Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | October 16, 2019

Scroll to top

Top

Un altro pentito accusa: "Schifani nelle mani della mafia" - Diritto di critica

Un altro pentito accusa: “Schifani nelle mani della mafia”

Scritto per noi da Enrico Ruffino

La parola dei pentiti di mafia continua a creare imbarazzi tra i vertici dello Stato. Renato Schifani, presidente del Senato, dopo le accuse dell’ex presidente del consiglio comunale di Villabate e favoreggiatore della latitanza di Provenzano, Francesco Campanella e il pentito che sta riscrivendo la storia delle stragi, Gaspare Spatuzza, è nuovamente chiamato in causa dall’ex boss di Ficarazzi, Francesco Lo

Verso. Il pentito ha deposto ieri nell’aula bunker del carcere palermitano “Ucciardone” nell’ambito del processo che vede imputati il generale Mori e il colonnello Obinu per favoreggiamento mafioso (l’accusa sostiene che Mori e Obinu abbiano favorito Provenzano nella sua latitanza).

Le accuse al mondo della politica. “Nicola Mandalà (figlio di Nino, boss ergastolano) mi disse che avevamo nelle mani Renato Schifani, Marcello Dell’Utri, Totò Cuffaro e Saverio Romano e – aggiunge – mi disse di stare tranquillo, perché eravamo coperti sia a livello nazionale che a livello locale. A livello nazionale con Schifani, che era collega amico e socio di suo padre. A livello locale con Cuffaro e Romano”, spiega agli inquirenti Lo Verso. Oltre al presidente del Senato, ritenuto possibile premier di un eventuale governo tecnico, il pentito accusa anche l’ex presidente della regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, già condannato a 7 anni di reclusione in via definitiva per favoreggiamento mafioso, il senatore Marcello Dell’Utri, condannato in appello a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e il ministro dell’Aricoltura, Saverio Romano, imputato, sempre per concorso esterno in associazione mafiosa.

Gli strani intrecci tra mafia e Stato. Oltre alle accuse nei confronti di alcuni esponenti politici, Lo Verso ha dato il suo punto vista sulla stagione stragista, avallando le tesi esposte da Gaspare Spatuzza e aggiungendo qualche particolare in più: “Provenzano mi disse di non aver paura perché lui era protetto da un alto esponente dell’Arma e aggiunse che la verità sulle stragi la conoscevano in cinque: lui, Riina, Andreotti, Lima e Ciancimino, che Dell’Utri aveva contattato i suoi uomini, che Lima non avrebbe sopportato la conoscenza della verità e per questo è stato assassinato”. Secondo il collaboratore di giustizia, inoltre, Dell’Utri avrebbe preso il posto di Lima e lui stesso si sarebbe interessato a far confluire “diversi voti nella personalità di Dell’Utri”.

Provenzano la colomba, Riina il falco. Altro particolare espresso dal pentito è stato il ruolo di Provenzano nelle stragi. Secondo il pentito, il padrino di Corleone non era d’accordo sulla strategia stragista e riferisce che Provenzano avrebbe detto “le stragi sono la rovina” ma di essere nell’impossibilità di mettersi contro “il suo compaesano (Riina – ndr)” e di essere in grado di dire che “lo Stato sa chi ha fatto le stragi”.

Schifani querela, Dell’Utri se la ride. Le reazioni alle parole del pentito di mafia sono state fulminee. Il presidente del Senato ha espresso la volontà di querelare il collaboratore di giustizia. “Le dichiarazioni di Stefano Lo Verso, presunto vivandiere di Provenzano, costituiscono l’ennesimo e calunnioso tentativo di coinvolgere il senatore in vicende politico-mafiose autorevolmente escluse anche dalla recente sentenza emessa dalla Corte di Appello di Palermo”, sostengono gli avvocati Giuseppe Di Peri e Pietro Federico, i quali sono convinti che “l’ulteriore affermazione di Lo Verso secondo cui uomini del centro-destra, tra cui Dell’Utri, sarebbero stati ‘nelle mani’ di boss mafiosi, contrasta in maniera stridente e oggettiva con tutta la legislazione antimafia, compreso l’inasprimento del 41 bis e l’irrigidimento delle misure di prevenzione che ha caratterizzato tutti i governi Berlusconi”. Il ministro dell’Agricoltura Romano, invece, si era già espresso in merito definendo le affermazioni del pentito “ragli d’asino”, mentre per Dell’Ultri “le parole di Lo Verso non meritano altro che una risata”.

Comments

  1. Liberiamocidi berlusconi

    cosa c’è di nuovo? Schifani fu l’avvocato di Provenzano, e sapeva benissimo chi era. Che poi dica che non sapeva chi fosse e che non abbia più avuto contatti fa solo ridere. Dalla mafia ne esci solo (forse) da pentito o (sicuramente) con i piedi in avanti e il cappotto di legno.