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Diritto di critica | April 24, 2019

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Il futuro della Spagna passa dai Paesi Baschi - Diritto di critica

Il futuro della Spagna passa dai Paesi Baschi


Dopo cinquant’anni di sangue e oltre ottocento vittime in tutta la Spagna, l’Eta apre al dialogo con Madrid e dice basta alla violenza. Questo il sunto di un comunicato apparso sul quotidiano basco “Gara” e diffuso poi in rete dai capi dell’organizzazione: «Si sta aprendo un nuovo corso politico, caratterizzato dal dialogo e dall’accordo…questo è il desiderio della maggioranza dei cittadini baschi. Il cammino non sarà facile, ma è tempo di guardare al futuro con speranza e di agire con responsabilità. Per questo, l’Eta ha deciso la fine dell’azione armata. E invita il governo spagnolo e quello francese ad aprire un processo di dialogo».

In vista delle elezioni del 20 novembre e in piena crisi economica, la Spagna si interroga ora sul futuro dei Paesi Baschi, su come gestire la fase che appare come quella del “dopo-terrorismo” e che si regge su un equilibrio già altre volte messo in pericolo.

Nel 1998, dopo le stragi degli anni Settanta e Ottanta, era stata annunciata la prima tregua a tempo indeterminato, annullata nel 1999 da una serie di omicidi mirati, specialmente contro politici e poliziotti della “Guardia Civil”. A gennaio del nuovo millennio ritorna all’attività armata uccidendo il colonnello Pedro Antonio Blanco. Nel 2006, poi, un altro stop alle ostilità; ma dopo soli 9 mesi esplode un furgone-bomba all’aeroporto di Madrid, causando due morti e 19 feriti.

Di fatto l’Eta (che chiede il riconoscimento di Euskal Herria, un territorio che comprende le provincie di Vitoria, Bilbao e San Sebastian, la regione della Navarra ed i Paesi baschi francesi) non compie attentati dall’agosto del 2009.

Cosa è cambiato? Tra i detenuti poco: molti di loro hanno aderito all’accordo di Gernika promosso per una “strana” commissione internazionale manovrata probabilmente da persone che hanno assunto una posizione a favore della banda armata e del suo braccio politico. Il tema dei detenuti di ETA è molto spinoso, in nessun modo si sono allontanati dalle direttive che il Comité Ejecutivo distribuisce tramite alcuni canali diretti e indiretti. Alla fine di settembre, però, il 90% dei detenuti baschi che si trovano nelle carceri spagnole e francesi (circa 700 in totale), secondo il quotidiano “El País”, ha accettato la rinuncia agli attentati come mezzo di lotta indipendentista. E due giorni fa migliaia di persone hanno sfilato a Bilbao per manifestare il loro appoggio al processo di risoluzione del conflitto.

Ora la palla passa nelle mani della politica, con le elezioni governative alle porte e il dibattito tra i due candidati alla presidenza: il socialista Rubalcaba, braccio destro di Zapatero che al ministero dell’Interno ha svolto un grande lavoro nell’ambito dell’antiterrorismo, e il popolare Rajoy, probabile futuro capo del governo spagnolo.

Entrambi si sono detti sollevati dalla decisione dell’Eta: «Siamo liberi di non avere più paura – ha dichiarato Rubalcaba – e la democrazia in quei luoghi l’abbiamo costruita già cinquant’anni fa».

Rajoy prosegue in linea con il suo avversario affermando che «anche se gli spagnoli potranno essere tranquilli solo con un completo smantellamento dell’Eta, questo è un grande momento, il comunicato è arrivato senza nessun tipo di concessione politica». Di diverso avviso, però, le correnti interne del suo partito e alcuni organi di stampa, che ritengono che il governo del Psoe abbia fatto delle concessioni all’Eta.

I due candidati nei mesi scorsi si sono comunque scontrati spesso sulla linea da seguire nell’affrontare la questione “Paesi Baschi”.

Secondo i sondaggi, il partito popolare è il favorito alle elezioni; Rajoy avrà quindi un bel daffare nel costruire un compromesso e trattare con i terroristi, tenendo conto anche dello stretto legame politico con i popolari di Bilbao.

La fine della lotta armata, secondo gli economisti interpellati dal “País”, porterà per i Paesi Baschi indubbi vantaggi dal punto di vista economico e delle imprese. Già fucina di aziende a dimensione globale, questa regione potrà attrarre investimenti sia nell’ambito turistico, commerciale, che nelle infrastrutture: dopo i vari boicottaggi violenti alla linea ferroviaria veloce che passa per il nord, ora la popolazione potrà decidere democraticamente cosa fare.

Ma, dato ancora più importante, sparirà l’estorsione che i terroristi facevano subire a decine di aziende e piccole attività, estorsione che in quarant’anni ha fruttato circa 120 milioni di euro. E potranno rientrare a Bilbao numerosi talenti, fuggiti dalle minacce e dai sequestri perpetrati dall’Eta.