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Diritto di critica | October 14, 2019

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Così muore il parco dei Lucretili, tra silenzio e cemento - Diritto di critica

Così muore il parco dei Lucretili, tra silenzio e cemento

Da anni si accendono duri dibattiti sulla realtà del Parco regionale dei Monti Lucretili, l’area naturale protetta della regione Lazio sotto l’attuale direzione dell’Ing. Luciana Distaso. Il parco è stato sempre messo in discussione sia da parte di qualche politico locale che da alcuni cittadini che vogliono mettere le sue mani sul territorio. Per qualcuno il parco è solo un impedimento.

Secondo altri, è una grande risorsa ma non è mai stato in grado di svilupparsi e di valorizzare il territorio. Non si capisce perché nell’area naturale, non vengano infatti valorizzate le tradizioni, il paesaggio e un turismo sostenibile. I cittadini che ne fanno parte non lo sentono loro, non ci sono progetti che sviluppino veramente uno splendido territorio . “Ogni anno – spiega Gaetano Benedetto, presidente del Parco nazionale del Circeo – i parchi costano 320 milioni di euro per stipendi, affitti e oneri vari. Ma ai paesi non giova nulla. Una grande ricchezza non sfruttata”.

Provocatoriamente, a chiedere lo scioglimento dell’ente sono stati proprio i 13 comuni che ne fanno parte: Licenza, Marcellina, Monteflavio, Montorio Romano, Moricone. Orvinio, Palombara Sabina, Percile, Poggio Moiano, Roccagiovine, San Polo dei Cavalieri, Scandriglia, Vicovaro. I tredici paesi tra Roma e Rieti, il 4 ottobre, inviavano una lettera provocatoria alla Regione Lazio, in cui si chiedeva la soppressione del Parco, data l’assenza di risorse economiche, gestione politica, e mancanza di segnali di rilancio delle attività del Parco. “La lettera inviata alla presidente Polverini e all’assessore Mattei dall’assemblea dei sindaci del Parco dei Monti Lucretili, nella quale si chiede l’abrogazione della legge istitutiva del parco, vista la totale mancanza di fondi e risorse, è una legittima provocazione che mostra però con evidenza il grave disagio cui sono sottoposte le comunità locali, dalla incapacità della Regione di mettere in campo risorse e piani per le aree protette” dichiara Filiberto Zaratti, Consigliere di Sinistra ecologia e libertà alla Regione Lazio. Per ora, non c’è alcun segnale da parte della Polverini e della sua giunta. Continua un silenzio che mostra le fragilità di una Regione che lavora e prende decisioni, in disparte dai cittadini, diretti interessati.

Il Parco regionale dei Monti Lucretili cerca di barcamenarsi senza alcun progetto e senza alcuna rivalutazione del territorio per mancanza di fondi. Solamente il Parco può far sviluppare l’area e frenare la smania dell’uomo di distruggere tutto. Nonostante il Parco, l’abusivismo abbonda e incuranti del danno, si continua a cementificare anche illegalmente. Da circa 10 anni il servizio Guardiaparco cerca di contrastare gli abusi edilizi all’interno dell’area protetta. Ora, in giro per il parco, non c’è più nessuno che controlli. I cittadini pensano che i tagli non siano dovuti alla crisi ma siano stati fatti apposta per cementificare. O meglio, lasciar fare abusi edilizi per poi condonare. “Quello dell’abusivismo edilizio – si legge nel sito del parco – è uno dei più noti e dannosi fenomeni che stanno martoriando il territorio italiano. Nelle aree protette, forse, il perpetrarsi di tali reati appare ancora più grave. Proprio dove la conservazione dovrebbe essere la regola generale, vengono realizzate opere che pian piane sottraggono habitat vitali per tante specie animali e vegetali, peraltro protette da norme di carattere europeo, che nei parchi dovrebbero avere la possibilità di vivere indisturbate”.

Lo smantellamento porterebbe alla corsa frenetica del cemento e all’applicazione del “Piano Casa” della Polverini. Che a sua volta attirerebbe i palazzinari d’Italia a cementificare l’intero territorio nei paesi dove ci sono più case che abitanti.
C’è – ed è evidente – una sempre crescente difficoltà degli enti parco a gestire l’ordinario. E ci sono sempre meno soldi a disposizione. Qualche cittadino inizia a farsi qualche domanda sul perché la Regione Lazio spinge alla chiusura del Parco: Piano Casa a parte, i Lucretili non vogliono diventare una Malagrotta bis.