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Diritto di critica | August 13, 2020

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"Non siamo numeri", il viaggio di 15 persone nel deserto - Diritto di critica

“Non siamo numeri”, il viaggio di 15 persone nel deserto

Scritto per noi da Francesco Mandolini

La sabbia tra i denti, il volto segnato dalla paura di non farcela e la voglia di crederci anche perché non si hanno alternative. Quindici interviste alternate dal malinconico saxofono blues di Alfio Antico in “Sax dopo la tempesta”.

Questo è “Non siamo numeri”, il video reportage sui migranti realizzato ad Agadez, Niger, da Max De Martino per la onlus Bambini Nel Deserto. Il video, della durata complessiva di 11 minuti, è stato registrato nello scorso maggio durante la fase più calda della guerra in Libia. Unico nel suo genere e nato quasi per caso, “Non siamo numeri” va a cercare i suoi protagonisti nel ghetto di Agadez, non senza difficoltà. Infatti, a causa di una paura e diffidenza diffusa, non è stato affatto semplice trovare i contatti giusti per arrivare ad intervistare i migranti che vi appaiono.

La città di Agadez si trova nel mezzo di due grandi linee migratorie africane: la prima è quella di coloro che vanno verso l’Europa in cerca di un lavoro.La seconda è quella di chi, per via della stessa identica motivazione, si ferma in Libia subito prima dell’ultimo tratto del viaggio, quello nel Mediterraneo. Questa seconda categoria può apparire strana a chi vive in Europa, ma in Libia la vita costa (almeno fino a prima della guerra) ancora meno che in altre parti del nord Africa e, contestualmente, i salari sono più alti. Quindi invece di imbarcarsi (letteralmente) in viaggi durante i quali la percentuale di mortalità è spaventosa (circa il 15% secondo Amnesty International), molti padri di famiglia per mantenere i propri figli preferiscono rischiare meno e trovare un qualche lavoro umile. Dopo il conflitto, la presenza di subsahariani in Libia non è ancora definita.

La difficoltà nell’intervistare questi migranti sta nella paura e diffidenza che loro hanno. Infatti solitamente i soldati a guardia di Gheddafi non erano libici, ma mercenari di colore. Da qui il timore, da parte dei migranti di pelle scura, di essere presi per tali dall’esercito dei ribelli. Il rischio è quello di venire giustiziati. Durante il conflitto, la Libia, da terra promessa, si era improvvisamente trasformata in terra dalla quale fuggire.

“L’idea di fondo di Non siamo numeri parte dalla terribile percentuale di mortalità durante le migrazioni: 15%, 15 interviste. Stando a queste cifre almeno 2 dei miei intervistati non dovrebbero farcela” dice Max De Martino, autore del video. “Se ci fermiamo a pensare alla cosa si tratta di una percentuale terribilmente alta. Quante volte sentiamo dai telegiornali che un barcone affonda e muoiono 40, 50 o 100 persone? Io quelle persone le ho volute immortalare per far vedere che non si tratta di numeri, di percentuali, ma di facce, di storie, di vite”.

Il progetto originale per il Niger, da cui è scaturito poi “Non siamo numeri”, riguardava corsi di fotografia per gli autoctoni. La spedizione che ha dato vita al corso è stata messa in piedi senza alcun finanziamento pubblico ma con l’aiuto di De Martino e di privati. “Questo è indicativo dello stato attuale delle cose in Italia, dove si fa fatica ad ottenere aiuti dallo Stato, ma nel piccolo si trova ancora molta solidarietà e molta, moltissima brava gente disposta a metterci del proprio”, ha dichiarato l’autore del video.

Al momento il video reportage di “Non siamo numeri” è reperibile sia in rete che in tutte le sedi nazionali di Bambini Nel Deserto, dove viene mostrato durante gli incontri pubblici per far capire in che situazioni sociali l’organizzazione va ad operare.

Non siamo numeri – Un film di Max De Martino from max de martino on Vimeo.