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Diritto di critica | July 16, 2019

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Quelle domande ancora aperte sulla morte di Gheddafi - Diritto di critica

Quelle domande ancora aperte sulla morte di Gheddafi

Scritto per noi da Virgilio Bartolucci

Gheddafi è morto. Il video dei suoi ultimi drammatici minuti fa il giro del mondo, mentre gli interrogativi sulla sua fine crescono e affiorano uno dopo l’altro.

Su tutti il più macroscopico ruota attorno a una domanda apparentemente semplice: perché un leader della sua portata, al potere da 42 anni, al centro di stragi e complotti internazionali di cui ancora non si conoscono tutti i risvolti, è stato giustiziato su due piedi? Ucciso immediatamente, come ci fosse fretta di tappargli la bocca per sempre ed evitare scomode verità. Il sospetto c’è, inutile dire il contrario.

Perché le forze dell’Alleanza, francesi e americani, hanno rivendicato di aver bombardato il convoglio di pick-up su cui viaggiava il rais, se, come è dimostrato, lo stesso convoglio non costituiva alcuna minaccia. Le ferite di Gheddafi non sembrano mortali, il colonnello viene ucciso, sembra, da un ventenne (una nuova versione lo vedrebbe invece vittima di “fuoco amico”). Che truppe erano quelle nelle cui mani è finito Gheddafi? Rispondevano al Cnt – il Consiglio nazionale di transizione libico – o agivano in proprio, magari in nome di una delle tante tribù che formano la Libia?

Se, come sembra, era armato, perché Gheddafi non ha iniziato a sparare ai suoi nemici, decidendo di morire gloriosamente con le armi in pugno, come più volte promesso, invece di finire massacrato a Sirte? Sperava che per lui si aprisse un processo? Sperava di avere la possibilità di raccontare, o di far trapelare i tanti misteri a sua conoscenza, sferrando un ultimo attacco all’occidente, offrendo uno spaccato differente su come si sono svolte molte vicende internazionali? O magari sono stati gli stessi capi ribelli a temere che il rais svelasse particolari poco edificanti del loro passato, sporcandone la reputazione mentre si apprestano ad assumere il potere? Non lo sapremo mai e potrebbe trattarsi solo di dietrologia.

In realtà la fine di Gheddafi potrebbe essere stata solo l’ultimo gesto, mal calcolato, di un uomo che ha avuto semplicemente paura di morire. Eppure, la decisione di consegnarsi al nemico colpisce. La sensazione che la sua fine fosse già decisa rimane ed anzi, viene acuita dall’immagine in cui Hillary Clinton osserva da un telefonino la barbara uccisione del colonnello libico. Il Segretario di Stato americano esclama solo un cinematografico “wow!”.

Quello che Gheddafi è stato per il suo Paese e cosa davvero ha rappresentato questa strana sollevazione popolare, potremmo comprenderlo meglio solo tra qualche tempo.

Prima bisognerà capire che tipo di Libia uscirà da questa rivoluzione. Un cambio di potere reso possibile dall’appoggio di un occidente, che – tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia – col colonnello aveva alcuni conti da regolare e, come è probabile, non tutti di pubblico dominio.