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Diritto di critica | April 6, 2020

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Genova e Cinque Terre, un disastro che (non) si poteva evitare - Diritto di critica

Genova e Cinque Terre, un disastro che (non) si poteva evitare

A parte i 500 milioni di euro spariti dall’ultima Finanziaria per la prevenzione del rischio idrogeologico, quella dell’Italia è una situazione da “morte annunciata”. Sul sito della Protezione Civile nazionale e di Legambiente, ad esempio, è possibile leggere decine di report annuali sul rischio frane, alluvioni e esondazioni nelle zone più esposte del nostro Paese. Così come uno studio aveva evidenziato tutti gli edifici a rischio dell’Aquila, in caso di terremoto.

Si tratta di fotografie chiare e razionali della situazione del rischio in Italia. In Liguria, ad esempio, il 98% dei comuni è catalogato “a rischio idrogeologico”, stessa percentuale per una regione come il Lazio, in Piemonte,  invece, “si scende” all’87%. E le amministrazioni comunali cosa fanno? Poco. In molti casi niente. E non per mancanza di buona volontà ma di fondi. O si attende il disastro, oppure stanziare le risorse – che andrebbero quindi nel bilancio ordinario e non emergenzialenecessarie a delocalizzare popolazioni, industrie e quartieri siti in zone potenzialmente a rischio, è praticamente impossibile: non ci sono soldi. Dopo l’eliminazione di tasse come l’Ici e a seguito dei tagli che hanno colpito gli Enti locali, i comuni hanno sempre meno risorse per far fronte a situazioni di potenziale pericolo. E se prima operazioni di questo genere erano rare, adesso sono quasi del tutto inesistenti.

Sul totale dei comuni italiani, infatti, Legambiente fa sapere che solo il 6% ha delocalizzato abitazioni di cittadini in zone a rischio mentre il 3% ha trasferito impianti industriali. Va meglio, invece, sul fronte delle opere e della messa in sicurezza: la percentuale sale al 69 per cento. Provvedimenti, però, che possono migliorare una situazione, non certo assicurare una copertura assoluta dai rischi.

Secondo Legambiente, inoltre, sarebbero almeno 43 i miliardi necessari a mettere in sicurezza il territorio italiano (27 al Centro-Nord, 13 al Sud, 3 per gli interventi di recupero delle coste). Una cifra che dà la tara del baratro di immobilismo in cui da anni è caduto il nostro Paese.

Finché i comuni e gli Enti locali continueranno ad essere vittime predestinate dei tagli in Finanziaria, la situazione difficilmente potrà cambiare. Senza soldi, i sindaci potranno al massimo chiudere le scuole in caso di potenziale rischio di piena. Ma da qui a mettere in sicurezza zone in cui si è costruito dove non si poteva, ce ne passa. In attesa del prossimo disastro.