso celebre e che non abbandonerà più fino alla morte, che lo coglierà nel 1944 a New York, città nella quale, dopo due anni di soggiorno a Londra, si era stabilito durante la seconda guerra mondiale.

MONDRIAN L’armonia perfetta

Roma, Complesso del Vittoriano, via San Pietro in Carcere

Dal lunedì al giovedì: 9,30-19,30. Venerdì e sabato: 9,30 23,30. Domenica: 9,30-20,30 (ingresso fino ad un’ora prima della chiusura)

Ingresso intero: 12 euro. Ridotto: 8,50 euro

Info: 066780664; museo.vittoriano@tiscali.it

Comments

  1. Renzo Marrucci

    No ! gli alberi si guardano sempre in modo interessante per la loror enorme qualità naturale ovviamente… quì è il concetto di spazio che emerge davvero come rivelante riflessione pittorica di portata teorica generale…