L’Europa Francotedesca e l’Italia sbertucciata
Scritto per noi da Francesco Di Majo
“Tutto nasce da un insolito spirito patriottico di esigenza di rispetto della nostra nazione”. Una frase del genere, vent’anni fa, sarebbe stata tacciata di essere una visione fascista, o almeno destroide, perché ci sono le parole nazione e patriottico. Ma siamo in altri tempi, siamo (forse alla fine) del ventennio berlusconiano. Ebbene si, perché in Italia si va sempre avanti a cicli politici che durano più o meno vent’anni. Sempre.
E il ventennio del Presidente-Imprenditore ci sta lasciando anche una imbarazzante casacca grottesca nei luoghi della (forse) sovranità europea. Dove noi eravamo, fino a qualche lustro fa, non una delle “stelline” fondatrici, bensì una nazione importante e donatrice di intelligenze ed esperienza a servizio della tanto agognata Europa unica.
Ma l’italiano, per sua indole, non vuole essere sbeffeggiato (così come è successo ieri ad opera di Sarkozy e Merkel al solo aver sentito il nome del Cavaliere), bensì essere, al limite, un bonario burlone: colui il quale può anche far ridere, ma non senza far pensare e ragionare l’interlocutore. Il “burlone” non vuole essere messo a tacere, ma parlare e mostrare la sua genialità. Non vuole comandare, quanto non essere comandato. Ma così, da qualche tempo, non è.
Il risultato è che, ad oggi, la Germania e la Francia, regolano l’operato dell’Unione, in ogni suo ambito, sia economico, sia per quel poco di politico che esiste a Bruxelles e Strasburgo. Francia e Germania, in questi anni, hanno creato il cosiddetto “direttorio” fatto da due paesi, che decide, senza colpo ferire, dettando la linea dell’intero consesso degli Stati membri.
La stranezza, al di là della comprensibile misera figura che sta facendo la nostra politica, che come “front office” ha quello stesso Berlusconi che fa le corna nelle foto, si lamenta con Obama dello spauracchio rosso dei magistrati e lascia aspettare la Merkel perché, con ogni probabilità, era al telefono con Lavitola, deve farci comunque pensare a cose più serie, che vanno oltre l’oggettiva predisposizione del nostro Premier ad essere il Gian Burrasca dei vertici europei.
Si parla tanto di pareggio del bilancio, di paletti, di ultimatum inferti letteralmente agli stati sovrani, dal direttorio degli stati membri. Ma la Francia e la Germania cosa farebbero se fossero in situazione simile a quella dell’Italia?
Non dobbiamo mai dimenticare che la Germania ha un debito pubblico molto più alto del nostro e si salva solo per l’alto prodotto interno lordo che abbassa il rapporto fatale che determina il deficit di uno Stato. Ma la crisi finanziaria potrebbe colpire anche loro, ed allora i conti pubblici dei singoli lander sarebbero molto più pesanti di qualsiasi altro debito pubblico di un altro paese. Cosa farebbe la Merkel, si farebbe imporre ultimatum dall’Italia o dal Belgio? Con ogni probabilità manderebbero, i tedeschi, tutto a carte quarantotto, senza pensare neanche un momento all’ideale dell’Unione europea. La storia ce lo insegna, sin dal ‘500, che i tedeschi non hanno a cuore l’unità, ma antepongono, secondo lo spirito della presunta superiorità dei popoli tedeschi, la sopravvivenza del proprio Stato all’unità di una tanto sognata, Europa.
Non dobbiamo dimenticare neanche che la Francia, forte del suo Stato (invidiabile e senza dubbio migliore del nostro) ha prestato i tanto vituperati “aiuti di Stato”, a noi negati per salvare migliaia di lavoratori, per salvare molte delle sue aziende pubbliche, a iniziare dall’Air France, per continuare con la Edf, passando anche per l’ottimo sistema delle Poste d’oltralpe. Escamotage giuridici semplici, e loro hanno potuto fare quello che a noi è stato malamente negato. Cosa farebbe la Francia se dovesse applicare delle misure straordinarie per scongiurare il default della grandeur, sempre in agguato sulla trincea dell’acquisto in essere dei debiti pubblici di altri stati un po’ più in ambasce? Di certo non accetterebbe gli ultimatum di Spagna e Irlanda. Piuttosto ricostituirebbero un governo di Salute Pubblica, per non perdere alcuna A, data delle società di rating estere.
E noi, il Paese che è sempre stato il più saggio e il meno “guerrafondaio” del Vecchio Continente, cosa sta facendo? Nulla, il nulla che avanza. Da mesi i due paesi “bulli”, che impongono tutto agli altri, stanno chiedendo cosa abbiamo in cantiere per fare fronte alla crisi economica e noi rimandiamo, bloccati dal teatrino di una stanca e noiosa politica, fatta di annunci infiniti e di infinite lotte intestine al micromondo delle Assemblee elettive. Tanto che fra qualche giorno sarà presentato un decreto sviluppo, nella migliore delle ipotesi, spacchettabile e spalmato in vari interventi singoli, con tanto di misure una tantum, come il concordato fiscale, che non sarà accettato come riforma strutturale, poiché di casa per una volta sola e non nel tempo.
Francia e Germania fanno quel che vogliono, dicono ed impongono il loro punto di vista, scelgono, come nel caso di Draghi, chi degli italiani è degno di poter avere un ruolo importante come il presidente della Bce, mentre gli altri italiani (i non degni) sono ormai sopportati, tollerati e non ascoltati, sbeffeggiati e non più bonarimente burloni e intattentori, oltre che intelligenti e, all’occorrenza, geniali.
Non dimentichiamo mai che se c’è qualcuno che fa il “duro”, c’è sicuramente qualcuno che te lo fa fare. Così come se c’è una Francia o una Germania che detta le regole del gioco europeo, c’è chi, come l’Italia, non sa proporre regole nuove, magari geniali e risolutive. O meglio, gli italiani che sono, in teoria, rappresentativi di tutta la nazione in Europa, in questo momento storico non sono neanche degni di portare un piatto di spaghetti a Bruxelles.
-
Emanuele
-
Fdimajo
-
Emanuele
-
Sisto Zanier


