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Diritto di critica | November 21, 2019

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La sinistra e il patto col diavolo sulla legge di Stabilità - Diritto di critica

La sinistra e il patto col diavolo sulla legge di Stabilità

L’ANALISI – Il punto interrogativo adesso è a sinistra. Che l’esperienza del governo guidato da Silvio Berlusconi sia ormai giunta a un termine, infatti, è giudizio condiviso da molti (ma non da tutti). Certo, le dimissioni “a progetto” sono una tipicità tutta italiana, forse incomprensibile all’estero dove gli esempi sono la Spagna o la Grecia: i rispettivi capi del governo hanno fatto un “passo indietro” senza aspettare leggi, maxiemendamenti o scadenzari. In Italia tutto questo invece accade. Per due motivi: con difficoltà si riuscirebbe a varare un governo tecnico e la sinistra – data per vincente dai sondaggi sulle prossime elezioni – annaspa senza una linea comune. La legge di Stabilità, di contro, serve al Paese, come ha evidenziato ieri l’ennesima lettera dall’Europa: l’Italia ha varato in estate due finanziarie ormai bruciate dalle conseguenze dello spread.

E proprio sul Patto di Stabilità riuscirà Bersani a ricompattare i suoi in una linea comune? A giudicare dalle diverse componenti interne al Pd e soprattutto dalle future alleanze a cui si sta preparando la coalizione, muoversi con una voce unitaria non sarà semplice. Le manovre “lacrime e sangue”, se votate anche dal Pd, rischierebbero – di contro – di incrinarne il margine di vantaggio in caso di voto anticipato. Un’indecisione utile a un Silvio Berlusconi con poca voglia – la storia parla per lui – di ritirarsi a vita privata. “Ci riserviamo un esame rigoroso del contenuto dell’annunciato maxiemendamento alla legge di stabilità – ha fatto sapere il Segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani – per verificare le condizioni che ne permettano, anche in caso di una nostra contrarietà, una rapida approvazione”. Delle due l’una: il Pd scenderà a patti con il diavolo oppure non voterà il maxiemendamento. In entrambe le circostanze, la decisione potrebbe fare il gioco di Berlusconi in caso di elezioni: perdendo voti o rischiando di subire l’accusa di irresponsabilità nei confronti di quanto richiesto dall’Europa. L’occasione sarà comunque utile a dare la tara della coesione delle opposizioni.

C’è poi un secondo pesante interrogativo – e anche in questo caso i precedenti parlano da soli – e riguarda sempre la legge di Stabilità di prossima (?) votazione: basterà? Oppure l’Europa e la Banca Centrale chiederanno all’Italia di rimaneggiarla, modificarla, ridefinira? La seconda ipotesi non è peregrina, dato che il nostro è un Paese sotto osservazione ed è sufficiente una lettera per riscrivere priorità e provvedimenti in materia di politica economica. Chi – se questa seconda possibilità dovesse prendere corpo – si farebbe carico di una simile responsabilità? 

Sul filo del rasoio, dunque, Silvio Berlusconi ha ottenuto un rinvio del suo D-Day politico: se riuscisse ad arrivare alle elezioni di gennaio, il voto verrebbe deciso dall’attuale legge elettorale, una beffa per i cittadini. Ma in una giornata convulsa come quella di ieri, al premier va comunque riconosciuto un merito: tutto è stato deciso in Parlamento. Non nelle aule di Tribunale né nei teatrini mediatici. Chi di dovere, dunque, deponga le armi: a volte la politica basta a se stessa.

 

 

 

Comments

  1. Luigigallo

    Che vergogna! I super stipendi a tanti politici e politicanti ci hanno portato allo sfacelo, mandiamoli a casa,  senza pensione!!!! tanto sono tutti uguali! Possibile che in un Paese patria del diritto e luce del mondo ci abbiano ridotti cosi!!!!  Votiamo compatti per i giovani e Matteo Renzi in prioma persona!